Le orme motorie

Le orme motorie: uno strumento educativo tra corpo, ritmo e linguaggio

Il corpo come primo linguaggio

Nell’educazione motoria dell’infanzia, il corpo non è solo “mezzo” di movimento, ma il primo linguaggio espressivo e conoscitivo del bambino.
Attraverso gesti, posture e azioni nello spazio, i piccoli scoprono sé stessi, gli altri e l’ambiente.
Per questo motivo, è fondamentale…

…proporre esperienze che non puntino solo sulla prestazione fisica, ma che amplino il linguaggio corporeo, arricchendo il repertorio motorio e favorendo la comunicazione attraverso il corpo.

Non servono palestre attrezzate o grandi spazi: la didattica motoria più autentica nasce da strumenti semplici ma versatili, capaci di stimolare curiosità, creatività e apprendimento.


Rosa Cipriano

Le orme motorie: un gioco che educa

Tra gli strumenti più efficaci troviamo le orme motorie, sagome di mani e piedi disposte sul pavimento.
Sono un mezzo educativo flessibile e stimolante, perché aiutano il bambino a:

  • riconoscere e rappresentare il proprio corpo;
  • consolidare lateralità e schema corporeo;
  • coordinare più segmenti corporei in sequenza;
  • sviluppare attenzione, memoria motoria e ritmo;
  • rispettare le regole in modo ludico e spontaneo.

Le combinazioni sono infinite e adattabili a ogni età e livello di abilità, rendendo l’attività sempre nuova e coinvolgente.


Corpo, voce e immaginazione

Nel lavoro quotidiano di educatori e insegnanti di motoria, l’aspetto ludico e immaginativo è un potente alleato.
Associare le orme motorie a filastrocche e canzoncine trasforma l’esercizio in un’esperienza narrativa e ritmica: i bambini attraversano le orme interpretando personaggi, seguendo rime e scandendo i passi al ritmo delle parole.

Da questa idea è nato il Tappeto delle Orme Motorie, un percorso da vivere camminando, cantando e immaginando.
Ogni attività diventa una storia: dal “bruco che diventa farfalla” al “calzino spaiato”, la motricità si intreccia con voce, musica e fantasia.


Come realizzarlo

Allestire il proprio tappeto è semplice: basta una passatoia o un tappeto in feltro, su cui collocare le orme motorie (acquistabili o realizzabili a mano con gomma EVA o feltro).
Con pochi elementi si ottiene uno spazio dinamico e stimolante, rinnovabile ogni volta con nuove combinazioni di movimento e gioco.


Benefici educativi integrati

Le ricerche in ambito psicomotorio e neuroeducativo confermano che attività come le orme motorie stimolano contemporaneamente:

Un approccio globale, che integra corpo, linguaggio e relazione, favorendo una crescita armoniosa e consapevole.

Per approfondire

Chi desidera scoprire e applicare questa metodologia può consultare:

📘 Il libro “Giochi, filastrocche e canzoncine di movimento sul tappeto delle orme motorie” disponibile su Amazon
🎥 Il videocorso gratuito sulle Orme Motorie: clicca qui per accedere
🎶 La playlist dedicata sul canale YouTube

Conclusione

Buon lavoro e buon divertimento a tutti gli educatori del corpo!

di Rosa Cipriano

Il Movimento divergente nello sport

Il movimento divergente nello sport

Lo sport ti insegna l’autoconsapevolezza e l’autocontrollo, Non possiamo cambiare il mondo in un giorno. Dobbiamo partire da un campo di gioco per volta”.                  

Nawal El Moutawakel

Avere l’opportunità di praticare attività sportive assieme facilita la modifica della mentalità dei suoi praticanti, valorizza le capacità del singolo  e contribuisce a formare lo spirito di squadra.

Il catalizzatore del cambiamento sociale oggi è lo sport, perché  genera entusiasmo, una parola che dal greco significa “tenere gli dei dentro di noi”.

Lo sport è…

…azione, ci fa scendere in campo, ci appassiona, mette in gioco una grande energia collettiva, uno sforzo atletico, che salva dalla solitudine.

