Ruolo del preparatore fisico nella programmazione dell'allenamento e nella prevenzione degli errori

Il preparatore fisico non serve a far correre di più: serve a far sbagliare di meno

Il ruolo del preparatore fisico viene spesso associato alla quantità di lavoro svolto dagli atleti.

In realtà, il ruolo del preparatore fisico moderno va…

…ben oltre il semplice allenamento: consiste nel prendere decisioni corrette per migliorare rendimento, disponibilità e continuità della prestazione. Si tratta di una differenza sostanziale che ancora oggi viene spesso sottovalutata.

Molti continuano a valutare il lavoro di un preparatore fisico in base alla fatica prodotta durante gli allenamenti, ai chilometri percorsi o all’intensità delle sedute. Ma il vero valore professionale non risiede nella capacità di far lavorare di più gli atleti.

Risiede nella capacità di farli allenare meglio.

Il ruolo del preparatore fisico oltre gli allenamenti

Per anni la figura del preparatore è stata associata all’idea di colui che “fa correre” la squadra.

Una visione che appartiene a un’altra epoca.

Oggi il ruolo del preparatore fisico è molto più ampio e complesso. Significa programmare, osservare, valutare, adattare e prendere decisioni continue sulla base delle esigenze individuali e collettive.

Ogni atleta risponde in modo diverso agli stimoli allenanti.

Ogni stagione presenta problematiche differenti.

Ogni squadra vive momenti particolari che richiedono aggiustamenti costanti.

In questo contesto, la qualità delle decisioni diventa più importante della quantità del lavoro.

Il preparatore fisico moderno è chiamato a osservare, programmare e prendere decisioni, non soltanto a proporre esercitazioni.

Far stancare è semplice, allenare è un’altra cosa

Far terminare un allenamento con gli atleti esausti non è particolarmente difficile.

Molto più difficile è individuare il carico corretto, il momento giusto per aumentarlo e quello in cui, invece, è necessario ridurlo.

La preparazione fisica moderna non ricerca la fatica fine a sé stessa.

Ricerca l’adattamento.

L’obiettivo non è dimostrare quanto si è lavorato, ma ottenere miglioramenti reali senza compromettere la disponibilità degli atleti e la qualità della prestazione.

In altre parole, non vince chi allena di più.

Vince chi allena meglio.

Il ruolo del preparatore fisico nella prevenzione degli errori

Le stagioni sportive raramente vengono condizionate da un singolo allenamento sbagliato.

Molto più spesso vengono influenzate dall’accumulo di piccoli errori.

Un recupero insufficiente.

Un atleta che rientra troppo presto dopo un infortunio.

Una gestione inadeguata dei carichi.

Una lettura errata dello stato di forma.

Una programmazione che non tiene conto delle esigenze tecniche e tattiche della squadra.

Sono questi gli aspetti che, nel lungo periodo, possono fare la differenza tra una stagione positiva e una deludente.

Dati, tecnologia ed esperienza

Negli ultimi anni la tecnologia ha fornito strumenti sempre più sofisticati per monitorare il lavoro degli atleti.

GPS, accelerometri, sistemi di tracking, test e piattaforme di raccolta dati rappresentano oggi un importante supporto per chi opera nel settore.

Ma è importante ricordare una cosa.

I dati aiutano a prendere decisioni.

Non prendono decisioni.

L’esperienza, la capacità di leggere il contesto, comprendere gli atleti e collaborare con lo staff tecnico continuano a rappresentare competenze fondamentali.

La scienza fornisce strumenti.

La competenza permette di utilizzarli nel modo corretto.

I dati supportano le decisioni, ma non sostituiscono l’esperienza e la capacità di interpretare il contesto.

Quando il lavoro migliore passa inosservato

Esiste un paradosso nella preparazione fisica.

Quando il lavoro è svolto bene, spesso nessuno lo nota.

Gli atleti si allenano con continuità.

Gli infortuni diminuiscono.

La squadra mantiene livelli prestativi elevati.

Le prestazioni restano stabili durante la stagione.

Tutto sembra normale.

Eppure dietro questa apparente normalità si nasconde un lavoro quotidiano fatto di osservazione, programmazione, confronto e decisioni ponderate.

Quando una squadra mantiene continuità di rendimento durante la stagione, dietro le prestazioni c’è spesso un lavoro invisibile di programmazione e gestione.

Conclusioni

Comprendere il vero ruolo del preparatore fisico significa capire che la qualità del suo lavoro non si misura dai chilometri percorsi o dalla fatica accumulata dagli atleti.

Si misura nella capacità di prendere decisioni corrette, prevenire errori e creare le condizioni affinché ogni atleta possa esprimere il proprio potenziale nel momento opportuno.

In definitiva, il ruolo del preparatore fisico non si limita a programmare allenamenti, ma consiste nel guidare un processo complesso in cui ogni scelta può influenzare la prestazione individuale e il rendimento della squadra.

Perché, alla fine, il preparatore fisico non serve a far correre di più.

di Tiziano Megaro

Competenze del preparatore fisico durante una seduta di allenamento

La differenza non la fanno gli esercizi: la fanno le competenze

Il mondo della preparazione fisica è cambiato

Le competenze del preparatore fisico rappresentano oggi il vero elemento distintivo tra chi si limita a proporre esercizi e chi è realmente in grado di migliorare la prestazione, la salute e il benessere delle persone.

Il settore della preparazione fisica, dell’allenamento e dell’educazione motoria sta vivendo…

…una trasformazione profonda.

Oggi abbiamo accesso a una quantità enorme di informazioni. Bastano pochi secondi sui social network o sul web per trovare esercizi, metodologie, schede di allenamento e video dimostrativi di qualsiasi disciplina.

Questo rappresenta certamente un’opportunità.

Ma pone anche una domanda importante:

La risposta non si trova nell’esercizio.

La risposta si trova nelle competenze.

Formazione e aggiornamento continuo

Ogni professionista del settore dovrebbe possedere solide basi scientifiche.

La laurea, i corsi di formazione, i master e le certificazioni rappresentano strumenti fondamentali per costruire il proprio bagaglio culturale.

Le competenze del preparatore fisico non si costruiscono soltanto attraverso corsi e certificazioni, ma richiedono studio continuo e aggiornamento..

Le scienze dell’esercizio fisico evolvono continuamente.

Nuove ricerche, nuove evidenze scientifiche e nuove metodologie impongono un aggiornamento costante.

Studiare non dovrebbe essere un obbligo.

Dovrebbe essere una necessità professionale.

Chi smette di studiare inizia lentamente a perdere la capacità di comprendere i cambiamenti e di interpretare correttamente i bisogni delle persone che allena.

La fame di migliorarsi

Esiste però una qualità che nessun corso può insegnare.

La fame.

La voglia di conoscere.

La curiosità di capire il perché delle cose.

I migliori professionisti che ho incontrato nella mia carriera non erano necessariamente quelli con il curriculum più lungo.

Erano quelli che continuavano a fare domande.

Che osservavano.

Che studiavano.

Che cercavano continuamente di migliorare il proprio metodo di lavoro.

La differenza la fa la capacità di trasformare la conoscenza teorica in esperienza pratica.

