Muoversi è salute: ma solo se lo fai con chi ha le competenze giuste

L’attività motoria è uno dei pilastri della salute a ogni età. Non si tratta solo di “rimettersi in forma”: il movimento attiva processi biologici profondi, migliora il funzionamento del sistema muscolo-scheletrico, stimola il…

…cervello e regola ormoni fondamentali come endorfine, dopamina e insulina.

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Richiamo fisiologico:

Ogni movimento attiva il sistema nervoso centrale, migliora la comunicazione neuromuscolare e stimola il metabolismo cellulare, favorendo l’equilibrio tra massa muscolare e grasso corporeo.

Perché l’attività motoria è importante a tutte le età?

👶 In giovane età: si costruisce la base

Durante l’infanzia e l’adolescenza, l’attività motoria è fondamentale per lo sviluppo armonico del corpo. Aiuta a formare uno scheletro robusto, favorisce la crescita muscolare e rafforza le capacità cognitive.

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Richiamo fisiologico:

Il carico meccanico prodotto dal movimento stimola la crescita ossea attraverso l’attività degli osteoblasti (cellule deputate alla formazione ossea).

Inoltre, migliora la plasticità sinaptica nei giovani cervelli, favorendo l’apprendimento.

🧑‍💼 In età adulta: si combattono stress e sedentarietà

Allenarsi regolarmente tra i 25 e i 60 anni è cruciale per prevenire malattie metaboliche, ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita. Bastano pochi allenamenti mirati a settimana per mantenere funzionale tutto il corpo.

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Richiamo fisiologico:

L’attività aerobica aumenta la sensibilità all’insulina, riduce l’infiammazione sistemica e attiva la produzione di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor), una proteina che protegge il cervello dallo stress e dall’invecchiamento.

👵 In età avanzata: si preserva autonomia e qualità della vita

Dopo i 60 anni, il rischio di sarcopenia (perdita di massa muscolare) e osteoporosi aumenta. Un programma motorio ben strutturato può mantenere la forza, l’equilibrio e la mobilità, riducendo il rischio di cadute e promuovendo l’indipendenza.

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Richiamo fisiologico:

Il movimento stimola le fibre muscolari di tipo II (veloci), che tendono a ridursi con l’età, migliorando la potenza e la reattività neuromuscolare. Inoltre, mantiene attivi i meccanismi di turnover osseo.

Ma attenzione: non tutti sanno allenare (anche se lo fanno)

Oggi chiunque può improvvisarsi “coach”, ma un vero professionista sa valutare lo stato fisico e fisiologico della persona, costruendo percorsi adattati a età, condizioni mediche e obiettivi.

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Richiamo fisiologico:

Un programma non personalizzato può causare sovraccarico articolare, alterazioni posturali e stress sistemico. L’assenza di una corretta progressione del carico compromette la capacità di adattamento biologico.

Scegli un professionista: ecco cosa fa davvero la differenza

Chi ha studiato, sperimentato e continua ad aggiornarsi, sa come il corpo risponde agli stimoli allenanti nel tempo. Allenarsi con un professionista non è solo più efficace: è più sicuro e sostenibile.

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Richiamo fisiologico:

Solo un professionista sa periodizzare il lavoro secondo i principi dell’adattamento biologico: sovraccarico progressivo, recupero, specificità e individualizzazione. Così si stimola l’ipertrofia muscolare, si migliora la funzione cardiaca e si riduce il rischio d’infortunio.

Come riconoscere un vero professionista?

Un vero professionista non si limita a “fare fare”, ma valuta, misura e corregge in base a evidenze scientifiche.

Si basa su conoscenze di anatomia, fisiologia, biomeccanica e metodologia dell’allenamento.

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Richiamo fisiologico:

Ad esempio, conosce la differenza tra allenare la forza massima (sistema neuromuscolare), la resistenza (capacità aerobica e anaerobica) o la mobilità articolare (tessuti molli e capsule articolari).

Conclusione: muoversi sì, ma con chi sa come guidarti davvero

Il movimento è medicina. Ma, come ogni terapia, va dosato, prescritto e monitorato.

Affidarsi a chi ha solo “esperienza personale” può farti perdere tempo… o farti male.
Allenarsi bene significa rispettare la tua fisiologia.

di Tiziano Megaro

Functional training

Fin dai tempi antichi, l’uomo ha avvertito la necessità di migliorare le prestazioni fisiche nelle varie espressioni della psicomotricità.

Cenni storici

Poco prima della battaglia delle Termopili (480 A.C.) re Serse incaricò i suoi esploratori di recarsi di nascosto nell’accampamento degli spartani al fine di spiarne le mosse.

Gli esploratori riferirono al sovrano come gli spartani fossero quotidianamente impegnati ad allenare il proprio corpo con esercizi calistenici.

spartano-allenamento

Solo dopo che, nel corso della battaglia, i 300 spartani riuscirono a tenere testa agli oltre 120.000 soldati di Serse, fino all’arrivo delle altre forze greche, il sovrano comprese a proprie spese la ragione per cui il popolo greco desse una tale importanza all’esercizio fisico.

Agli antichi greci dobbiamo il principio che recita come per accrescere la propria forza sia necessario manipolare il sovraccarico, incrementandolo progressivamente.

La massima espressione del fisico “ideale” fa ancora oggi riferimento alle statue greche.
Esercizi propedeutici di corsa nell’antichità

Nelle terme e nelle ville romane sono stati rinvenuti mosaici raffiguranti diversi soggetti (anche donne), impegnati nell’allenamento contro resistenza, a testimonianza della diffusione di tale pratica nella quotidianità.

I gladiatori che si misuravano negli anfiteatri, passavano le loro giornate dedicandosi all’allenamento di forza e destrezza, unitamente a quello volto al perfezionamento delle tecniche di combattimento.

Nel medioevo, gran parte dell’addestramento degli aspiranti cavalieri era basato su esercizi a corpo libero e con sovraccarichi.