Lo sport è speranza.

L’inventore della pallacanestro

Per stimolare il movimento divergente nello sport può essere utile leggere le imprese di alcuni creativi famosi nel campo sportivo come ad esempio quelle di:

James Naismith l’inventore della pallacanestro, uno degli sport più popolari al mondo.

Il gioco della pallacanestro nacque come un’attività motoria che doveva servire a mantenere in allenamento i ragazzi nella stagione fredda per cui le sue regole inizialmente erano molto semplici.

C’erano due squadre di nove elementi ciascuna che dovevano cercare di lanciare la palla nella “scatola” avversaria, era falloso ogni contatto con i giocatori.

Per le sue caratteristiche di:

  • dinamicità
  • di strategie
  • di divertimento

ben presto il gioco si diffuse in tutti gli Stati Uniti d’America.

Le sue regole si sono evolute e molti appassionati hanno contribuito a farlo diventare il gioco fantastico che oggi conosciamo.

Mentre per i grandi giochi di squadra è difficile dare con precisione la data della loro nascita, la pallacanestro ha origini accertate.

James Naismith

E’ nata il 20 gennaio 1891 a Springfield (un benaugurante Campo di Primavera) negli Stati Uniti d’America.

A Springfield il canadese James Naismith svolgeva l’incarico di direttore delle attività sportive di un’Associazione cattolica e si trovò di fronte dei giovani che non sapevano come giocare nei gelidi inverni visto che il baseball e il football, gli unici sport praticati, si potevano svolgere solo su larghi spazi all’aperto.

Tentò di adattare il baseball e il football agli spazi ristretti della palestra ma si creava solo una grande confusione, inoltre i ripetitivi esercizi annoiavano i ragazzi.

Bisognava pensare a qualcosa di nuovo, a questo punto James mise in moto il suo circuito cerebrale divergente, il suo itinerario è un vero e proprio programma di creatività per cui ve lo descrivo nei dettagli.

La soluzione

Il punto di partenza, da cui tutto ebbe inizio, fu una situazione concreta: 

allenare i ragazzi  nel periodo invernale in uno spazio riparato, chiuso.

Alla soluzione di questo problema James ha probabilmente pensato a lungo.

Bisognava rendere accessibile l’ambiente.

La palestra, avendo spazi più ridotti rispetto ai campi all’aperto, non permetteva corse molto lunghe ed inoltre facilitava i contrasti e gli urti per cui bisognava pensare ad un nuovo gioco con la palla. 

La prima soluzione trovata fu di evitare che ci fossero contatti tra i giocatori.

Il pallone se veniva calciato con i piedi urtava spesso contro le pareti della palestra e provocava traumi muscolari ai ragazzi per cui James introdusse la regola di giocare usando le mani.

Un altro problema era l’assegnazione dei punti che sempre per le dimensioni dello spazio non potevano essere le lontane mete del baseball o del football.

In un primo momento James fece usare le porte dell’Hockey, poi pensò a delle scatole.

La seconda soluzione

Vedendo, però, che i giocatori in difesa avevano la possibilità di chiuderne completamente tutti gli spazi con il proprio corpo, scartò questa idea, e arrivò all’intuizione geniale, la più importante per il futuro gioco, la vera “rottura delle scatole”:

le alzò dal pavimento.

James prese un cestino (basket) che conteneva le pesche, inserì sotto una rete che potesse trattenere la palla, e lo fissò al muro in alto, quella era la meta, e così fece con un altro al lato opposto della palestra.

Iniziò così la prima partita di pallacanestro.

La traccia impressa da James è stata seguita da molte persone ed ognuno ha permesso di renderla più definita.

L’intuizione

E’ da ricordare in particolare il fondamentale contributo dato da un giocatore, nel 1912, che, rendendosi conto del fastidio e della perdita di tempo che comportava il salire su una scala ogni volta che si doveva recuperare il pallone dopo una segnatura, ebbe l’idea creativa di tagliare il fondo della rete.