Quello che ho imparato in oltre trent’anni di professione

In oltre trent’anni trascorsi tra scuola, preparazione fisica e sport di alto livello, ho avuto la fortuna di lavorare con atleti di età, categorie e discipline differenti.

Ho vissuto l’evoluzione della preparazione fisica passando da un’epoca in cui molte scelte erano affidate prevalentemente all’esperienza pratica ad una realtà in cui le evidenze scientifiche supportano sempre più le decisioni metodologiche.

Se c’è una lezione che ho imparato in questi anni è che nessun corso, nessun libro e nessuna esperienza isolata può considerarsi definitiva.

Ogni stagione mi ha insegnato qualcosa di nuovo.

Ogni atleta mi ha posto domande diverse.

Ogni gruppo ha richiesto soluzioni differenti.

Per questo continuo ancora oggi a studiare, confrontarmi e aggiornarmi.

Non perché sia obbligatorio, ma perché considero la formazione continua una responsabilità professionale verso le persone che mi affidano il proprio percorso di crescita.

l fascino degli esercizi spettacolari

Negli ultimi anni si è assistito a una crescente ricerca dell’esercizio scenografico.

Video spettacolari.

Attrezzi particolari.

Proposte che attirano l’attenzione e generano visualizzazioni.

Spesso però si rischia di confondere ciò che è appariscente con ciò che è realmente efficace.

Un esercizio non dovrebbe essere scelto perché è bello da vedere.

Dovrebbe essere scelto perché è utile.

Perché risponde a un preciso obiettivo.

Perché rispetta le caratteristiche dell’atleta o della persona che abbiamo di fronte.

Perché è inserito all’interno di una programmazione coerente.

Quando viene meno questa logica, il rischio di commettere errori aumenta notevolmente.

Copiare non significa saper allenare

Internet è una risorsa straordinaria.

Ogni giorno vengono condivisi migliaia di esercizi.

Ma salvare un video o riproporre un esercizio visto online non significa essere preparatori competenti.

La vera domanda non è:

La vera domanda è:

La preparazione fisica non è una raccolta di esercizi.

È un processo.

Un sistema organizzato.

Un percorso che richiede competenze metodologiche, fisiologiche, biomeccaniche e pedagogiche.

Un professionista deve sapere:

  • quando utilizzare un esercizio;
  • con quale intensità;
  • con quale volume;
  • con quale frequenza;
  • in quale fase della stagione;
  • con quale atleta;
  • per quale obiettivo.

Senza queste conoscenze anche il miglior esercizio può diventare inutile o addirittura dannoso.

Dietro ogni esercizio c’è una scelta

Molti giovani professionisti mi chiedono spesso quali siano gli esercizi migliori per sviluppare la forza, la velocità o la prevenzione degli infortuni.

La mia risposta è quasi sempre la stessa:

“Dipende.”

Può sembrare una risposta evasiva, ma in realtà è la più corretta.

Lo stesso esercizio può essere straordinariamente efficace per un atleta e completamente inadatto per un altro.

Può essere corretto in un determinato periodo della stagione e controproducente in un altro.

Può rappresentare una progressione oppure una regressione a seconda del livello dell’atleta.

Questo è il motivo per cui la preparazione fisica non può ridursi ad una raccolta di esercizi presi dal web o dai social network.

Ciò che conta non è l’esercizio in sé, ma il ragionamento che ne giustifica l’utilizzo.

La capacità di programmare

Una delle principali competenze del preparatore fisico è la capacità di programmare il lavoro nel breve, medio e lungo periodo..

Programmare significa avere una visione.

Significa collegare il lavoro quotidiano agli obiettivi settimanali, mensili e stagionali.

Ogni seduta dovrebbe rappresentare un tassello di un progetto più ampio.

Non si tratta semplicemente di riempire un’ora di allenamento.

Si tratta di costruire adattamenti.

Si tratta di guidare un percorso.

Questo vale per l’atleta professionista, per il giovane in formazione e per il semplice praticante che desidera migliorare il proprio stato di salute.

Personalizzare è il vero valore aggiunto

Non esistono programmi universali.

Non esistono esercizi miracolosi.

Esistono persone diverse.

Esistono atleti diversi.

Esistono esigenze diverse.

Le competenze del preparatore fisico emergono soprattutto nella capacità di adattare l’allenamento alle caratteristiche individuali.

La personalizzazione rappresenta probabilmente la più alta forma di competenza professionale.

È ciò che distingue chi applica protocolli standardizzati da chi costruisce percorsi realmente efficaci.

Dalla scuola allo sport professionistico

Nel corso della mia carriera ho avuto la possibilità di lavorare sia nel mondo della scuola sia nello sport professionistico.

Sono realtà apparentemente molto diverse, ma accomunate da un principio fondamentale:

le persone vengono prima dei programmi.

Uno studente di scuola secondaria, un atleta dilettante e un professionista di alto livello hanno bisogni differenti, ma necessitano tutti della stessa attenzione metodologica.

Ascoltare, osservare, valutare e personalizzare.

Le migliori programmazioni non nascono davanti a un computer.

Nascono dalla capacità di comprendere chi abbiamo di fronte.

Ai giovani professionisti del settore

Vorrei rivolgere una riflessione soprattutto a chi sta iniziando questo percorso professionale.

Non abbiate fretta.

Non rincorrete esclusivamente il guadagno immediato.

Non cercate scorciatoie.

Investite sullo studio.

Investite sulla vostra formazione.

Investite sulla vostra credibilità.

Imparate ad amare questo lavoro prima ancora di considerarlo una fonte di reddito.

Le competenze richiedono anni per essere costruite.

L’autorevolezza si conquista nel tempo.

I risultati economici rappresentano spesso la conseguenza naturale di un lavoro svolto con competenza, passione e professionalità.

Una riflessione finale

Viviamo in un’epoca in cui è possibile apparire competenti molto più facilmente di quanto sia possibile diventarlo realmente.

I social network mostrano il risultato finale.

Lo studio, i dubbi, gli errori, le riflessioni e gli anni di esperienza restano invece dietro le quinte.

Ma sono proprio questi elementi a costruire un professionista credibile.

Ai giovani educatori, istruttori e preparatori fisici vorrei lasciare un messaggio semplice.

Non abbiate fretta di insegnare.

Abbiate prima la pazienza di imparare.

Non cercate di impressionare.

Cercate di comprendere.

Non rincorrete continuamente l’esercizio più spettacolare.

Cercate il metodo più efficace.

Perché gli esercizi passano.

Le mode cambiano.

Le competenze del preparatore fisico non possono essere copiate o improvvisate, ma devono essere costruite nel tempo.

di Tiziano Megaro

Organizzazione lavoro

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO DI STAFF

Seconda parte
(questo è il link alla prima parte “creare uno staff e lavorarci assieme”)

E’ il momento di entrare nell’ambito delle dinamiche collaborative all’interno dello staff nei vari periodi dell’anno.

Fare la squadra

Su ogni obiettivo di “mercato” cerco di incrociare informazioni, valutazioni (frutto di esperienze sul campo o di scouting video approfondito) ed idee con i miei assistenti per quanto riguarda la parte tecnica e col mio preparatore per gli aspetti fisico-atletici.

