Ruolo del preparatore fisico nella programmazione dell'allenamento e nella prevenzione degli errori

Il preparatore fisico non serve a far correre di più: serve a far sbagliare di meno

Il ruolo del preparatore fisico viene spesso associato alla quantità di lavoro svolto dagli atleti.

In realtà, il ruolo del preparatore fisico moderno va…

…ben oltre il semplice allenamento: consiste nel prendere decisioni corrette per migliorare rendimento, disponibilità e continuità della prestazione. Si tratta di una differenza sostanziale che ancora oggi viene spesso sottovalutata.

Molti continuano a valutare il lavoro di un preparatore fisico in base alla fatica prodotta durante gli allenamenti, ai chilometri percorsi o all’intensità delle sedute. Ma il vero valore professionale non risiede nella capacità di far lavorare di più gli atleti.

Risiede nella capacità di farli allenare meglio.

Il ruolo del preparatore fisico oltre gli allenamenti

Per anni la figura del preparatore è stata associata all’idea di colui che “fa correre” la squadra.

Una visione che appartiene a un’altra epoca.

Oggi il ruolo del preparatore fisico è molto più ampio e complesso. Significa programmare, osservare, valutare, adattare e prendere decisioni continue sulla base delle esigenze individuali e collettive.

Ogni atleta risponde in modo diverso agli stimoli allenanti.

Ogni stagione presenta problematiche differenti.

Ogni squadra vive momenti particolari che richiedono aggiustamenti costanti.

In questo contesto, la qualità delle decisioni diventa più importante della quantità del lavoro.

Il preparatore fisico moderno è chiamato a osservare, programmare e prendere decisioni, non soltanto a proporre esercitazioni.

Far stancare è semplice, allenare è un’altra cosa

Far terminare un allenamento con gli atleti esausti non è particolarmente difficile.

Molto più difficile è individuare il carico corretto, il momento giusto per aumentarlo e quello in cui, invece, è necessario ridurlo.

La preparazione fisica moderna non ricerca la fatica fine a sé stessa.

Ricerca l’adattamento.

L’obiettivo non è dimostrare quanto si è lavorato, ma ottenere miglioramenti reali senza compromettere la disponibilità degli atleti e la qualità della prestazione.

In altre parole, non vince chi allena di più.

Vince chi allena meglio.

Il ruolo del preparatore fisico nella prevenzione degli errori

Le stagioni sportive raramente vengono condizionate da un singolo allenamento sbagliato.

Molto più spesso vengono influenzate dall’accumulo di piccoli errori.

Un recupero insufficiente.

Un atleta che rientra troppo presto dopo un infortunio.

Una gestione inadeguata dei carichi.

Una lettura errata dello stato di forma.

Una programmazione che non tiene conto delle esigenze tecniche e tattiche della squadra.

Sono questi gli aspetti che, nel lungo periodo, possono fare la differenza tra una stagione positiva e una deludente.

Dati, tecnologia ed esperienza

Negli ultimi anni la tecnologia ha fornito strumenti sempre più sofisticati per monitorare il lavoro degli atleti.

GPS, accelerometri, sistemi di tracking, test e piattaforme di raccolta dati rappresentano oggi un importante supporto per chi opera nel settore.

Ma è importante ricordare una cosa.

I dati aiutano a prendere decisioni.

Non prendono decisioni.

L’esperienza, la capacità di leggere il contesto, comprendere gli atleti e collaborare con lo staff tecnico continuano a rappresentare competenze fondamentali.

La scienza fornisce strumenti.

La competenza permette di utilizzarli nel modo corretto.

I dati supportano le decisioni, ma non sostituiscono l’esperienza e la capacità di interpretare il contesto.

Quando il lavoro migliore passa inosservato

Esiste un paradosso nella preparazione fisica.

Quando il lavoro è svolto bene, spesso nessuno lo nota.

Gli atleti si allenano con continuità.

Gli infortuni diminuiscono.

La squadra mantiene livelli prestativi elevati.

Le prestazioni restano stabili durante la stagione.

Tutto sembra normale.

Eppure dietro questa apparente normalità si nasconde un lavoro quotidiano fatto di osservazione, programmazione, confronto e decisioni ponderate.

Quando una squadra mantiene continuità di rendimento durante la stagione, dietro le prestazioni c’è spesso un lavoro invisibile di programmazione e gestione.