Nessuno si ricorda il nome di chi ha tagliato la corda ma il suo suggerimento ha contribuito a velocizzare il gioco e a renderlo più spettacolare.

Spesso sono gli stessi giocatori, quindi, che apportano dei cambiamenti, delle novità, allo sport che praticano.

Le maggiori trasformazioni le ha subite negli ultimi anni la pallavolo, la disciplina sportiva più praticata in Italia.

Il bagher che oggi è la tecnica fondamentale di ricezione, di difesa, della pallavolo, non era conosciuto fino al 1950, dopo i potenti colpi di attacco nelle schiacciate e nelle battute che provocavano a volte microfratture alle mani dei giocatori si è arrivati all’introduzione di quello che è diventato il più importante tocco dei tre.

E’ importante quindi vedere gli sport non chiusi in regole ed azioni statiche ma pronti a modificarsi seguendo il passo dei tempi.

Possibili evoluzioni potrebbero essere:
  • nella pallacanestro:
    • ogni pallone che entra nella retina ad olio (CIAF), senza che tocchi il tabellone o il ferro vale mezzo punto in più;
  • nel calcio:
    • ogni palo o traversa colpiti in un’azione valgono 0,25 punti, 4 legni danno quindi un goal;
  • nella pallavolo:
    • la battuta può essere eseguita anche con i piedi.

Questi sono solo alcuni esempi di possibili trasformazioni dei regolamenti

ma anche in questo campo la ricerca è aperta.

di Pasquale Iezza

Lo sfondo integratore

LO SFONDO INTEGRATORE

Lo sfondo integratore è la migliore applicazione della didattica enattiva nella scuola dell’infanzia.

Ribalta la dinamica insegnamento – apprendimento in quanto pone lo studente nella condizione psicologica  di dover capire per poter prendere parte alla vita della sezione o della classe.

La motivazione ad apprendere non è attivata e supportata da premi o da castighi, ma dalla necessità di crescere insieme ai…

…compagni e, soprattutto,  con l’immagine adottata come sfondo.

Di solito si sceglie un personaggio fantastico che proviene dal mondo della fiaba, della fantascienza o della tradizione popolare.

Io ho scelto un giocatore di calcio fantastico:

Pelè e la sua ginga.

Organizzazione e scenario

Organizziamo la classe come un pianeta a forma di palla che ci contiene tutti e dove possiamo ammirare come nel mondo che ci sostiene i magnifici tramonti, annusare il profumo dei fiori e apprezzare la bellezza di un arcobaleno.

In un piccolo punto della Terra, alla periferia del mondo è nato Pelè, un vispo bambino brasiliano.

A lui piaceva giocare con la palla, fatta arrotolando stracci o fogli di carta, ogni bambino è invitato a costruire il suo pallone  appallottolando alcuni fogli di carta colorati.

Descrizione

Ogni pallone verrà scambiato perché Pelè non era egoista ma gli piaceva passare la palla.

Dopo aver esplorato la dinamica dei movimenti, quando si cammina, si accelera, quando si sta fermi o a riposo, si passerà a disegnare il protagonista.

L’insegnante leggerà lentamente la sua storia, ogni parola sarà scandita, quasi sillabata.

Si passerà poi ad osservare le illustrazioni del libro confrontandole con i disegni dei bambini. 

Una volta letto tutto il racconto le parole saranno riviste e analizzate, per consentire a ciascuno di decodificarle.

Si potrà  giocare con il suono e il tono della voce e saranno mimati tutti i movimenti della palla, per tradurre quelli poco comprensibili, alla ricerca dello stile ginga, l’azione tipica dei calciatori che sembrano danzare con la palla attaccata al piede.

Ogni bambino deve individuare le informazioni principali:
la ginga di Pelè da sportmagazine.it
  • chi (il personaggio),
  • che cosa fa (le sue azioni),
  • quando (in che tempo),
  • dove (in quale luogo)
  • perché (per quale motivo)”.
Mimo e drammatizzazione

La storia sarà successivamente mimata e drammatizzata, riconoscendo la fondamentale valenza comunicativa di queste modalità di apprendimento, che si aprono, trasversalmente, all’educazione motoria, all’organizzazione spazio-temporale, all’equilibrio delle forze ed al rispetto degli altri.