Studiare il gioco della squadra ed impostare il precampionato

Centrati gli obiettivi si passa ad una fase estremamente approfondita di conoscenza delle caratteristiche tecniche dei giocatori che formeranno la squadra.

Laddove possibile, per ogni giocatore, cerco col mio staff di scoutizzare più di un’annata e di individuare tutte quelle soluzioni che, inserite in un contesto collettivo, possano esaltarne le prestazioni individuali.

scouting 2
scouting

Sempre attraverso la collaborazione di tutti si fanno le scelte relative agli attacchi da utilizzare, ai concetti difensivi e, più in generale, alle regole che dovranno diventare patrimonio della squadra.

Quello che nasce in questa fase va comunque testato sul campo e non bisogna esitare a tornare sui propri passi nel caso ci si accorga che qualcosa è migliorabile o addirittura sbagliata.

Nulla è più coerente che cambiare le proprie idee sulla scorta di esperienze che smentiscano le certezze teoriche.

Contestualmente si lavora per organizzare il precampionato.

Con l’intero staff:

  • decidiamo quanti giorni prima delle gare ufficiali iniziare,
  • stabiliamo l’alternanza di lavoro tacnico-fisico,
  • i lavori congiunti e i giorni di riposo,
  • determiniamo i carichi di lavoro legandoli agli obiettivi tecnici stabiliti col club,
  • con gli assistenti programmo le date delle gare amichevoli,
  • stabiliamo gli obiettivi tecnico tattici dell’intero periodo e quelli settimanali
    • inserendoli in una logica di compatibilità col lavoro fisico.

A proposito dei carichi di lavoro  vorrei focalizzare un aspetto che differenzia di tanto la realtà del basket attuale da quella di ieri.

E’ innegabile che aumentare i carichi in certi periodi del precampionato possa inficiare il rendimento tecnico in alcune partite amichevoli ed a volte si rischia davvero di avere la squadra talmente “imballata” da subire sonore lezioni.

Questo ieri rappresentava un fattore di minimo rischio mentre oggi, nell’era del tutto e subito, può aprire profonde lacerazioni nel rapporto tra allenatore e club.

Io credo che il coach debba avere ben chiaro quello che è l’obiettivo finale senza farsi condizionare troppo ma è innegabile che il problema spesso esiste per cui sono convinto che vada fatto un ragionamento con se stessi  per stabilire se e fino a che punto si sia in grado di gestire situazioni simili.

Precampionato

La prima settimana di lavoro è solitamente conforme a quella prestabilita ma è frequente l’esigenza di  dover attualizzare le settimane successive in base ad una serie di criteri come:

  • la presenza o meno di infortunati,
  • il grado di  metabolizzazione del lavoro fisico fatto precedentemente o di assimilazione dei concetti tecnici,
  • l’esigenza di accelerare/decelerare a seconda delle risposte date dal campo,
  • la necessità di individualizzare i lavori di alcuni giocatori troppo indietro e troppo avanti.
programma allenamenti
da aiaroma.it

Tutto ciò deve essere frutto di analisi settimanali che lo staff deve assolutamente affrontare nella sua interezza.

Campionato

Inizia la fase più tattica.

Lo scouting degli avversari e la preparazione delle partite rappresentano una parte fondamentale e spesso decisiva del lavoro di staff.

Credo che il basket sia molto cambiato rispetto a un decennio fa o più.

Prima era frequente incontrare squadre capaci di fare scelte difensive diverse sulle stesse situazioni a seconda del giocatore, del lato di campo e di altri parametri di volta in volta analizzati.

Oggi questo è impossibile per l’eterogeneità anagrafica dei giocatori che compongono la squadra e per il processo di crescita tecnico-tattica degli stessi.

Credo sia molto più efficace avere poche regole, precise e facilmente metabolizzabili.

Di partita in partita si faranno piccoli adattamenti senza mai uscire dalle regole.

Sulla base di questo concetto  va impostato il lavoro di scouting e di valutazione delle scelte con gli assistenti ed il preparatore

In queste due fasi, PRECAMPIONATO e CAMPIONATO, il lavoro di staff si sviluppa in tre momenti differenti:

  • FUORI DAL CAMPO
  • IN CAMPO
  • IN PARTITA
Fuori dal campo
Scouting prossimi avversari

L’assistente addetto deve visionare almeno due gare dei prossimi avversari e produrre un report video che mi piace avere a disposizione subito dopo la partita precedente.

(Durante la settimana va scremato e mostrato alla squadra nella forma più breve e impattante possibile).

Deve contenere tutti gli attacchi usati in transizione e metà campo (da questi si estrapoleranno i 4/5 più usati su cui si lavorerà durante la settimana), le scelte difensive della squadra analizzata e le caratteristiche dei giocatori.

Scouting propria partita

A volte, se le circostanze lo richiedono, è opportuno produrre un video su se stessi.

Personalmente reputo che questo non vada fatto sistematicamente ma solo se c’è da enfatizzare qualche aspetto estremamente importante sia in negativo per correggere che in positivo per rafforzare la fiducia in qualcuno o qualcosa.

Programmazione

Con lo staff vanno valutate e decise le scelte tecnico-tattiche e programmata la settimana di lavoro.

Di giorno in giorno vanno preparati i piani di allenamento.

Infine, sulla base delle scelte tattiche e delle relative verifiche sul campo, si appronta il piano di partita definitivo.

IN CAMPO
Allenamenti

Gli assistenti devono conoscere a fondo il piano di allenamento e condurne parte a seconda delle capacità di ognuno.

Entrambi gli assistenti sulle 2 metà campo ed il primo assistente sul lavoro a tutto campo.

Il preparatore fisico avrà il proprio spazio in fase di attivazione e in eventuali lavori differenziati.

E’ ovvio che la profondità degli interventi degli assistenti dipenderà dalle capacità ed esperienza degli stessi.

Questo sia negli allenamenti di squadra che negli individuali e in quelli a gruppi per ruolo.

Se si hanno assistenti all’altezza si può anche assegnar loro la preparazione e lo sviluppo di una singola tematica tattica durante il corso dell’intero anno.

IN PARTITA
Riscaldamento

Lo conduce il preparatore o solo un assistente, sempre lo stesso.

Partita

Chiedo agli assistenti di parlarmi costantemente comunicando osservazioni e idee.

La stessa cosa dovrà fare il preparatore relativamente alla sfera fisica e alla fatica che “vede sulla faccia dei giocatori”.

Si può anche assegnare ad ogni assistente il compito di guardare  l’attacco o la difesa e, contestualmente, la redditività dei nostri attacchi e quella degli avversari.

Time out/Intervalli

Indicativamente:

  • i primi 20” per parlare con gli assistenti ed i restanti 40” per comunicare con la squadra nei time out;
  • 40” circa con gli assistenti e il resto  con la squadra durante gli intervalli tra quarti;
  • alla fine dei primi 20’ di gara ci si può dilungare un po’ di più ma non tanto da bloccare troppo la squadra in spogliatoio.

Ribadisco di essere assolutamente conscio che non in molte realtà è davvero possibile creare uno staff totalmente in grado di rendere pratiche le idee che ho esposto.

