in F.I.B.A. in qualità di Formatore degli Istruttori Minibasket;
migliaia di Corsi di Formazione, Clinic, Convegni, Forum in Italia e nel mondo;
vi presento alcune Regole fondamentali da seguire maturate in questi anni di esperienza diretta.
Cercare di superare la paura di parlare in pubblico
Foto di Ketut Subiyanto
Per superare questo ostacolo ci si deve allenare costantemente e grazie all’esercizio continuo, “il parlare in pubblico” diventerà un piacere e non un’angoscia. Nella maggior parte dei casi il timore di affrontare la platea è legato all’inesperienza.
Lo stress colpisce soprattutto i neofiti che si sentono inadeguati in quella determinata circostanza.
Sicuramente si migliora con l’esperienza, abbassando l’ansia e il timore di sbagliare!
Occorre prepararsi in modo adeguato
E’ sbagliato imparare a memoria il discorso, ai fini di evitare improvvisi vuoti mentali e se si memorizza il discorso parola per parola, si rischia di dimenticare tutto non appena si inizia a parlare.
L’importante è avere in testa i “concetti chiave” da cui partire per elaborare un’esposizione efficace:
le parole devono venire dal cuore, non dal cervello!
Organizzare il discorso in sequenza
Ogni discorso (che deve essere preparato precedentemente), per essere più chiaro ed efficace, deve essere “strutturato” secondo una sequenza basata sullo spazio, sul tempo o su specifiche tematiche:
Foto di Polina Zimmerman
così facendo l’oratore segue un filo logico e non si perde in mille rivoli.
l’atteggiamento mentale dell’oratore influenza anche quello degli ascoltatori.
Se l’oratore è indifferente, anche gli ascoltatori saranno indifferenti, quindi per suscitare sensazioni positive bisogna credere profondamente in ciò che si dice, mostrando spontaneità e sincerità.
Durante il discorso è importante raccontare le esperienze “vissute” e utilizzare supporti visivi.
Un segreto per “essere vincenti” e catturare l’attenzione del pubblico in sala, è quello di parlare del proprio “background”, raccontando alcuni episodi della propria esperienza personale.
Se si vuole “catturare” l’attenzione della platea, è importante puntare non solo sul valore delle parole, ma anche sulle emozioni che le immagini e i video trasmettono
(poche parole scritte sulle “slides”, fotografie nitide e sfondi colorati).
Nell’educazione motoria dell’infanzia, il corpo non è solo “mezzo” di movimento, ma il primo linguaggio espressivo e conoscitivo del bambino. Attraverso gesti, posture e azioni nello spazio, i piccoli scoprono sé stessi, gli altri e l’ambiente. Per questo motivo, è fondamentale…
…proporre esperienze che non puntino solo sulla prestazione fisica, ma che amplino il linguaggio corporeo, arricchendo il repertorio motorio e favorendo la comunicazione attraverso il corpo.
Non servono palestre attrezzate o grandi spazi: la didattica motoria più autentica nasce da strumenti semplici ma versatili, capaci di stimolare curiosità, creatività e apprendimento.
Le orme motorie: un gioco che educa
Tra gli strumenti più efficaci troviamo le orme motorie, sagome di mani e piedi disposte sul pavimento. Sono un mezzo educativo flessibile e stimolante, perché aiutano il bambino a:
riconoscere e rappresentare il proprio corpo;
consolidare lateralità e schema corporeo;
coordinare più segmenti corporei in sequenza;
sviluppare attenzione, memoria motoria e ritmo;
rispettare le regole in modo ludico e spontaneo.
Le combinazioni sono infinite e adattabili a ogni età e livello di abilità, rendendo l’attività sempre nuova e coinvolgente.
Corpo, voce e immaginazione
Nel lavoro quotidiano di educatori e insegnanti di motoria, l’aspetto ludico e immaginativo è un potente alleato. Associare le orme motorie a filastrocche e canzoncinetrasforma l’esercizio in un’esperienza narrativa e ritmica: i bambini attraversano le orme interpretando personaggi, seguendo rime e scandendo i passi al ritmo delle parole.