Ampio spazio sarò dato alle sensazioni, alle percezioni, alla riproduzione di semplici sequenze ritmiche.

Le attività manuali

Di fondamentale importanza anche la fase di rielaborazione attraverso le attività manuali, prima libere e poi in forma guidata, con l’impiego di materiali diversi:

  • pasta di sale,
  • creta,
  • cera,
  • di riciclo creativo

per agevolare la riproduzione del personaggio nelle diverse fasi del suo gioco con la palla.

Conclusione

Le avventure del grande calciatore daranno colore, così, a tutte le fasi del processo di apprendimento che è partito dalla conoscenza del proprio corpo per arrivare alla rappresentazione mentale, attraverso:

grande calciatore
Foto di Sides Imagery
  • la manipolazione e riproduzione dei movimenti della palla,
  • la gestione dello spazio e del tempo in relazione con gli altri,
  • l’analisi dei significati,
  • la riproduzione grafica,
  • l’interiorizzazione dell’esperienza,
  • la modifica dei comportamenti
  • la costruzione di nuove modalità di movimento con lo stile di gioco ginga.

Si può configurare, in sintesi, una esperienza completa che

ciascun gruppo di docenti vivrà come una stimolante “unità di lavoro”.

di Pasquale Iezza

We are back

118789!!! We are back

Non stiamo parlando di un numero qualsiasi, né di una cifra priva di significato, né di una sequenza di numeri scelta a caso.

Questo numero rappresenta tutte le persone che, nell’arco di due anni, hanno seguito attentamente il nostro blog, riempiendoci di complimenti e offrendoci prospettive diverse dalle nostre su vari temi affrontati.

Ma ciò che è ancora più significativo è che questo numero rappresenta tutti quegli utenti che ci hanno incoraggiato a non chiudere la nostra piattaforma, dimostrando quanto fosse importante per loro.

La sospensione effettiva si è rivelata una scelta inevitabile, in quanto, a seguito della dolorosa…

…scomparsa di uno dei fondatori del nostro blog, Davide Antoniella, abbiamo perso la capacità di riscoprire l’ispirazione necessaria per continuare il nostro lavoro con lo stesso impegno.

Questa perdita ha profondamente influenzato il nostro team

Dopo quel tragico evento, è stato difficile ritrovare la motivazione e l’entusiasmo per mantenere il blog attivo con lo stesso impegno di prima.

Davide non avrebbe mai voluto una situazione del genere, perché era sempre stato colui che desiderava condividere con entusiasmo le sue conoscenze e abilità con tutta la comunità sportiva.

Dopo più di due anni trascorsi dall’ultima pubblicazione degli articoli, pronti a riprendere il viaggio proprio da dove ci eravamo interrotti.

Abbiamo accumulato nuove idee e prospettive interessanti da condividere con voi, e siamo entusiasti di iniziare questa nuova fase insieme.

ECCO IL NOSTRO RITORNO



Riprenderemo a pubblicare ogni giovedì.

Proseguendo la nostra collaborazione con molti dei professionisti esperti che ci hanno supportato e seguito in questi due anni di attività.

Oltre a questo, abbiamo in programma di introdurre una serie di nuove e affascinanti novità, che avremo il piacere di presentare dettagliatamente in un secondo momento.

Scusateci per l’assenza ma siamo di nuovo qui.

Vogliamo esprimere il nostro sincero ringraziamento ai 118789 utenti che ci hanno donato:

  • la spinta
  • la motivazione
  • l’energia necessaria

per portare avanti il progetto che è stato avviato diversi anni fa e che ha visto un notevole sviluppo nel tempo

con l’intento di raggiungere gli obiettivi prefissati e consolidare i risultati ottenuti fino ad ora



Nessuna lacrima vada sprecata

Nessuna lacrima vada sprecata: parte 7 e 8 (finale)

Quali anomalie presentava il biglietto d’addio?