Io stesso, pur avendo avuto la fortuna di collaborare spesso  con assistenti e preparatori di buon livello, non ho sempre avuto la possibilità di lavorare con uno staff completo.

Lapalissianamente concludo,

meglio scegliere bravi tecnici e brave persone che bravi tecnici e basta.

di Domenico Sorgentone

Creare uno staff

CREARE UNO STAFF E LAVORARCI ASSIEME

Prima Parte

Tanti anni da capo allenatore di squadre senior hanno fortificato in me la convinzione che avere uno staff tecnico di alto livello sia la base imprescindibile per impostare una o più  stagioni proficue per il mio lavoro,…

…per il lavoro dei miei collaboratori, per il miglioramento tecnico-fisico dei giocatori che ho a disposizione e per l’ottenimento dei risultati che ogni club legittimamente si aspetta.

Introduzione

Cosa siamo noi allenatori se non manager a cui viene richiesta la capacità di saper utilizzare al meglio le risorse umane che gli vengono messe a disposizione ?

Domenico Sorgentone
Coach Domenico Sorgentone – da roseto.com

Usare le capacità tecniche dei giocatori, per dare un gioco alla squadra, che non sia solo imposto ma che prenda spunto da ciò che i tuoi giocatori sanno fare meglio, è l’unico modo, a mio modo di vedere, per riuscire ad ottenere un risultato tecnico il più vicino possibile al reale potenziale della squadra.

Allo stesso tempo, saper utilizzare i componenti dello staff, secondo le proprie attitudini e fornendo loro le giuste motivazioni che nascono dal reale coinvolgimento nelle scelte e nel lavoro quotidiano, è la via migliore per far si che chi collabora col coach diventi un reale valore aggiunto.

Per ultimare il discorso generale prima di entrare nel merito, vale la pena specificare che le condizioni di professionalità e di organizzazione delle società per cui si lavora sono talmente diversificate.

E’ impossibile per me dare dei concetti comuni a tutti per cui mi limiterò ad indicare i criteri che ho seguito nelle mie esperienze lavorative.

Formare uno staff

Ho sempre cercato di avere al mio fianco persone conosciute direttamente o attraverso le informazioni di colleghi.

Non sempre è possibile portare con sè uno o più componenti dello staff.

E’ quasi sempre possibile, però, conoscere a fondo i collaboratori che una società ti propone attraverso le loro esperienze pregresse.

Vanno, comunque, valutate anche sulla base delle proprie idee sulle persone che forniscono le informazioni.

Costruire una buona rete informativa è un aspetto fondamentale del lavoro di un allenatore perché  può fornire i mezzi per poter scegliere un giocatore o un collaboratore riducendo al minimo la possibilità di errore.

I ruoli fondamentali per formare uno staff che sia in grado di coprire la totalità degli aspetti necessari  sono tre, anche se qualcuno ha la fortuna di poterlo arricchire di ulteriori figure funzionali alla logistica dell’allenamento (appoggi, videoripresa, scouting ecc.).

Nell’ordine (non di importanza) sono:

Le caratterisitche

La caratteristica comune che cerco nei due assistenti è essenzialmente riferita ad una buon livello di conoscenza tecnico-tattica mentre  per tutte le altre qualità mi baso su criteri di complementarietà.

Almeno uno dei due deve:                            

  • essere un professionista per ragioni di tempo utilizzabile
  • avere buone conoscenze informatiche e capacità di match analysis
    • per lavorare sui video propri o degli avversari
  • avere inclinazione verso il lavoro individuale di miglioramento dei giocatori
  • essere un ex giocatore di buon livello
    • perché molti di loro sono in grado di percepire umori e situazioni di possibile rischio nei rapporti tra giocatore e giocatore e tra giocatore e staff.
    • Inoltre sanno guardare le cose dalla prospettiva dell’atleta oltre che da quella dell’allenatore. 

Attenzione però, non mi riferisco a tutti gli ex giocatori ma a quelli ormai formati e temprati dal campo in qualità di tecnici.

La scelta del preparatore fisico

Nella ricerca del preparatore tendo a guardare, con molto interesse,:

  • chi è in possesso di  una conoscenza approfondita della pallacanestro e delle sue specificità tecnicofisiche
  • chi ha una buona dose di esperienza settoriale 
  • colui che ha la capacità di saper mediare tra le proprie esigenze di carichi e tempi di lavoro e quelle dell’allenatore.

Questo ultimo aspetto è secondo me essenziale.

Tanti anni di carriera mi hanno insegnato che qualsiasi allenatore/preparatore che si rispetti è portato ad “accaparrarsi” più ore di allenamento possibili a scapito dell’altro aspetto del lavoro.

Saper mediare con razionalità evita squilibri dannosi e ottimizza la qualità del lavoro.

Tutto quello che ho scritto in relazione alle competenze ed alle qualità che cerco nei miei collaboratori è importantissimo:

ma niente raggiunge l’importanza che ha la statura umana delle persone di cui cerco di circondarmi.

Nota della redazione

Nella seconda parte dell’articolo, che pubblicheremo la settimana prossima (giovedi 12 giugno 2025), si entrerà nell’ambito delle dinamiche collaborative all’interno dello staff nei vari periodi dell’anno.

di Domenico Sorgentone

Trentesimo anno

30 – Trenta

È giunto anche per me l’anno n. 30.

Ho speso questi anni in palestre, campi di calcio, di tennis, di pallacanestro, piscine e piste di atletica leggera con bimbi, ragazzi e adulti, prestando il mio umile servizio di educatore – istruttore e preparatore fisico.

È stato, è e sarà sempre bello poterlo fare fin quando sarò in condizione. 

Quest’anno, più che mai, sento l’esigenza di condividere con tutti i miei amici e chi segue il mio blog, l’inizio del nuovo anno sportivo.

Dopo tanti campionati vissuti con lo Scafati basket, sarò il preparatore fisico della Virtus Arechi Salerno società che con la sua professionalità, organizzazione, serietà e voglia di crescere è riuscita a darmi i giusti stimoli e la giusta adrenalina.

Allenare i miei atleti  mi rende sempre più voglioso di programmare, sperimentare e rendere i loro allenamenti quanto più efficienti e funzionali possibili.

Ancora una volta  è ora di scendere in campo . 

Condizioni sulla sicurezza

Alcuni giocatori pensano, erroneamente, che giocare molte partite sia tutto ciò di cui hanno bisogno per restare in forma.

Il giocare, semplicemente, una partita non stimola adeguatamente quelle qualità fisiche necessarie per elevare le abilità specifiche del basket o a qualsiasi altro sport ad un livello più alto.

Oltre alle componenti di buona forma fisica e buona prestazione atletica, un giocatore…

di pallacanestro o un atleta in genere, deve adottare la filosofia dell’allenamento totale che include tutte quelle variabili atletiche che tratteremo nei prossimi approfondimenti compresa la sicurezza.

sicurezza

Prima di realizzare un qualsiasi programma di allenamento bisogna assicurarsi di mirare ai maggiori benefici fisici diminuendo al massimo le circostanze negative che potrebbero causare infortuni. Questo fa parte in effetti delle responsabilità dell’allenatore e del preparatore fisico, ma anche gli atleti devono fare la loro parte ed usare del buon senso.