Nei secoli, si sono poi sviluppate diverse tecniche e discipline, dalla ginnastica artistica al sollevamento pesi, all’esercizio calistenico.

Dal secolo scorso si è visto il proliferare di attrezzature per l’allenamento isotonico e ha decretato l’esplosione di una serie di nuove tecnologie.

Stati di squilibrio

A seguito dei protocolli di potenziamento sviluppati con tali attrezzature, sono stati rilevati alcuni stati di squilibrio nello sviluppo muscolare tra:

  • i distretti agonisti
  • antagonisti
  • fissatori e stabilizzatori dell’articolazione (o delle articolazioni),

interessate da un determinato movimento.

È stato altresì evidenziato un allungamento delle tempistiche di “trasformazione” delle sessioni d’allenamento della forza.

Fatto dovuto al presupposto che tali allenamenti erano stati essenzialmente concepiti per il muscolo e non per il movimento.

Ecco che è nata così la necessità di:

ricollegare l’allenamento muscolare alla corretta cinematica del gesto.

La mobilità

Il controllo motorio è parte di un complesso sistema fisiologico con primo attore il SNC (Sistema Nervoso Centrale), che organizza regola e controlla il movimento, nella sua interezza.

Il SNC diviene efficiente in presenza di una mobilità controllata e di una stabilità dinamica.

Riconosce i movimenti, non i muscoli e non permette un movimento che non può controllare.

All funzionale

Prima di tutto viene la mobilità:

  • si imparano schemi motori, da semplici a via via più complessi.
  • si crea  la base  motoria con nuovi engrammi motori, (che sia un’atleta o una persona comune), poi  la stabilità al movimento.

Ciò ci deve perciò insegnare che il nostro sistema nervoso è, nel suo complesso, ottimizzato per gestire dei “gesti”.

Nello specifico movimenti frutto di un’intenzione e perciò finalizzati al conseguimento di un risultato.

L’allenamento funzionale risponde alla necessità di sfruttare appieno i guadagni ottenuti in termini di forza muscolare mediante:

  • miglioramento della coordinazione interdistrettuale;
  • esercitazioni complesse che impegnino attività tonico posturale;
  • equilibrio e movimento applicabili a tutte le età.

Questa precisazione si rende necessaria in quanto un protocollo di allenamento funzionale che non tragga spunto da un’attenta valutazione dei sistemi di controllo di postura, equilibrio e movimento.

Sarebbe, di fatto, un viaggio senza meta.

In caso di un’alterata funzione del sistema tonico posturale, non sarebbe possibile allenare (e quindi migliorare) un gesto,

Al contrario, si andrebbe ad allenare un gesto “compensato” (quindi sbagliato), con tutte le conseguenze del caso:

minore efficacia terminale, rischi di fenomeni da sovraccarico, ecc…

Il concetto di regioni interdipendenti si riferisce al concetto che limitazioni funzionali, apparentemente estranee, in zone anatomiche remote, possano contribuire o essere associate con il disturbo primario del paziente

Da un punto di vista neurofisiologico, l’allenamento funzionale è tutt’altro che una banalità

L’Allenamento Funzionale consiste nel somministrare al corpo stressor (fattore di stress – agente stressante) che vadano ad incrementare i diversi parametri fisiologici.

Il sistema non sarà colpito da un unico “lato”, ma facendo arrivare stimoli complessi a cascata.

Quindi, in tale contesto, ben vengano metodi che usino principi propri del:

con attrezzi vari purché lo stimolo sia teso ad aumentare tutti i parametri da un punto di vista salutistico, funzionale ed estetico.

FT - body building

Lo scopo dell’allenamento non è quello di allenare il singolo muscolo o la singola caratteristica (forza, resistenza, mobilità articolare, ecc.).

Il fine è quello di allenare movimenti complessi che includono in sé molteplici abilità.

Finalità del functrional training

Secondo il functional training  bisogna ragionare in termini di movimento del corpo, di catene cinetiche.

Significa, dunque, focalizzarsi sul far lavorare i vari muscoli in sincronia.

Nella realtà l’attrezzatura può essere molto semplice o complessa.

Infatti comprende tutto ciò che ci permette di individualizzare l’esercizio e renderlo funzionale all’obiettivo nel rispetto della:

  • biomeccanica
  • anatomia
  • fisiologia del soggetto.

La fantasia in questo caso la fa da padrona!

Conclusione

Ritengo tutti gli attrezzi:

  • semplici e complessi
  • di fortuna e fantasia

adatti all’allenamento funzionale a seconda del soggetto considerato.

Possiamo quindi dire che è la corretta applicazione che determina la loro collocazione nel functional training .

Anatomia, fisiologia, biomeccanica e tecniche di utilizzo forniscono una seria preparazione all’allenamento funzionale.

di Davide Antoniella
Davide Antoniella Functional training
Il preparatore atletico prof. Davide Antoniella

di Tiziano Megaro

Ruolo del preparatore fisico nella programmazione dell'allenamento e nella prevenzione degli errori

Il preparatore fisico non serve a far correre di più: serve a far sbagliare di meno

Il ruolo del preparatore fisico viene spesso associato alla quantità di lavoro svolto dagli atleti.

In realtà, il ruolo del preparatore fisico moderno va…

…ben oltre il semplice allenamento: consiste nel prendere decisioni corrette per migliorare rendimento, disponibilità e continuità della prestazione. Si tratta di una differenza sostanziale che ancora oggi viene spesso sottovalutata.

Molti continuano a valutare il lavoro di un preparatore fisico in base alla fatica prodotta durante gli allenamenti, ai chilometri percorsi o all’intensità delle sedute. Ma il vero valore professionale non risiede nella capacità di far lavorare di più gli atleti.

Risiede nella capacità di farli allenare meglio.

Il ruolo del preparatore fisico oltre gli allenamenti

Per anni la figura del preparatore è stata associata all’idea di colui che “fa correre” la squadra.