Che destino ha legato i quattro protagonisti di quella strana vicenda?

C’è un “codice Tenco” racchiuso nelle parole di una canzone a lui dedicata.

Scopriamolo assieme

parte 7

parte 8 (finale)

di Dino De angelis

Nessuna lacrima vada sprecata

Nessuna lacrima vada sprecata: parte 5 e 6

Subito dopo l’eliminazione dalla finale, Luigi e Dalida vanno via dal Salone delle feste del Casinò di Sanremo.

Da questo momento inizia il mistero della scomparsa di Luigi Tenco.

Dopo il ritrovamento del corpo, la Rai decise di non mandare in onda il servizio che fu realizzato a caldo quella notte.

Una delle tante stranezze di questa astrusa vicenda.

Parte 5

Parte 6

di Dino De Angelis

Nessuna lacrima vada sprecata

Nessuna lacrima vada sprecata: parte 2

L’angolo della cultura

Gli esordi della carriera artistica di Luigi Tenco.

I suoi burrascosi rapporti con l’universo femminile, la canzone di protesta italiana, la sua poliedricità come musicista.

Un artista completo, tormentato, che spaziava indifferentemente tra musica, parole e cinema.

di Dino De Angelis

Nessuna lacrima vada sprecata

L’angolo della cultura

Nessuna lacrima vada sprecata: 1^ parte

Questa è la prima parte della ricostruzione della vita di uno dei maggiori interpreti e autori della canzone e anche della cultura italiana.

Uno che non ha mai avuto paura di sfuggire alle omologazioni e a percorrere nuove strade.

Un esempio di originalità e di creatività controcorrente che può essere di insegnamento anche per chi si occupa di altro.

Lunedì la seconda parte.

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 9^ ed ultima puntata

La fine di un viaggio è un regalo che in questo caso porta il nome e il cognome di un anonimo velocista australiano.

La fine di un viaggio rappresenta solo l’inizio di una nuova consapevolezza.

Quella di sapere che ci sono nel mondo persone che si sono battuti e si batteranno ancora per una coesistenza più giusta tra gli uomini.

DINO DE ANGELIS

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 8^ puntata

Penultima puntata

“Io lo sapevo che non c’era tempo, che non c’era il rallentatore, così sposai la loro causa per istinto o amore”

Alberto Cantone

Attraverso le parole di Alberto Cantone comprendiamo il gesto di un piccolo grande uomo che a suo modo ha cambiato la storia dei diritti umani.
Il suo nome è Peter Norman e il suo gesto silenzioso sarà ricordato a lungo.


di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 6^ puntata

Hanno rischiato di saltare quelle Olimpiadi, e sarebbe stato un peccato mortale, perché hanno toccato livelli assoluti, anche dal punto di vista sportivo.

Chi si ricorda, ad esempio, di un giovanotto americano che avrebbe cambiato per sempre il modo di saltare?

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 5^ puntata

Anno 1968

In questo viaggio nei diritti umani siamo arrivati al 1968.

Prima di andare allo stadio Olimpico di Città del Messico, cerchiamo di capire le contestazioni studentesche avvenute i giorni precedenti le Olimpiadi.

Ah, finalmente ascoltiamo, oltre la musica, anche le parole della canzone di Alberto Cantone, dedicata a Peter Norman, colonna sonora di questo lavoro.

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: parte 4^

Si avvicina il momento dell’aggancio con il tema del nostro blog

Tizano Megaro

Ancora una tappa nel lungo cammino per il riconoscimento dei diritti umani (anche attraverso lo sport).

Anche nella musica esistevano varie forme di espressione nei confronti della questione razziale.

Ci sono differenze tra la musica di protesta bianca e quella nera? Il problema si può dire risolto ai giorni nostri?

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 3^ puntata

Musica e contestazione.

I leader della battaglia in favore dei diritti umani sapevano usare parole forti e incisive.