Conclusioni

Comprendere il vero ruolo del preparatore fisico significa capire che la qualità del suo lavoro non si misura dai chilometri percorsi o dalla fatica accumulata dagli atleti.

Si misura nella capacità di prendere decisioni corrette, prevenire errori e creare le condizioni affinché ogni atleta possa esprimere il proprio potenziale nel momento opportuno.

In definitiva, il ruolo del preparatore fisico non si limita a programmare allenamenti, ma consiste nel guidare un processo complesso in cui ogni scelta può influenzare la prestazione individuale e il rendimento della squadra.

Perché, alla fine, il preparatore fisico non serve a far correre di più.

di Tiziano Megaro

Organizzazione lavoro

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO DI STAFF

Seconda parte
(questo è il link alla prima parte “creare uno staff e lavorarci assieme”)

E’ il momento di entrare nell’ambito delle dinamiche collaborative all’interno dello staff nei vari periodi dell’anno.

Fare la squadra

Su ogni obiettivo di “mercato” cerco di incrociare informazioni, valutazioni (frutto di esperienze sul campo o di scouting video approfondito) ed idee con i miei assistenti per quanto riguarda la parte tecnica e col mio preparatore per gli aspetti fisico-atletici.

Studiare il gioco della squadra ed impostare il precampionato

Centrati gli obiettivi si passa ad una fase estremamente approfondita di conoscenza delle caratteristiche tecniche dei giocatori che formeranno la squadra.

Laddove possibile, per ogni giocatore, cerco col mio staff di scoutizzare più di un’annata e di individuare tutte quelle soluzioni che, inserite in un contesto collettivo, possano esaltarne le prestazioni individuali.

scouting 2
scouting

Sempre attraverso la collaborazione di tutti si fanno le scelte relative agli attacchi da utilizzare, ai concetti difensivi e, più in generale, alle regole che dovranno diventare patrimonio della squadra.

Quello che nasce in questa fase va comunque testato sul campo e non bisogna esitare a tornare sui propri passi nel caso ci si accorga che qualcosa è migliorabile o addirittura sbagliata.

Nulla è più coerente che cambiare le proprie idee sulla scorta di esperienze che smentiscano le certezze teoriche.

Contestualmente si lavora per organizzare il precampionato.

Con l’intero staff:

  • decidiamo quanti giorni prima delle gare ufficiali iniziare,
  • stabiliamo l’alternanza di lavoro tacnico-fisico,
  • i lavori congiunti e i giorni di riposo,
  • determiniamo i carichi di lavoro legandoli agli obiettivi tecnici stabiliti col club,
  • con gli assistenti programmo le date delle gare amichevoli,
  • stabiliamo gli obiettivi tecnico tattici dell’intero periodo e quelli settimanali
    • inserendoli in una logica di compatibilità col lavoro fisico.

A proposito dei carichi di lavoro  vorrei focalizzare un aspetto che differenzia di tanto la realtà del basket attuale da quella di ieri.

E’ innegabile che aumentare i carichi in certi periodi del precampionato possa inficiare il rendimento tecnico in alcune partite amichevoli ed a volte si rischia davvero di avere la squadra talmente “imballata” da subire sonore lezioni.

Questo ieri rappresentava un fattore di minimo rischio mentre oggi, nell’era del tutto e subito, può aprire profonde lacerazioni nel rapporto tra allenatore e club.

Io credo che il coach debba avere ben chiaro quello che è l’obiettivo finale senza farsi condizionare troppo ma è innegabile che il problema spesso esiste per cui sono convinto che vada fatto un ragionamento con se stessi  per stabilire se e fino a che punto si sia in grado di gestire situazioni simili.

Precampionato

La prima settimana di lavoro è solitamente conforme a quella prestabilita ma è frequente l’esigenza di  dover attualizzare le settimane successive in base ad una serie di criteri come:

  • la presenza o meno di infortunati,
  • il grado di  metabolizzazione del lavoro fisico fatto precedentemente o di assimilazione dei concetti tecnici,
  • l’esigenza di accelerare/decelerare a seconda delle risposte date dal campo,
  • la necessità di individualizzare i lavori di alcuni giocatori troppo indietro e troppo avanti.
programma allenamenti
da aiaroma.it

Tutto ciò deve essere frutto di analisi settimanali che lo staff deve assolutamente affrontare nella sua interezza.

Campionato

Inizia la fase più tattica.