Elenco alcune, generali, misure di sicurezza da seguire durante un programma di allenamento che come al solito possono sembrare banali ma che non si può, per nessun motivo, evitare:

  • Eseguire protocolli di propriocezione e mobilità;
  • Effettuare sempre una giusta attivazione, lo stretching (in dinamicità), prima dell’allenamento, ed il defaticamento dopo la seduta.
    • Al di là del condizionamento fisico di fondo, è fondamentale preparare il corpo all’attività sportiva con un incremento graduale e complessivo dell’impegno muscolare cardiovascolare che costituisce il “riscaldamento”.
      • Messo a regime, il corpo sopporta molto meglio carichi di lavoro intensi ma anche il graduale ritorno alle situazioni di riposo.
        • Attraverso un progressivo rallentamento dell’attività e attraverso il recupero di un tono muscolare più rilassato è un utile strumento di prevenzione dei danni da sport;
  • Evitare per qualsiasi motivo tiri a freddo dalla lunga distanza o qualsiasi gesto tecnico che necessita di un evidente sforzo muscolare;
  • Tenere il campo da gioco libero da ostacoli e pulito in caso di parquet;

L’interazione tra l’atleta e il terreno di gioco è stata studiata approfonditamente dalla biomeccanica con il duplice scopo di ottimizzare l’espressione del gesto sportivo e di ridurre l’incidenza di traumatismi.

mobilità

L’introduzione di materiali sintetici sempre più perfezionati ha modificato sensibilmente la natura e l’incidenza dei traumi di gioco.

D’altra parte i nuovi terreni hanno un differente comportamento dal punto di vista dell’aderenza della scarpa al terreno, che inizialmente ha prodotto un aumento dei traumi distorsivi.

Alcuni studi indicano nell’insieme un beneficio in termini di ridotta incidenza degli infortuni, attribuibile ai terreni sintetici rispetto a quelli naturali, soprattutto negli sport di squadra. Dobbiamo tenere conto, oltre che dei traumi acuti, dell’insidia delle lesioni micro traumatiche ripetute.

Un terreno rigido come un pavimento in cemento e linoleum assorbe ben poca dell’energia scaricata in salti ripetuti e perciò favorisce microtraumi del piede, dell’arto inferiore e della colonna. Ben diverso è l’effetto di un parquet elastico. La superficie inoltre può essere più o meno sdrucciolevole.

campo in cemento
fondo in cemento
campo in parquet
fondo in parquet
carpo in erba
fondo in erbetta

Alcune Federazioni sportive hanno adottato come regola la posa temporanea di terreni sintetici in tutte le competizioni (avviene per esempio nella pallavolo), con lo scopo di ottimizzare la presa del terreno e ridurre i possibili traumatismi

campo sintetico
fondo in sintetico
  • Far utilizzare scarpe che diano una corretta stabilità laterale, sufficiente ammortizzamento dei talloni e buon supporto plantare;
  • ll carico di lavoro va adeguato gradualmente alle capacità prestative del soggetto.

Questa affermazione apparentemente banale presuppone però una solida base di conoscenze tecniche che serve a poter giudicare il singolo atleta nello specifico momento.

L’uso di tabelle di lavoro standard può essere una piattaforma di partenza, ma rischia di non rispondere adeguatamente alle esigenze specifiche. Tanto un carico troppo lieve, quanto uno eccessivamente gravoso sono potenziali fonti di infortunio nella pratica dello sport.

Se un gran numero di giocatori è coinvolto nell’esercizio, bisogna comunicare efficacemente per evitare collisioni e quindi per quanto non completamente necessari, attrezzi come i coni, cinesini e gli adesivi che indicano i punti di tiro e le corsie di passaggio sul pavimento, aiutano ad eliminare la confusione e servono a mantenere il movimento fluido e sicuro.

Un aspetto, fondamentale, che, purtroppo, non viene preso molto in considerazione è quello di consentire un adeguato riposo e recupero agli atleti a secondo della forma dei singoli ed al livello di tolleranza dei lavori svolti nelle sedute.

Riposo

Riferimenti a G. Brittnham e Jurgen Weineck

Tiziano Megaro

Mi presento

Ciao! Sono Tiziano

Il (solo) responsabile di questo blog . TrainingConcept.it

Ho scritto questa presentazione nel 2014, riproposta a tutti con la presentazione di questo spazio dopo 6 anni e ancora piuttosto attuale:..

  • scrivo un po’ per scherzo, un po’ per passione, un po’ per divertimento ma molto per dare e farmi dare una mano a chi lavora nel mondo dello sport o della scuola e ha a che fare con il fisico e con la salute di tante persone;
  • non sopporto quelli che “intorbidiscono l’acqua per farla sembrare profonda”;
  • ho una laurea in Scienze motorie, ma ciò che mi ha formato veramente, è stato lavorare sui campi con i tanti atleti in 30 anni di attività (atletica leggera, pallavolo, calcio, tennis e tanto nella pallacanestro);
  • abuso di internet dal 1995 (grazie a mio fratello), ma ammiro quelli che lo odiano per farli ricredere e capire che usato bene è una ricchezza da tenersi stretto;
  • sono stato proprietario di palestra, direttore di centri sportivi, proprietario di società di servizi per lo sport ed il turismo, animatore Valtur, allenatore/istruttore (atletica, pallavolo, pallacanestro) oltre che educatore;
  • sono insegnante di scienze motorie e attività per il sostegno e preparatore fisico;
  • odio dover leggere “le condizioni e la privacy” quando si sottoscrive un contratto perché è sempre scritto con un carattere piccolo e spesso illeggibile;
  • amo tutto ciò che ha a che fare con il mare;
  • ho pensato di far partire questo blog per svariati motivi più o meno seri.

Ecco una mia “bio” più istituzionale per i più curiosi.

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Se sei alla ricerca di qualcuno con cui scambiare punti di vista, con cui riflettere su argomenti in tema con il blog, in maniera totalmente gratuita, scrivici pure.

Dino De Angelis

Dino De Angelis

Dino, “potentino doc”!

È riuscito e riesce a farmi riflettere su tutto ciò che scorre intorno a noi. Il suo modo di parlare, la sua padronanza di linguaggio, la chiarezza, il contenuto dei suoi pensieri sono un toccasana.

Estrapolo, dal suo blog, un piccolo stralcio della sua descrizione:

“Un curioso prima di tutto. Ma anche uno un po’ pigro. Uno, cioè, che non fa nulla senza qualcosa in cambio. E quel che voglio in cambio di quel che faccio è: divertimento. Che sembra infantile, e infatti lo è. Ma non mi muovo dalla sedia se non mi diverto, qualunque cosa faccia. Poi viene tutto il resto. Ed è un limite, spesso.

Anni e anni fa, dopo aver fatto il liceo classico, mi sono laureato in scienze politiche (dovessi riscrivermi oggi, la risceglierei, non perché serva a qualcosa ma perché resta ancora una delle facoltà che mi piace di più), e poi da lì ho iniziato a girovagare nel mondo del lavoro, in un tour che spero non finisca mai. Ci sono così tante cose belle da fare e da scoprire che spero di scoprirne ancora altre.