Una visione che appartiene a un’altra epoca.

Oggi il ruolo del preparatore fisico è molto più ampio e complesso. Significa programmare, osservare, valutare, adattare e prendere decisioni continue sulla base delle esigenze individuali e collettive.

Ogni atleta risponde in modo diverso agli stimoli allenanti.

Ogni stagione presenta problematiche differenti.

Ogni squadra vive momenti particolari che richiedono aggiustamenti costanti.

In questo contesto, la qualità delle decisioni diventa più importante della quantità del lavoro.

Il preparatore fisico moderno è chiamato a osservare, programmare e prendere decisioni, non soltanto a proporre esercitazioni.

Far stancare è semplice, allenare è un’altra cosa

Far terminare un allenamento con gli atleti esausti non è particolarmente difficile.

Molto più difficile è individuare il carico corretto, il momento giusto per aumentarlo e quello in cui, invece, è necessario ridurlo.

La preparazione fisica moderna non ricerca la fatica fine a sé stessa.

Ricerca l’adattamento.

L’obiettivo non è dimostrare quanto si è lavorato, ma ottenere miglioramenti reali senza compromettere la disponibilità degli atleti e la qualità della prestazione.

In altre parole, non vince chi allena di più.

Vince chi allena meglio.

Il ruolo del preparatore fisico nella prevenzione degli errori

Le stagioni sportive raramente vengono condizionate da un singolo allenamento sbagliato.

Molto più spesso vengono influenzate dall’accumulo di piccoli errori.

Un recupero insufficiente.

Un atleta che rientra troppo presto dopo un infortunio.

Una gestione inadeguata dei carichi.

Una lettura errata dello stato di forma.

Una programmazione che non tiene conto delle esigenze tecniche e tattiche della squadra.

Sono questi gli aspetti che, nel lungo periodo, possono fare la differenza tra una stagione positiva e una deludente.

Dati, tecnologia ed esperienza

Negli ultimi anni la tecnologia ha fornito strumenti sempre più sofisticati per monitorare il lavoro degli atleti.

GPS, accelerometri, sistemi di tracking, test e piattaforme di raccolta dati rappresentano oggi un importante supporto per chi opera nel settore.

Ma è importante ricordare una cosa.

I dati aiutano a prendere decisioni.

Non prendono decisioni.

L’esperienza, la capacità di leggere il contesto, comprendere gli atleti e collaborare con lo staff tecnico continuano a rappresentare competenze fondamentali.

La scienza fornisce strumenti.

La competenza permette di utilizzarli nel modo corretto.

I dati supportano le decisioni, ma non sostituiscono l’esperienza e la capacità di interpretare il contesto.

Quando il lavoro migliore passa inosservato

Esiste un paradosso nella preparazione fisica.

Quando il lavoro è svolto bene, spesso nessuno lo nota.

Gli atleti si allenano con continuità.

Gli infortuni diminuiscono.

La squadra mantiene livelli prestativi elevati.

Le prestazioni restano stabili durante la stagione.

Tutto sembra normale.

Eppure dietro questa apparente normalità si nasconde un lavoro quotidiano fatto di osservazione, programmazione, confronto e decisioni ponderate.

Quando una squadra mantiene continuità di rendimento durante la stagione, dietro le prestazioni c’è spesso un lavoro invisibile di programmazione e gestione.

Conclusioni

Comprendere il vero ruolo del preparatore fisico significa capire che la qualità del suo lavoro non si misura dai chilometri percorsi o dalla fatica accumulata dagli atleti.

Si misura nella capacità di prendere decisioni corrette, prevenire errori e creare le condizioni affinché ogni atleta possa esprimere il proprio potenziale nel momento opportuno.

In definitiva, il ruolo del preparatore fisico non si limita a programmare allenamenti, ma consiste nel guidare un processo complesso in cui ogni scelta può influenzare la prestazione individuale e il rendimento della squadra.

Perché, alla fine, il preparatore fisico non serve a far correre di più.

di Tiziano Megaro

Coordinazione motoria

La coordinazione e gli schemi motori fondamentali

Proseguendo nel percorso intrapreso per trattare, sempre per sommi capi, le doti atletiche da allenare per diventare un giocatore completo, in questo caso di basket, parliamo della coordinazione e degli schemi motori fondamentali.

Spesso la coordinazione è ritenuta “un equivalente dell’agilità, essa è la capacità di sincronizzare tutte le componenti e le doti atletiche dell’individuo”.

La coordinazione e gli schemi motori fondamentali implica il concetto di sinergia.
Un esempio che mi ha colpito nel mio percorso di studi ed in particolare sulla coordinazione è stato quello fatto dal quotatissimo prof. Isaia Di Cesare (scomparso qualche anno fa).

“Se si considera un atleta che voglia imparare a fare il giocoliere usando 3 palle, senza adeguate istruzioni prima, l’atleta probabilmente non riuscirebbe a far roteare simultaneamente tutte le 3 palle in aria.

Invece bisogna mostrargli come viene eseguito questo esercizio con una breve dimostrazione (anche in maniera rallentata ma in modo didatticamente chiaro); in seguito s’insegnerà a gettare in aria una sola pallina, seguita poi dalla seconda, una volta che l’esercizio con la prima sia stato imparato.

Questa progressione graduale continuerà finché l’atleta non sarà in grado di eseguire il gioco delle tre palline”.

Con questa metodologia quando si deve insegnare un movimento o un’azione e aderire cosi al concetto di sinergia, bisogna:

  • Mostrare e far capire l’intero movimento;
  • Scomporre il movimento nelle sue parti;
  • Padroneggiare ogni singola parte dell’intero movimento;
  • Riassemblare le parti per creare un movimento completo e migliorato.

Far allenare alla coordinazione di movimento consente l’armoniosa integrazione di tutti i movimenti in un’azione fluida, controllata ed efficace.
Praticando ogni movimento, o meglio ancora, ogni parte di esso, l’atleta intensificherà molto lo sforzo totale.