Lo scouting degli avversari e la preparazione delle partite rappresentano una parte fondamentale e spesso decisiva del lavoro di staff.

Credo che il basket sia molto cambiato rispetto a un decennio fa o più.

Prima era frequente incontrare squadre capaci di fare scelte difensive diverse sulle stesse situazioni a seconda del giocatore, del lato di campo e di altri parametri di volta in volta analizzati.

Oggi questo è impossibile per l’eterogeneità anagrafica dei giocatori che compongono la squadra e per il processo di crescita tecnico-tattica degli stessi.

Credo sia molto più efficace avere poche regole, precise e facilmente metabolizzabili.

Di partita in partita si faranno piccoli adattamenti senza mai uscire dalle regole.

Sulla base di questo concetto  va impostato il lavoro di scouting e di valutazione delle scelte con gli assistenti ed il preparatore

In queste due fasi, PRECAMPIONATO e CAMPIONATO, il lavoro di staff si sviluppa in tre momenti differenti:

  • FUORI DAL CAMPO
  • IN CAMPO
  • IN PARTITA
Fuori dal campo
Scouting prossimi avversari

L’assistente addetto deve visionare almeno due gare dei prossimi avversari e produrre un report video che mi piace avere a disposizione subito dopo la partita precedente.

(Durante la settimana va scremato e mostrato alla squadra nella forma più breve e impattante possibile).

Deve contenere tutti gli attacchi usati in transizione e metà campo (da questi si estrapoleranno i 4/5 più usati su cui si lavorerà durante la settimana), le scelte difensive della squadra analizzata e le caratteristiche dei giocatori.

Scouting propria partita

A volte, se le circostanze lo richiedono, è opportuno produrre un video su se stessi.

Personalmente reputo che questo non vada fatto sistematicamente ma solo se c’è da enfatizzare qualche aspetto estremamente importante sia in negativo per correggere che in positivo per rafforzare la fiducia in qualcuno o qualcosa.

Programmazione

Con lo staff vanno valutate e decise le scelte tecnico-tattiche e programmata la settimana di lavoro.

Di giorno in giorno vanno preparati i piani di allenamento.

Infine, sulla base delle scelte tattiche e delle relative verifiche sul campo, si appronta il piano di partita definitivo.

IN CAMPO
Allenamenti

Gli assistenti devono conoscere a fondo il piano di allenamento e condurne parte a seconda delle capacità di ognuno.

Entrambi gli assistenti sulle 2 metà campo ed il primo assistente sul lavoro a tutto campo.

Il preparatore fisico avrà il proprio spazio in fase di attivazione e in eventuali lavori differenziati.

E’ ovvio che la profondità degli interventi degli assistenti dipenderà dalle capacità ed esperienza degli stessi.

Questo sia negli allenamenti di squadra che negli individuali e in quelli a gruppi per ruolo.

Se si hanno assistenti all’altezza si può anche assegnar loro la preparazione e lo sviluppo di una singola tematica tattica durante il corso dell’intero anno.

IN PARTITA
Riscaldamento

Lo conduce il preparatore o solo un assistente, sempre lo stesso.

Partita

Chiedo agli assistenti di parlarmi costantemente comunicando osservazioni e idee.

La stessa cosa dovrà fare il preparatore relativamente alla sfera fisica e alla fatica che “vede sulla faccia dei giocatori”.

Si può anche assegnare ad ogni assistente il compito di guardare  l’attacco o la difesa e, contestualmente, la redditività dei nostri attacchi e quella degli avversari.

Time out/Intervalli

Indicativamente:

  • i primi 20” per parlare con gli assistenti ed i restanti 40” per comunicare con la squadra nei time out;
  • 40” circa con gli assistenti e il resto  con la squadra durante gli intervalli tra quarti;
  • alla fine dei primi 20’ di gara ci si può dilungare un po’ di più ma non tanto da bloccare troppo la squadra in spogliatoio.

Ribadisco di essere assolutamente conscio che non in molte realtà è davvero possibile creare uno staff totalmente in grado di rendere pratiche le idee che ho esposto.

Io stesso, pur avendo avuto la fortuna di collaborare spesso  con assistenti e preparatori di buon livello, non ho sempre avuto la possibilità di lavorare con uno staff completo.

Lapalissianamente concludo,

meglio scegliere bravi tecnici e brave persone che bravi tecnici e basta.

di Domenico Sorgentone