Infatti ho fatto di tutto, dall’imprenditore all’allenatore, dallo scrittore al divulgatore, e di alcune di queste cose ancora me ne sto occupando……”

La collaborazione è iniziata più di dieci anni fa, lui come capo allenatore ed io preparatore fisico vincendo, alla fine, il campionato. Le nostre strade, da allora, non si sono più separate. Ho sempre cercato di coinvolgerlo sia in scelte lavorative sia in progetti scolastici dove ero sicuro potesse contribuire positivamente al binomio docenti – alunni e ho voluto fortemente il suo supporto in questo progetto che sto tentando di mettere in atto. Di seguito un video, inserito nel suo blog, tanto significativo e profondo da volerlo riproporre qui.

Grazie caro Dino per aver accettato di collaborare!

Massimiliano Palmisani

Massimiliano Palmisani

È innanzitutto un AMICO. Se si facesse una ricerca dei sinonimi di “leale “avreste come risultato: sincero, giusto, schietto, onesto, fidato e cavalleresco.

Ecco lui è tutto questo, senza esagerazione.

È nato a Caserta, lavora nel mondo dell’economia ma è in quello sportivo dove le nostre strade si sono incrociate, lavorando insieme in un bel po’ di club.

Massimiliano non è solo colui che insegna tecniche e strategie cestistiche, ma persona pronta ad imparare sempre in ogni situazione.

Con I suoi modi e metodi riesce a facilitare l’auto consapevolezza dell’atleta e crea continue occasioni di apprendimento che gli permettono di trasmettere competenze e conoscenze con l’obiettivo di perseguire e raggiungere il risultato.

La stima è talmente tanta che gli scambi, i pareri, le critiche come anche gli elogi su ciò che ci accomuna: lo sport, sono giornalieri.

Spesso approntiamo protocolli di lavoro, lui come allenatore ed io preparatore fisico nonostante i nostri impegni siano in squadre diverse.

Il prezioso contributo che ci darà sarà di rilievo perché fatto con la massima purezza e professionalità.

Grazie Massimiliano per essere qui!

Massimiliano Palmisani

È innanzitutto un AMICO. Se si facesse una ricerca dei sinonimi di “leale “avreste come risultato: sincero, giusto, schietto, onesto, fidato e cavalleresco.

Ecco lui è tutto questo, senza esagerazione.

Massimiliano Palmisani
Dr. Massimiliano Palmisani

È nato a Caserta, lavora nel mondo dell’economia ma è in quello sportivo dove le nostre strade si sono incrociate, lavorando insieme in un bel po’ di club.

Massimiliano non è solo colui che insegna tecniche e strategie cestistiche, ma persona pronta ad imparare sempre in ogni situazione.

Con I suoi modi e metodi riesce a facilitare l’auto consapevolezza dell’atleta e crea continue occasioni di apprendimento che gli permettono di trasmettere competenze e conoscenze con l’obiettivo di perseguire e raggiungere il risultato.

La stima è talmente tanta che gli scambi, i pareri, le critiche come anche gli elogi su ciò che ci accomuna: lo sport, sono giornalieri.

Spesso approntiamo protocolli di lavoro, lui come allenatore ed io preparatore fisico nonostante i nostri impegni siano in squadre diverse.

Il prezioso contributo che ci darà sarà di rilievo perché fatto con la massima purezza e professionalità.

Grazie Massimiliano per essere qui!

Dino De Angelis

Dino, “potentino doc”! È riuscito e riesce a farmi riflettere su tutto ciò che scorre intorno a noi. Il suo modo di parlare, la sua padronanza di linguaggio, la chiarezza, il contenuto dei suoi pensieri sono un toccasana.

Dino De Angelis

Estrapolo, dal suo blog, un piccolo stralcio della sua descrizione:

“Un curioso prima di tutto. Ma anche uno un po’ pigro. Uno, cioè, che non fa nulla senza qualcosa in cambio. E quel che voglio in cambio di quel che faccio è: divertimento. Che sembra infantile, e infatti lo è. Ma non mi muovo dalla sedia se non mi diverto, qualunque cosa faccia. Poi viene tutto il resto. Ed è un limite, spesso.
Anni e anni fa, dopo aver fatto il liceo classico, mi sono laureato in scienze politiche (dovessi riscrivermi oggi, la risceglierei, non perché serva a qualcosa ma perché resta ancora una delle facoltà che mi piace di più), e poi da lì ho iniziato a girovagare nel mondo del lavoro, in un tour che spero non finisca mai. Ci sono così tante cose belle da fare e da scoprire che spero di scoprirne ancora altre.
Infatti ho fatto di tutto, dall’imprenditore all’allenatore, dallo scrittore al divulgatore, e di alcune di queste cose ancora me ne sto occupando……”

La collaborazione è iniziata più di dieci anni fa, lui come capo allenatore ed io preparatore fisico vincendo, alla fine, il campionato. Le nostre strade, da allora, non si sono più separate. Ho sempre cercato di coinvolgerlo sia in scelte lavorative sia in progetti scolastici dove ero sicuro potesse contribuire positivamente al binomio docenti – alunni e ho voluto fortemente il suo supporto in questo progetto che sto tentando di mettere in atto. Di seguito un video, inserito nel suo blog, tanto significativo e profondo da volerlo riproporre qui.

Grazie caro Dino per aver accettato di collaborare!

Coppa Italia

About me

Chi è Tiziano Megaro
prof. Tiziano Megaro

Il (solo) responsabile di questo blog, TrainingConcept.it

Ho scritto questa presentazione nel 2014, riproposta a tutti con la presentazione di questo spazio dopo 6 anni e ancora piuttosto attuale:

  • scrivo un po’ per scherzo, un po’ per passione, un po’ per divertimento ma molto per dare una mano a chi lavora nel mondo dello sport o della scuola e ha a che fare con il fisico e con la salute di tante persone;
  • non sopporto quelli che “intorbidiscono l’acqua per farla sembrare profonda”;
  • Ho una laurea in Scienze motorie, ma ciò che mi ha formato veramente, è stato lavorare sui campi con i tanti atleti in 30 anni di attività (atletica leggera, pallavolo, calcio, tennis e tanto nella pallacanestro)
  • abuso di internet dal 1995 (grazie a mio fratello), ma ammiro quelli che lo odiano per farli ricredere e capire che usato bene è un bene da tenersi stretto (giro di parole voluto);
  • amo tutto ciò che ha a che fare con il mare
  • odio dover leggere “le condizioni e la privacy” quando si sottoscrive un contratto perché è sempre scritto con un carattere piccolo e spesso illeggibile
  • sono stato proprietario di palestra, direttore di centri sportivi, proprietario di società di servizi per lo sport ed il turismo, animatore Valtur, allenatore + istruttore (atletica, pallavolo, pallacanestro) ed anche educatore;
  • Sono insegnante di scienze motorie e attività per il sostegno (mio attuale lavoro) e preparatore fisico.
  • Ho pensato di far partire questo blog per svariati motivi più o meno seri;

Ecco una mia “bio” più istituzionale per i più curiosi.