Attività del gioco sport Pallarmonica – Lettere (Na) 2017/2018

Tutto ciò serve a capire che l’agilità e la coordinazione possono essere apprese. Un atleta può migliorare efficacemente le proprie prestazioni e diminuire il rischio d’infortunio semplicemente migliorando agilità e coordinazione.

La prossima volta che guarderete una partita di pallacanestro vi invito ad osservare le schiacciate, i passaggi da dietro la schiena ed i tiri da 3 punti e fate uno sforzo per seguire le tracce dei movimenti di un giocatore, meglio ancora se si ha la possibilità di vederlo a rallentatore, prendendo nota come un giocatore si sposta da un punto A ad un punto B.

Se si osserva attentamente vedrete i fondamentali movimenti come:

Gli schemi motori fondamentali sono esercizi evolutivi che i bambini imparano da subito e che saranno utili come movimenti fondamentali per più avanzate e specifiche capacità sportive.

L’abilità a muoversi in modo efficace ed esplosivo è essenziale per una prestazione vincente nel basket. Gli atleti naturali eseguono questi fondamentali schemi di movimento con un alto grado di profitto.

Tali giocatori sono notevolmente esplosivi, ma i loro movimenti in campo sembrano fluidi e senza sforzo. Questo perché gli allenamenti specifici sono continui e costanti.

Per la maggior parte degli esercizi in campo, come per la pallacanestro, richiedono movimenti come lo sprintare, gli spostamenti laterali di forza (scivolamenti), gli spostamenti indietro o difensivi, il correre indietreggiando, ed una gran varietà di salti.

Bisogna quindi allenare questi movimenti sostituendo quelli generali ad altri analitici, modificando continuamente la sequenza per mettere alla prova la capacità atletica di adattamento ad un costante mutevole stress fisico dell’atleta.

di Tiziano Megaro

Competenze del preparatore fisico durante una seduta di allenamento

La differenza non la fanno gli esercizi: la fanno le competenze

Il mondo della preparazione fisica è cambiato

Le competenze del preparatore fisico rappresentano oggi il vero elemento distintivo tra chi si limita a proporre esercizi e chi è realmente in grado di migliorare la prestazione, la salute e il benessere delle persone.

Il settore della preparazione fisica, dell’allenamento e dell’educazione motoria sta vivendo…

…una trasformazione profonda.

Oggi abbiamo accesso a una quantità enorme di informazioni. Bastano pochi secondi sui social network o sul web per trovare esercizi, metodologie, schede di allenamento e video dimostrativi di qualsiasi disciplina.

Questo rappresenta certamente un’opportunità.

Ma pone anche una domanda importante:

La risposta non si trova nell’esercizio.

La risposta si trova nelle competenze.

Formazione e aggiornamento continuo

Ogni professionista del settore dovrebbe possedere solide basi scientifiche.

La laurea, i corsi di formazione, i master e le certificazioni rappresentano strumenti fondamentali per costruire il proprio bagaglio culturale.

Le competenze del preparatore fisico non si costruiscono soltanto attraverso corsi e certificazioni, ma richiedono studio continuo e aggiornamento..

Le scienze dell’esercizio fisico evolvono continuamente.

Nuove ricerche, nuove evidenze scientifiche e nuove metodologie impongono un aggiornamento costante.

Studiare non dovrebbe essere un obbligo.

Dovrebbe essere una necessità professionale.

Chi smette di studiare inizia lentamente a perdere la capacità di comprendere i cambiamenti e di interpretare correttamente i bisogni delle persone che allena.

La fame di migliorarsi

Esiste però una qualità che nessun corso può insegnare.

La fame.

La voglia di conoscere.

La curiosità di capire il perché delle cose.

I migliori professionisti che ho incontrato nella mia carriera non erano necessariamente quelli con il curriculum più lungo.

Erano quelli che continuavano a fare domande.

Che osservavano.

Che studiavano.

Che cercavano continuamente di migliorare il proprio metodo di lavoro.

La differenza la fa la capacità di trasformare la conoscenza teorica in esperienza pratica.

Quello che ho imparato in oltre trent’anni di professione

In oltre trent’anni trascorsi tra scuola, preparazione fisica e sport di alto livello, ho avuto la fortuna di lavorare con atleti di età, categorie e discipline differenti.

Ho vissuto l’evoluzione della preparazione fisica passando da un’epoca in cui molte scelte erano affidate prevalentemente all’esperienza pratica ad una realtà in cui le evidenze scientifiche supportano sempre più le decisioni metodologiche.

Se c’è una lezione che ho imparato in questi anni è che nessun corso, nessun libro e nessuna esperienza isolata può considerarsi definitiva.

Ogni stagione mi ha insegnato qualcosa di nuovo.

Ogni atleta mi ha posto domande diverse.

Ogni gruppo ha richiesto soluzioni differenti.

Per questo continuo ancora oggi a studiare, confrontarmi e aggiornarmi.

Non perché sia obbligatorio, ma perché considero la formazione continua una responsabilità professionale verso le persone che mi affidano il proprio percorso di crescita.

l fascino degli esercizi spettacolari

Negli ultimi anni si è assistito a una crescente ricerca dell’esercizio scenografico.

Video spettacolari.

Attrezzi particolari.

Proposte che attirano l’attenzione e generano visualizzazioni.

Spesso però si rischia di confondere ciò che è appariscente con ciò che è realmente efficace.

Un esercizio non dovrebbe essere scelto perché è bello da vedere.

Dovrebbe essere scelto perché è utile.

Perché risponde a un preciso obiettivo.

Perché rispetta le caratteristiche dell’atleta o della persona che abbiamo di fronte.

Perché è inserito all’interno di una programmazione coerente.

Quando viene meno questa logica, il rischio di commettere errori aumenta notevolmente.

Copiare non significa saper allenare

Internet è una risorsa straordinaria.