Da questa idea è nato il Tappeto delle Orme Motorie, un percorso da vivere camminando, cantando e immaginando. Ogni attività diventa una storia: dal “bruco che diventa farfalla” al “calzino spaiato”, la motricità si intreccia con voce, musica e fantasia.
Come realizzarlo
Allestire il proprio tappeto è semplice: basta una passatoia o un tappeto in feltro, su cui collocare le orme motorie (acquistabili o realizzabili a mano con gomma EVA o feltro). Con pochi elementi si ottiene uno spazio dinamico e stimolante, rinnovabile ogni volta con nuove combinazioni di movimento e gioco.
Benefici educativi integrati
Le ricerche in ambito psicomotorio e neuroeducativoconfermano che attività come le orme motorie stimolano contemporaneamente:
Un approccio globale, che integra corpo, linguaggio e relazione, favorendo una crescita armoniosa e consapevole.
Per approfondire
Chi desidera scoprire e applicare questa metodologia può consultare:
📘 Il libro “Giochi, filastrocche e canzoncine di movimento sul tappeto delle orme motorie” disponibile su Amazon 🎥 Il videocorso gratuito sulle Orme Motorie: clicca qui per accedere 🎶 La playlist dedicata sul canale YouTube
Conclusione
Le orme motorie rappresentano un linguaggio di movimento che unisce corpo, ritmo e creatività. Un’esperienza educativa semplice, accessibile e profondamente formativa, che aiuta i bambini a conoscere sé stessi attraverso il gioco e il movimento.
Buon lavoro e buon divertimento a tutti gli educatori del corpo!
L’apprendimento è la nostra capacità di adattarci a situazioni diverse cercando sempre la soluzione adeguata.
Ogni risposta è la base di un nuovo apprendimento.
Apprendere è il verbo all’infinito più usato nella scuola perché è la finalità di ogni insegnamento, è il fratello gemello dell’altro verbo all’infinito imparare.
Apprendere, da ad-prehendere, significa acquisire, afferrare, catturare, se un ragazzo impara qualcosa quella diventa sua, gli appartiene, se ne impossessa, farà parte del suo…
…bagaglio culturale e non lo lascerà più, quella cosa insieme alle altre porterà alla costruzione di una nuova conoscenza che costruirà la sua persona definendola.
L’esempio
Infinite sono le possibilità di apprendere e l’apprendimento cooperativo è la modalità di insegnamento più adatta perché si basa sull’interazione all’interno di un gruppo di allievi che collaborano, cooperano, al fine di raggiungere un obiettivo comune.
Io ho imparato a portare la bicicletta senza rotelle e senza rompermi i denti a 4 anni, osservando e giocando con un mio amico della mia stessa età che la guidava con sicurezza, dopo che qualche giorno prima avevo frantumato i vetri del corridoio a casa.
foto di Yan Krukov
Attività cooperativa non lavoro di gruppo
Con l’apprendimento cooperativo si insegna e si apprende insieme a, si fa squadra, svolgendo attività in coppie o terzetti, con un numero maggiore ci sarà sempre chi cerca di imboscarsi.
Nelle coppie e nei terzetti cooperativi la comunicazione è facilitata:
si sottolinea un testo ma anche si discute
si fanno insieme mappe o riassunti cooperativi
ci si esercita insieme
si ragiona o si scrive insieme
ognuno deve offrire il suo contributo altrimenti l’attività cooperativa non si potrebbe portare a termine.
L’attività cooperativa si differenzia dal lavoro di gruppo, dove a cooperare sono dai 4 studenti in su, perché in questo caso c’è un maggiore rischio di dispersione, sovrapposizione, con qualcuno che cerca di imboscarsi lasciando fare il lavoro agli altri.
Gli studenti si aiutano reciprocamente, sentendosi corresponsabili del reciproco percorso.
Il lavoro congiunto e il confronto con coetanei che vivono la stessa esperienza sono risorse preziose per la costruzione di una identità personale e sociale integrale.
Confrontandosi con il pensiero degli altri sulla base delle proprie idee e del proprio bagaglio esperienziale, anche gli studenti più impegnativi possono essere valorizzati come autori legittimi di conoscenza e acquisire la consapevolezza di essere considerati persone portatori di storie, interessi e finalità soggettive.