Mi trovi su linkeldin, su facebook, su twitter e su Instagram ma è qui che scrivo in maniera più professionale e seria.

Se sei alla ricerca di qualcuno con cui scambiare punti di vista, con cui riflettere su argomenti in tema con il blog, in maniera totalmente gratuita, scrivimi pure.

Functional training

Fin dai tempi antichi, l’uomo ha avvertito la necessità di migliorare le prestazioni fisiche nelle varie espressioni della psicomotricità.

Cenni storici

Poco prima della battaglia delle Termopili (480 A.C.) re Serse incaricò i suoi esploratori di recarsi di nascosto nell’accampamento degli spartani al fine di spiarne le mosse.

Gli esploratori riferirono al sovrano come gli spartani fossero quotidianamente impegnati ad allenare il proprio corpo con esercizi calistenici.

spartano-allenamento

Solo dopo che, nel corso della battaglia, i 300 spartani riuscirono a tenere testa agli oltre 120.000 soldati di Serse, fino all’arrivo delle altre forze greche, il sovrano comprese a proprie spese la ragione per cui il popolo greco desse una tale importanza all’esercizio fisico.

Agli antichi greci dobbiamo il principio che recita come per accrescere la propria forza sia necessario manipolare il sovraccarico, incrementandolo progressivamente.

La massima espressione del fisico “ideale” fa ancora oggi riferimento alle statue greche.
Esercizi propedeutici di corsa nell’antichità

Nelle terme e nelle ville romane sono stati rinvenuti mosaici raffiguranti diversi soggetti (anche donne), impegnati nell’allenamento contro resistenza, a testimonianza della diffusione di tale pratica nella quotidianità.

I gladiatori che si misuravano negli anfiteatri, passavano le loro giornate dedicandosi all’allenamento di forza e destrezza, unitamente a quello volto al perfezionamento delle tecniche di combattimento.

Nel medioevo, gran parte dell’addestramento degli aspiranti cavalieri era basato su esercizi a corpo libero e con sovraccarichi.

Nei secoli, si sono poi sviluppate diverse tecniche e discipline, dalla ginnastica artistica al sollevamento pesi, all’esercizio calistenico.

Dal secolo scorso si è visto il proliferare di attrezzature per l’allenamento isotonico e ha decretato l’esplosione di una serie di nuove tecnologie.

Stati di squilibrio

A seguito dei protocolli di potenziamento sviluppati con tali attrezzature, sono stati rilevati alcuni stati di squilibrio nello sviluppo muscolare tra:

  • i distretti agonisti
  • antagonisti
  • fissatori e stabilizzatori dell’articolazione (o delle articolazioni),

interessate da un determinato movimento.

È stato altresì evidenziato un allungamento delle tempistiche di “trasformazione” delle sessioni d’allenamento della forza.

Fatto dovuto al presupposto che tali allenamenti erano stati essenzialmente concepiti per il muscolo e non per il movimento.

Ecco che è nata così la necessità di:

ricollegare l’allenamento muscolare alla corretta cinematica del gesto.

La mobilità

Il controllo motorio è parte di un complesso sistema fisiologico con primo attore il SNC (Sistema Nervoso Centrale), che organizza regola e controlla il movimento, nella sua interezza.

Il SNC diviene efficiente in presenza di una mobilità controllata e di una stabilità dinamica.

Riconosce i movimenti, non i muscoli e non permette un movimento che non può controllare.

All funzionale

Prima di tutto viene la mobilità:

  • si imparano schemi motori, da semplici a via via più complessi.
  • si crea  la base  motoria con nuovi engrammi motori, (che sia un’atleta o una persona comune), poi  la stabilità al movimento.

Ciò ci deve perciò insegnare che il nostro sistema nervoso è, nel suo complesso, ottimizzato per gestire dei “gesti”.

Nello specifico movimenti frutto di un’intenzione e perciò finalizzati al conseguimento di un risultato.

L’allenamento funzionale risponde alla necessità di sfruttare appieno i guadagni ottenuti in termini di forza muscolare mediante:

  • miglioramento della coordinazione interdistrettuale;
  • esercitazioni complesse che impegnino attività tonico posturale;
  • equilibrio e movimento applicabili a tutte le età.

Questa precisazione si rende necessaria in quanto un protocollo di allenamento funzionale che non tragga spunto da un’attenta valutazione dei sistemi di controllo di postura, equilibrio e movimento.

Sarebbe, di fatto, un viaggio senza meta.

In caso di un’alterata funzione del sistema tonico posturale, non sarebbe possibile allenare (e quindi migliorare) un gesto,

Al contrario, si andrebbe ad allenare un gesto “compensato” (quindi sbagliato), con tutte le conseguenze del caso:

minore efficacia terminale, rischi di fenomeni da sovraccarico, ecc…

Il concetto di regioni interdipendenti si riferisce al concetto che limitazioni funzionali, apparentemente estranee, in zone anatomiche remote, possano contribuire o essere associate con il disturbo primario del paziente

Da un punto di vista neurofisiologico, l’allenamento funzionale è tutt’altro che una banalità

L’Allenamento Funzionale consiste nel somministrare al corpo stressor (fattore di stress – agente stressante) che vadano ad incrementare i diversi parametri fisiologici.

Il sistema non sarà colpito da un unico “lato”, ma facendo arrivare stimoli complessi a cascata.

Quindi, in tale contesto, ben vengano metodi che usino principi propri del:

con attrezzi vari purché lo stimolo sia teso ad aumentare tutti i parametri da un punto di vista salutistico, funzionale ed estetico.

FT - body building

Lo scopo dell’allenamento non è quello di allenare il singolo muscolo o la singola caratteristica (forza, resistenza, mobilità articolare, ecc.).

Il fine è quello di allenare movimenti complessi che includono in sé molteplici abilità.

Finalità del functrional training

Secondo il functional training  bisogna ragionare in termini di movimento del corpo, di catene cinetiche.

Significa, dunque, focalizzarsi sul far lavorare i vari muscoli in sincronia.

Nella realtà l’attrezzatura può essere molto semplice o complessa.

Infatti comprende tutto ciò che ci permette di individualizzare l’esercizio e renderlo funzionale all’obiettivo nel rispetto della:

  • biomeccanica
  • anatomia
  • fisiologia del soggetto.

La fantasia in questo caso la fa da padrona!

Conclusione

Ritengo tutti gli attrezzi:

  • semplici e complessi
  • di fortuna e fantasia

adatti all’allenamento funzionale a seconda del soggetto considerato.

Possiamo quindi dire che è la corretta applicazione che determina la loro collocazione nel functional training .

Anatomia, fisiologia, biomeccanica e tecniche di utilizzo forniscono una seria preparazione all’allenamento funzionale.

di Davide Antoniella
Davide Antoniella Functional training
Il preparatore atletico prof. Davide Antoniella

di Tiziano Megaro

Staff tecnico

Lo staff tecnico

NELLA PALLACANESTRO

Lo staff tecnico di una squadra di pallacanestro è esso stesso un team.

Un team di persone o, se vogliamo essere più precisi, di allenatori con dei ruoli stabiliti, che seguono delle regole, che hanno lo stesso obiettivo ultimo ma con competenze e conoscenze diverse.