Ogni giorno vengono condivisi migliaia di esercizi.

Ma salvare un video o riproporre un esercizio visto online non significa essere preparatori competenti.

La vera domanda non è:

La vera domanda è:

La preparazione fisica non è una raccolta di esercizi.

È un processo.

Un sistema organizzato.

Un percorso che richiede competenze metodologiche, fisiologiche, biomeccaniche e pedagogiche.

Un professionista deve sapere:

  • quando utilizzare un esercizio;
  • con quale intensità;
  • con quale volume;
  • con quale frequenza;
  • in quale fase della stagione;
  • con quale atleta;
  • per quale obiettivo.

Senza queste conoscenze anche il miglior esercizio può diventare inutile o addirittura dannoso.

Dietro ogni esercizio c’è una scelta

Molti giovani professionisti mi chiedono spesso quali siano gli esercizi migliori per sviluppare la forza, la velocità o la prevenzione degli infortuni.

La mia risposta è quasi sempre la stessa:

“Dipende.”

Può sembrare una risposta evasiva, ma in realtà è la più corretta.

Lo stesso esercizio può essere straordinariamente efficace per un atleta e completamente inadatto per un altro.

Può essere corretto in un determinato periodo della stagione e controproducente in un altro.

Può rappresentare una progressione oppure una regressione a seconda del livello dell’atleta.

Questo è il motivo per cui la preparazione fisica non può ridursi ad una raccolta di esercizi presi dal web o dai social network.

Ciò che conta non è l’esercizio in sé, ma il ragionamento che ne giustifica l’utilizzo.

La capacità di programmare

Una delle principali competenze del preparatore fisico è la capacità di programmare il lavoro nel breve, medio e lungo periodo..

Programmare significa avere una visione.

Significa collegare il lavoro quotidiano agli obiettivi settimanali, mensili e stagionali.

Ogni seduta dovrebbe rappresentare un tassello di un progetto più ampio.

Non si tratta semplicemente di riempire un’ora di allenamento.

Si tratta di costruire adattamenti.

Si tratta di guidare un percorso.

Questo vale per l’atleta professionista, per il giovane in formazione e per il semplice praticante che desidera migliorare il proprio stato di salute.

Personalizzare è il vero valore aggiunto

Non esistono programmi universali.

Non esistono esercizi miracolosi.

Esistono persone diverse.

Esistono atleti diversi.

Esistono esigenze diverse.

Le competenze del preparatore fisico emergono soprattutto nella capacità di adattare l’allenamento alle caratteristiche individuali.

La personalizzazione rappresenta probabilmente la più alta forma di competenza professionale.

È ciò che distingue chi applica protocolli standardizzati da chi costruisce percorsi realmente efficaci.

Dalla scuola allo sport professionistico

Nel corso della mia carriera ho avuto la possibilità di lavorare sia nel mondo della scuola sia nello sport professionistico.

Sono realtà apparentemente molto diverse, ma accomunate da un principio fondamentale:

le persone vengono prima dei programmi.

Uno studente di scuola secondaria, un atleta dilettante e un professionista di alto livello hanno bisogni differenti, ma necessitano tutti della stessa attenzione metodologica.

Ascoltare, osservare, valutare e personalizzare.

Le migliori programmazioni non nascono davanti a un computer.

Nascono dalla capacità di comprendere chi abbiamo di fronte.

Ai giovani professionisti del settore

Vorrei rivolgere una riflessione soprattutto a chi sta iniziando questo percorso professionale.

Non abbiate fretta.

Non rincorrete esclusivamente il guadagno immediato.

Non cercate scorciatoie.

Investite sullo studio.

Investite sulla vostra formazione.

Investite sulla vostra credibilità.

Imparate ad amare questo lavoro prima ancora di considerarlo una fonte di reddito.

Le competenze richiedono anni per essere costruite.

L’autorevolezza si conquista nel tempo.

I risultati economici rappresentano spesso la conseguenza naturale di un lavoro svolto con competenza, passione e professionalità.

Una riflessione finale

Viviamo in un’epoca in cui è possibile apparire competenti molto più facilmente di quanto sia possibile diventarlo realmente.

I social network mostrano il risultato finale.

Lo studio, i dubbi, gli errori, le riflessioni e gli anni di esperienza restano invece dietro le quinte.

Ma sono proprio questi elementi a costruire un professionista credibile.

Ai giovani educatori, istruttori e preparatori fisici vorrei lasciare un messaggio semplice.

Non abbiate fretta di insegnare.

Abbiate prima la pazienza di imparare.

Non cercate di impressionare.

Cercate di comprendere.

Non rincorrete continuamente l’esercizio più spettacolare.

Cercate il metodo più efficace.

Perché gli esercizi passano.

Le mode cambiano.

Le competenze del preparatore fisico non possono essere copiate o improvvisate, ma devono essere costruite nel tempo.

di Tiziano Megaro

Allenamento settore giovanile

La capacità di carico nello sport giovanile

Nei giochi sportivi la formazione nella fanciullezza e nell’adolescenza richiede un processo di sviluppo della capacità di gioco di lunga durata.

Nei primi anni di tale processo…

…troviamo, in primo piano, lo sviluppo della rapidità, della coordinazione e del comportamento tecnico – tattico durante il gioco.

Se si vuole garantire la capacità di carico in questa fase andrebbe evitata qualsiasi specializzazione precoce e assicurare uno sviluppo multilaterale della muscolatura.

A tale scopo si espongono:
  • le particolarità del controllo dell’allenamento;
  • alcuni fattori che possono alterare lo stato di salute e la capacità di carico;
  • le misure di prevenzione in alcuni giochi sportivi di invasione come tra gli altri la pallacanestro.
Sport invasione


Nei giochi sportivi d’invasione, un inizio precoce della costruzione della prestazione è giustificato dalla necessità di realizzare un notevole processo di apprendimento il cui scopo è rendere possibile la realizzazione della grande varietà di prestazioni motorie richieste in questo tipo di sport.