Alcune di quelle parole finirono poi dentro le canzoni a loro dedicate.

come si evince dall’immagine di copertina tutta la storia porterà a spiegare i collegamenti tra i diritti umani e una finale olimpica di atletica leggera

Tiziano Megaro

di Dino De Angelis

Il gradino

Il gradino vuoto: 2^ puntata

Il nostro pullman ci porta oggi in giro per il Sud degli Stati Uniti.

Scopriremo quanto costa il prezzo della libertà, e quanti sono quelli che tentano, con ogni mezzo, di impedire che essa possa essere uguale per tutti.

Alcuni di loro hanno strani cappucci e vanno in giro con croci infuocate e tanto, tantissimo odio.

Chi sono, e perchè lo fanno?

di Dino De Angelis

Video racconto

Il gradino vuoto: 1^ Puntata

Ben trovati.

Non so se avete fatto il biglietto, perché per questo primo blocco di puntate dovremo fare dei viaggi in pullman.

Si parte da Montgomery, in Alabama, in compagnia di una simpatica sarta di colore, per poi fare un tour nel sud degli States, a bordo di pullman che portavano in giro aria di libertà.

Ma si sa, la libertà ha un prezzo alto da pagare: oggi di questa cosa forse ce ne dovremmo ricordare più spesso.

Ma pronti a prendere posto, Rosa ci attende. Lei, il suo posto, lo ha già preso.

Ma non sa ancora quanto le costerà.

Buona visione.

di Dino De Angelis

Rassegan stampa

Rassegna stampa

Lo storyteller potentino e le olimpiadi del ’68

Questa mattina sui giornali la presentazione del nuovo format ideato dal nostro Dino De Angelis che, come annunciato, ci donerà, secondo la filosofia della nostra piattaforma, in modo totalmente gratuito.

Ciò che dobbiamo fare è dedicargli qualche minuto del nostro tempo e, magari, condividendo, quando e se vorrete.

Domani ed ogni giovedi, per un totale di 10 settimane, una puntata di 7 – 8 minuti del racconto “il gradino vuoto”.

Il gradino

Il gradino vuoto

Introduzione

Come annunciato vi lasciamo il promo – video del racconto a puntate di Dino De Angelis.

Il consiglio è di perdere qualche minuto perché ne vale davvero la pena.

Si raccolgono pareri.
E’ l’unico modo per migliorarsi.

Ogni giovedì su trainingconcept.it

Promo – video

Il gradino

Un piccolo contributo

Il Gradino Vuoto

Con Tiziano abbiamo lavorato a diversi progetti che vanno dallo sport alla scuola, dalla cultura alla formazione. Per questa ragione abbiamo pensato di far transitare questo mio piccolo progetto di narrazione sulle pagine del suo nuovo blog.

Perché alla fine è sempre di sport che si tratta.

Ho cercato di spiegare le ragioni del gesto di due sportivi che è una delle cose più forti di questo secolo.

Soltanto che quel gesto che si consuma dentro una pista di atletica leggera durante la finale di un’olimpiade ma non è un’impresa sportiva.

È qualcosa che va molto oltre….

…Ci sono molte cose che sono veicolate attraverso il mondo dello sport, che spesso è stata vetrina di fenomeni sociali che hanno riguardato delle cose essenziali delle nostre vite, come la libertà, l’eguaglianza, i diritti umani.

È di queste cose che parleremo in questi video a puntate, una volta alla settimana.

E come sempre grazie a Tiziano per ospitare una cosa piccola, fatta artigianalmente, ma con il cuore, come si fanno le cose semplici e vere.

E grazie ad un cantautore trevigiano, Alberto Cantone, che con una sua canzone (meravigliosa) ha messo in moto tutto quello che vedrete.

Copertina dell’album di Alberto Cantone: Breve Danzò il Novecento

Ci vediamo il giovedì su www.trainingconcept.it

E fateci sapere cosa ne pensate.

“Le cose condivise hanno più sapore”.

Domani seguirà un promo – video. A presto.

Dino De Angelis