Devono saper lavorare insieme, condividere e, come del resto i giocatori della propria squadra, anteporre le esigenze del gruppo a quelle personali.

Non è solo composto da allenatori di basket.

Organizzazione tipo di uno staff tecnico

Al suo interno troviamo:

Possono crearsi dei piccoli sottogruppi con i propri coordinatori.

Se pensiamo alle organizzazioni più complesse, quelle delle NBA, lo staff tecnico è composto da decine di persone, ma in cima alla piramide c’è un solo capo ben definito: L’HEAD COACH, il capo allenatore.

Prima di quest’ultimo, che per me è un leader oltre che il capo di uno staff, partirei dagli altri componenti per condividervi le mie personali idee riguardo i ruoli e le competenze.

Il preparatore fisico

Ha la responsabilità, in pre-season, di far raggiungere la condizione fisica necessaria ad affrontare l’inizio del campionato, durante la stagione di conservarla per poi arrivare nella migliore situazione possibile alla fine del campionato.

É un lavoro complesso, che vive di diversi momenti lungo la stagione, alcuni richiederanno specifici lavori con carichi ed obiettivi mirati, altri saranno dedicati al recupero di eventuali infortunati e a ltri, ancora, saranno momenti di supporto e di sostegno emotivo.

Non è raro, infatti, che il preparatore sia colui al quale vengono richiesti consigli anche al di fuori del basket giocato, pensando anche che il corpo, il target del proprio lavoro, è una componente che va sempre allenata, anche lontano dal campo.

Nel basket attuale il preparatore lavora sempre più in sinergia ed in simbiosi con la parte tecnica.

Ogni programmazione, sia essa stagionale, mensile, settimanale o quotidiana, deve essere il risultato dell’interazione tra le due parti.

L’assistente allenatore

E’ una figura che, anche se alcune volte lavora lontano dai riflettori, nel basket moderno ha visto ampliare sempre di più le proprie mansioni, non soltanto sul campo di basket, ma anche dietro la scrivania.

In uno staff ve ne sono diversi, e spesso con ruoli specifici.

Infatti ci sono quelli con capacità di analizzare e produrre stats e video certificando così l’importanza delle voci statistiche.

In pratica:

peso ai numeri, non solo nella lettura delle partite e dei risultati, ma anche nella costruzione delle squadre e nella preparazione delle partite da affrontare.

Il basket è uno sport aperto alle contaminazioni e alle evoluzioni:

  • ha assimilato dal baseball l’importanza dei numeri
  • dal football, sport estremamente tattico e con alcuni aspetti tecnici in comune con la pallacanestro, si è adottata, invece, la specializzazione tra gli assistenti allenatori all’interno dello staff.

E’ sempre più comune, anche in società meno strutturate di quelle della NBA, trovare allenatori responsabili delle scelte difensive o di quelle offensive, nonché coordinatori del lavoro individuale (player development coach).

Questi assistenti hanno un contatto molto diretto con i giocatori, è necessario che si manifestino nei confronti di essi come dei capo allenatori a tutti gli effetti e devono essere riconosciuti dai giocatori come tali.

Obiettivi comuni

In soldoni non deve mai instaurarsi nella mente degli atleti la convinzione di avere di fronte un allenatore meno “valido” o meno importante del head coach.

Senza invadere le competenze né prevaricare i ruoli, ritengo che uno staff tecnico sia molto più forte e credibile quando si mostra alla squadra senza differenze di valori, quando parla un assistente è come se parlasse il capo allenatore!

L’assistente non deve, però, “solo” proporre soluzioni tecnico-tattiche ai problemi che si manifestano, ma, a mio parere, in alcuni determinati momenti,

deve anche favorire delle riflessioni, provocare cioè dei dubbi al capo allenatore.

Deve, quindi, alimentare e stimolare un confronto sulle idee dal quale deve uscire una sintesi che poi renda più forte le convinzioni e le scelte adottate.

È fondamentale non sbagliare i momenti.

Il capo allenatore è colui che decide, che si assume le responsabilità e le proposte o le considerazioni devono essere fatte prima della sua scelta, dopo di essa tutti devono lavorare nella stessa direzione affinché la resa sia la massima possibile.

Alla squadra va trasferita un’idea unica, consolidata e motivata!

Un aspetto del lavoro degli assistenti, in particolare di quelli più vicini al capo allenatore, che è meno tangibile e a volte sottovalutato, è il saper fare da connettori tra la squadra e il coach.

É un compito molto delicato, invece, che in alcune circostanze si manifesta attraverso il rafforzare i messaggi, sia tecnici che motivazionali, dell’allenatore nei confronti degli atleti, in altre raccogliendo i vari feedback proveniente dalla squadra.

Ed è qui che vorrei sottolineare come l’assistente debba anche avere la sensibilità per analizzare ciò che gli viene detto e filtrare i messaggi per l’head coach…

NON DEVE ESSERE UNA SPIA, NE’ DEVE ESSERE UN CONFIDENTE.

Deve capire ciò che è funzionale al raggiungimento dell’obiettivo comune, deve prevenire possibili problemi, risolverne altri.

L’Head Coach

E’ indubbiamente il capo dello staff.

head coach

Viene chiesto di:

  • prendere le decisioni e la responsabilità della gestione della squadra
  • coordinare il lavoro dei vari allenatori
    • come abbiamo visto non solo tecnico
  • deve dare una linea e stabilire un metodo di lavoro a cui tutti devono adeguarsi.
Leadership

Ritengo, però, che debba essere anche il LEADER della squadra, colui che non solo stabilisca le regole, ma che sia il punto di riferimento, non sia al di fuori del gruppo, ma parte integrante ed esempio per lo stesso!

Non deve necessariamente avere più conoscenze degli altri membri dello staff (pensiamo ad esempio, ma non solo, nei confronti del preparatore o del mental coach), ma deve avere una visione che sia Il 100% di ciò di cui ha bisogno la squadra.

Non può permettersi di non essere focalizzato sull’obiettivo comune, anzi deve avere la capacità di riportare eventualmente tutti sulla stessa “pagina del libro”.

Una dote importante è, per me, la sensibilità nel capire come e in che modo far rendere al meglio le risorse che ha a disposizione; le risorse non sono, ovviamente, solo i giocatori, ma anche i propri assistenti.

Come abbiamo detto in precedenza, essi hanno competenze e capacità diverse, fondamentale è metterli nelle migliori condizioni possibili per aumentarne l’efficienza.

Conclusioni

In ottica dell’obiettivo comune:

l’head coach potrebbe, per esempio, lasciare al proprio assistente la conduzione dell’allenamento settimanale o solo di alcune parti di esso.

La domanda

Potrebbe essere visto come un passo in dietro da parte del capo allenatore?

E’ un ottimizzare il lavoro e trasmettere alla squadra uno staff unito e completamente immerso nel raggiungere l’obiettivo.

Da leader deve sapere che uno staff coinvolto e contento del proprio ruolo è in grado di dare quel qualcosa in più che, in un lavoro dove ogni settimana c’è un confronto tra uomini prima che atleti e tecnici, può fare veramente la differenza.

di Sergio Luise