Obiettivi

L’allenamento giovanile si pone, soprattutto, l’obiettivo di sviluppare le abilità e le capacità tecnico – tattiche necessarie in questi giochi sportivi.

Le numerose richieste che si pongono alle prestazioni sportive del giocatore sono caratterizzate:

  • Dalla necessità di sviluppo della capacità di prestazione individuale;
  • Da attività che si svolgono nel contesto di una squadra tenendo conto dell’avversario
  • Dalla situazione di gioco in continuo cambiamento che debbono essere realizzate con grande rapidità per un lungo periodo di tempo.

Per questa ragione, se, si vogliono realizzare notevoli prestazioni sportive in questi sport, oltre a capacità organico – muscolari specifiche (rapidità, forza, resistenza), sono importanti quelle funzioni psichiche e nervose che notoriamente presentano i periodi più favorevoli al loro sviluppo nell’età evolutiva:

  • infanzia,
  • preadolescenza
  • adolescenza.
allenamento giovanile
Facilitazioni neuronali

Gli importanti presupposti tecnico – tattici necessari in questi sport si consolidano attraverso facilitazioni neuronali tra le quali debbono essere citate:

  • Le funzioni degli organi di senso che permettono di percepire e di elaborare rapidamente e con precisione gli stimoli esterni;
  • Il controllo neuromuscolare preciso ed efficace dei movimenti, adeguato alla situazione delle azione e delle reazioni di gioco

(Cit. Gudrun Frohner – )

L’Autrice, Gudrun Fröhner docente presso l’Istituto di Scienze Applicate all’Allenamento di Lipsia, è attualmente una delle maggiori esperte in campo mondiale delle problematiche legate alla capacità di carico dei bambini e dei giovani atleti.)

L’adattamento alle condizione concrete del gioco e le prese di decisione per le azioni successive richiedono uno sviluppo molto elevato delle capacità di reazione, delle capacità di trasformazione dei movimenti e di anticipazione.

Alla base della possibilità di reagire rapidamente durante la partita, e, quindi, come garanzia sia della prestazione sportiva sia della capacità di carico, troviamo uno stato di freschezza fisica e nervosa.

Le conseguenze dei carichi inappropriati

Le cause principali delle conseguenze di carichi inappropriati e di traumi che debbono essere evitate sono rappresentate da:

  • pattern errati di movimento;
  • da un ristabilimento insufficiente;
  • da comportamenti scorretti di gioco.

Anche ciò richiede una costruzione a lungo termine (processo di apprendimento) della prestazione di gioco.

I carichi e le sollecitazioni che esigono questo tipo di giochi sportivi (cosiddetti d’invasione) in linea di principio corrispondono a quelle degli sport di rimando (tennis, pallavolo), tuttavia esistono differenze notevoli.

Trauma sportivo
Foto di Karolina Grabowska
Conclusioni

Tali differenze riguardano non soltanto le diversità delle tecniche sportive che permettono di trattare la palla ma, anche, in generale, le differenti attività muscolari – generalmente molto rapide e mutevoli.

Devono essere eseguite per un lungo periodo di tempo – e il continuo ripetersi di situazioni di contatto e di lotta con l’avversario di gioco.

di Tiziano Megaro

Coordinazione

La coordinazione e gli schemi motori fondamentali

Spesso la coordinazione è ritenuta un equivalente dell’agilità, essa è la capacità di sincronizzare tutte le componenti e le doti atletiche dell’individuo. La coordinazione implica, così, il concetto di sinergia.

Un esempio che mi ha colpito nel mio percorso di studi ed in particolare sulla coordinazione è stato quello fatto dal quotatissimo…

prof. Isaia Di Cesare (scomparso qualche anno fa).

“Consideriamo un atleta che voglia imparare a fare il giocoliere usando 3 palle.

Senza adeguate istruzioni prima, l’atleta probabilmente non riuscirebbe a far roteare simultaneamente tutte le 3 palle in aria.

Invece bisogna mostrargli come viene eseguito questo esercizio con una breve dimostrazione (anche in maniera rallentata ma in modo didatticamente chiaro).

In seguito s’insegnerà a gettare in aria una sola pallina, seguita poi dalla seconda una volta che l’esercizio con la prima sia stato imparato.
Questa progressione graduale continuerà finchè l’atleta non sarà in grado di eseguire il gioco delle tre palline”.

prof. Isaia Di Cesare
Con questa metodologia quando si deve insegnare un movimento o un’azione e aderire cosi al concetto di sinergia, bisogna:
  • Mostrare e far capire l’intero movimento;
  • Scomporre il movimento nelle sue parti;
  • Padroneggiare ogni singola parte dell’intero movimento;
  • Riassemblare le parti per creare un movimento completo e migliorato.

Far allenare alla coordinazione di movimento consente l’armoniosa integrazione di tutti i movimenti in un’azione fluida, controllata ed efficace.

Praticando ogni movimento, o meglio ancora, ogni parte di ogni movimento, l’atleta intensificherà molto lo sforzo totale.

Coordinazione di movimento

Tutto ciò serve a capire che l’agilità e la coordinazione possono essere apprese. Un atleta può migliorare efficacemente le proprie prestazioni e diminuire il rischio d’infortunio semplicemente migliorando agilità e coordinazione.

La prossima volta che guarderete una partita di pallacanestro vi invito ad osservare le schiacciate, i passaggi da dietro la schiena ed i tiri da 3 punti e fate uno sforzo per seguire le tracce dei movimenti di un giocatore, meglio ancora se si ha la possibilità di vederlo a rallentatore, prendendo nota come un giocatore si sposta da un punto A ad un punto B.

Se si osserva attentamente vedrete i fondamentali movimenti come saltare, operare i rimbalzi, correre, schivare e caracollare (volteggiare) in avanti, indietro e di lato.