Tali risultati positivi sono più facilmente conseguibili quanto più l’insegnante prepara accuratamente le coppie e i terzetti.
Foto di Yan Krukov
Quando l’incoraggia ad impegnarsi in controversie e confronti di punti di vista piuttosto che a perseguire l’unanimità e il conformismo.
Percorrere una strada in un solo senso di marcia non permette il confronto e non ti fa apprezzare il paesaggio ma soprattutto impoverisce la costruzione di relazioni sociali.
John Dewey e Lev Vygotsky
Si potrebbe sinteticamente richiamare il pensiero di John Dewey e di Lev Vygotsky fortemente convinti che
la scuola deve diventare un vero e proprio laboratorio per imparare ed imparare ad imparare in un clima collaborativo, cooperativo, perché nel gruppo si può fare quello che non è possibile fare da soli.
Fondamentali sono le attività in coppia o terzetti possibilmente eterogenei, almeno per mezz’ora al giorno, dove non verranno stabiliti ruoli permanenti per consentire a tutti di scambiarseli in base alle diverse esigenze, tutti saranno leader e gregari.
Nel ciclismo ho sempre apprezzato il ruolo dei gregari quelli che stanno a fianco del loro compagno leader a cui tirano la volata, lui taglia il traguardo ma a vincere sono tutti insieme.
L’apprendimento cooperativo permette più facilmente di dimostrare le competenze acquisite in base alle proprie potenzialità.
Lo studente impara insieme al compagno ad utilizzare le sue conoscenze ed abilità in situazioni diverse perché nel confronto ha imparato a distinguerle.
Le occasioni
Studiare regolarmente in coppia o terzetti insegna a ragionare sui:
problemi da prospettive diverse
a riorganizzare il proprio modo di pensare
ad attribuire un nuovo significato alle proprie esperienze
a modificare i comportamenti
e questo implica una capacità di cambiamento e di adattamento che facilita una didattica veramente inclusiva.
Una scuola esclusivamente competitiva ed individualistica spinge gli studenti all’abbandono scolastico perché crea un ambiente ostile che non ispira fiducia.
Foto di cottonbro
Una scuola cooperativa ed altruistica spinge, invece, al confronto, alla relazione, alla comunicazione, al ragionamento, alla soluzione dei problemi, alla creatività, allo sviluppo delle idee.
L’insegnante avrà il compito di osservare, stimolare, orientare, facilitare la partecipazione di ognuno, senza mai offrire soluzioni preconfezionate, in modo che tutti possano apprendere.
In questo modo si sviluppa la competenza di convivenza civile strettamente legata all’intelligenza legata alla capacità di mettersi in relazione con il mondo e con gli altri.
La forma di intelligenza più importante quella che sviluppa l’abilità sociale, la caratteristica maggiormente richiesta in ogni curriculum.
La competenza non può compiersi fuori da un contesto relazionale.
L’intoppo
La difficoltà spesso è degli insegnanti che sono abituati, per tradizione ed esperienza personale, alla lezione di tipo frontale.
Foto di Max Fischer
Nella maggior parte delle volte utilizzano un’unica modalità espressiva per trasmettere agli studenti informazioni e contenuti.
Si aggiunge, poi, a questa la loro inesperienza a lavorare in gruppo perché non sono stati formati all’insegnamento di squadra (team teaching).
Il modello è stato ed è spesso ancora questo:
l’insegnante ha un carico di sue conoscenze, lo scarica in classe, assegna agli studenti il compito di trasportare per un po’ il peso a casa per poi farselo riconsegnare senza nessuno sconto alla prossima fermata, la prova di verifica.
Conclusioni
La valutazione delle conoscenze acquisite si basa sulla restituzione fedele dello stesso carico.
Seppure la soluzione è intuitiva, basterebbe suddividere il carico in modo da renderlo più leggero tra gli studenti, quelli con le spalle più larghe potrebbero aiutare i più gracili chiedendogli solo di aiutarli con le forze che possono impegnare.
Foto di Yan Krukov
Il segreto è che tutti devono metterci almeno una mano.
Ognuno è responsabile del carico, del suo studio.
In questo modo vengono rispettate le difficoltà e i tempi di apprendimento dei singoli studenti.