Gli schemi motori fondamentali sono esercizi evolutivi che i bambini imparano da subito e che saranno utili come movimenti fondamentali per più avanzate e specifiche capacità sportive.

L’abilità a muoversi in modo efficace ed esplosivo è essenziale per una prestazione vincente nel basket.

Gli atleti naturali eseguono questi fondamentali schemi di movimento con un alto grado di profitto. Tali giocatori sono notevolmente esplosivi, ma i loro movimenti in campo sembrano fluidi e senza sforzo.

Questo perché gli allenamenti specifici sono continui e costanti.

Per la maggior parte degli esercizi in campo, come per la pallacanestro, richiedono movimenti come lo sprintare, gli spostamenti laterali di forza (scivolamenti), gli spostamenti indietro o difensivi, il correre indietreggiando, ed una gran varietà di salti.

Esplosivo

Bisogna quindi allenare questi movimenti sostituendo quelli generali ad altri analitici, modificando continuamente la sequenza per mettere alla prova la capacità atletica di adattamento ad un costante mutevole stress fisico dell’atleta.  

di Tiziano Megaro

Arbitri di Pallacanestro: quando il Potere Oscura il Sacrificio

La pallacanestro è uno sport di sacrificio. Dietro ogni partita ci sono il sudore degli atleti, la preparazione meticolosa degli allenatori, il lavoro silenzioso dei preparatori atletici, i sacrifici immensi dei dirigenti e, soprattutto, la passione che spinge all’investimento da parte di proprietari, sponsor e presidenti.
Ogni settimana, squadre intere investono tempo ed energie per arrivare pronte alla domenica, per giocarsi tutto in quaranta minuti di passione e strategia. Eppure, troppo spesso, …

…il lavoro di mesi viene spazzato via da decisioni arbitrali incomprensibili, errate o semplicemente incoerenti.

Quando il Direttore di Gara Diventa Protagonista

L’arbitro dovrebbe essere un garante della regolarità del gioco, un punto di riferimento che permette agli atleti di esprimersi al meglio nel rispetto delle regole.
Ma sempre più frequentemente assistiamo a un’inversione di ruolo: invece di essere un giudice imparziale, l’arbitro diventa il protagonista assoluto della gara.

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collaborazione arbitro – coach – giocatori

Fischi discutibili, gestione della partita incoerente, atteggiamenti arroganti: e così la sfida tra due squadre si trasforma in una lotta contro un’autorità

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che sembra più interessata a imporre la propria presenza che a garantire il corretto svolgimento del match.

Decisioni Sbagliate e la Mancanza di Trasparenza

Un errore arbitrale può capitare, fa parte del gioco.
Ma quando questi errori si moltiplicano e diventano sistematici, la questione cambia.

Troppe volte assistiamo a:

  • fischi inspiegabili
  • a chiamate che variano da un’azione all’altra senza un criterio chiaro
  • a interpretazioni del regolamento che sembrano dipendere dall’umore del momento
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La coerenza e la trasparenza sono fondamentali per la credibilità di qualsiasi competizione, eppure nel basket, soprattutto a certi livelli,

Il Rispetto per il Lavoro di Chi Sta in Campo

Chiunque abbia calcato un parquet sa quanti sacrifici ci sono dietro ogni partita.

Gli allenatori dedicano ore allo studio delle strategie, i preparatori atletici si impegnano per garantire agli atleti la migliore condizione fisica, i giocatori lavorano con determinazione per migliorarsi e perfezionarsi, i dirigenti coordinano ogni aspetto affinchè tutto sia impeccabile

Tutto questo, però, viene spesso vanificato da chi, con un fischio sbagliato, può cambiare l’inerzia di una partita, demoralizzare una squadra e compromettere mesi di lavoro.

Il problema non è solo tecnico, ma anche umano.

Alcuni arbitri sembrano dimenticare che davanti a loro ci sono persone che dedicano la loro vita a questo sport.

Alcuni atteggiamenti arroganti e poco dialoganti non fanno che aumentare la frustrazione di chi vive il basket con passione e professionalità.

Cosa Serve per Migliorare la Situazione?

Il problema degli arbitri non è nuovo, ma si fa sempre più evidente con il passare delle stagioni. La soluzione non è semplice, ma alcuni passi sarebbero fondamentali per garantire maggiore equità e rispetto:

Formazione più rigorosa: Gli arbitri dovrebbero essere sottoposti a controlli e aggiornamenti costanti, con una valutazione trasparente delle loro prestazioni.

Maggior dialogo con le squadre: Un arbitro che spiega le proprie decisioni, che mantiene un atteggiamento aperto e rispettoso, è un arbitro che guadagna credibilità.

Uso della tecnologia: Se in altri sport il supporto tecnologico aiuta a ridurre gli errori, perché nel basket si fa ancora così fatica ad adottarlo in maniera efficace e soprattutto in ogni categoria?

Più umiltà e meno protagonismo: L’arbitro deve ricordarsi che il suo ruolo è garantire il rispetto delle regole, non diventare il centro della partita.

Conclusione

Il basket è uno sport meraviglioso, fatto di talento, strategia e sacrificio.

Quando a decidere una partita,però, non sono le squadre in campo, bensì decisioni arbitrali errate o atteggiamenti di superiorità ingiustificati, qualcosa si rompe.

È ora di riportare il rispetto al centro del gioco:

Perché il basket lo fanno loro, non chi fischia dalla linea laterale.

di Tiziano Megaro

La potenza

La potenza nella Pallacanestro

La capacità di generare energia è di importanza cruciale per una prestazione atletica vincente.

Nel basket quando tutte le altre doti tra due giocatori sono all’incirca di pari livello, è il giocatore più potente che vince, di solito.

La formula per determinare la potenza è:

Potenza = forza x distanza / tempo

Ciò che questa formula significa in termini semplici è che

per diventare un giocatore di basket più potente bisogna esercitarlo ad una forza massima nel più breve lasso di tempo.

Bisogna ricordare che potenza è definita come la massima quantità di forza che un muscolo può generare nel tempo.

Se la forza ha un ruolo vitale nell’equazione di potenza, ancora, alcuni allenatori e giocatori, commettono l’errore di confondere la forza con la potenza ed erroneamente giudicano la potenza in base alla quantità di peso che un giocatore può sollevare in palestra.

Questo non è un’unità di misura della potenza, ma piuttosto un indicatore della forza assoluta ed è di poco valore se non è subito trasferibile al campo di basket.

Per contro un atleta potente è in grado di unire la forza massimale con la velocità di movimento.

La forza esplosiva è anche chiamata dinamica o forza funzionale e dovrebbe essere lo scopo di ogni programma di allenamento di resistenza.

La pliometria

L’allenamento pliometrico è un modo estremamente efficace per unire la velocità alla forza ed ha come risultato la forza dinamica (energia).

  • saltare in alto
  • saltellare
  • passare la palla medica
  • fare torsioni e piegamenti addominali

sono solo alcuni delle centinaia di esercizi pliometrici che aumentano la componente rapida dell’energia.

Gli adattamenti fisiologici associati all’allenamento pliometrico sono di natura neuromuscolare.

La pliometria utilizza la naturale tendenza elastica del muscolo ed il potenziamento riflesso per produrre una forza più grande.

Si potrebbe pensare ai principi della pliometria come a quelli di un elastico che viene tirato e poi rilasciato.

Mentre l’elastico è tirato l’energia è immagazzinata nelle proprietà elastiche della gomma. Quando la tensione viene allentata, l’energia è trasferita in una uguale e opposta reazione.

La pliometria facilita il caricamento di un muscolo, o di un gruppo di muscoli, inducendo una rapida estensione che provoca una risposta neurologica che produce una più vigorosa contrazione reattiva.

Il processo di sviluppo della potenza nel basket deve essere rivolto al miglioramento della velocità, della forza e della meccanica del movimento.

Miglioramento della velocità

Per incrementare tutte le capacità motorie (ad esempio tutti i movimenti in avanti, indietro, laterale e quello combinato) bisogna indirizzare gli sforzi verso lo sviluppo di una notevole lunghezza del passo pur mantenendo una rapida frequenza dello stesso.

Questo permetterà di coprire più terreno e di mantenere nello stesso tempo il proverbiale “passo rapido” che gli allenatori considerano una caratteristica importante dei grandi giocatori di basket.

La potenza è la capacità di esercitare una forza esplosiva che può essere esercitata:

  • dal petto
  • dalle spalle
  • dai tricipiti
  • quando si esegue un passaggio all’altezza del petto
    • oppure la temporanea contrazione dei muscoli, che permettono le articolazioni delle anche, delle ginocchia e delle spalle appena prima di un salto verticale.

La velocità con la quale i muscoli coinvolti sono in grado di contrarsi e di esercitare forza è direttamente proporzionale all’energia prodotta.

Velocità di esecuzione

In altre parole, più veloce è l’applicazione della forza, più grande è il potenziale per un aumento della potenza.

Un altro fattore è la quantità assoluta di massa o di peso che deve essere spostato.

Se si trasporta un peso eccessivo in forma di grasso extra, sarebbe molto conveniente elaborare un programma per la perdita del peso insieme ad uno specifico allenamento di potenza per aumentare la forza ed anche i tessuti muscolari dell’atleta in questione.

Con meno grassi e più muscoli si avrà il potenziale per effettuare movimenti in maniera più esplosiva.

Miglioramento della forza

La capacità di esercitare una forza in modo esplosivo – di muoversi con più potenza – richiede un’adeguate quantità di forza muscolare.

Di conseguenza, più grande è la forza dell’atleta, più grande è il potenziale per una aumento della produzione di forza.

La forza è importante per un giocatore di basket solo se si trasferisce subito sul campo da gioco.

E’ difficile ripetere in palestra i molti schemi di movimento che si eseguiranno durante una situazione di gioco o un allenamento.

L’allenamento di forza funzionale cerca di mettere in connessione il lavoro in palestra al campo di gioco.

I palloni medicinali, le piste ruotanti, i giubbotti zavorrati, lo step sono soltanto alcuni dei metodi alternativi di sovraccaricare il sistema nel tentativo di costruire la forza e la potenza in modo specifico per l’azione di basket.

Schemi di movimenti usati sul parquet come il correre all’indietro, lo sprintare, lo schivare lateralmente possono essere tutti migliorati sovraccaricando questi movimenti attraverso la pratica dei principi di allenamento della forza funzionale, inseriti nel programma di allenamento.

Conclusione

Usare i movimenti più efficaci per eseguire con successo una particolare abilità è essenziale per la realizzazione di una maggiore potenza.

Unendo velocità e forza alla corretta meccanica di movimento, la produzione di forza avrà miglioramenti apprezzabilissimi.

di Tiziano Megaro

200000 utenti per trainingconcept.it

Siamo “200000”

Ringraziare, chi sta seguendo il nostro blog in completo silenzio, chi con numerose email, chi semplicemente contribuendo con delle proposte, chi mostrando dissenso su alcuni concetti, non sarà mai abbastanza.

Siamo…

…ufficialmente arrivati a 200000 visitatori con articoli letti, in media, da più di 120000 naviganti.

Un ulteriore e sentito ringraziamento va a chi spende un po’ del suo tempo per pensare, scrivere, modellare il proprio articolo a beneficio di tutti e sposando in pieno la finalità della piattaforma.

Ci auguriamo di tramutare, un giorno, i 200000 visitatori in potenziali autori di altrettanti articoli a favore dell’istruzione, della formazione e della condivisione.

Colgo l’occasione di rispondere a chi, tramite email e messaggi privati, ha chiesto di aumentare le uscite settimanali.

Come già scritto in passato “il rallentamento delle uscite ci è stato consigliato dalla legge del web” che ci suggerisce:

”la qualità non deve essere mai superata dalla quantità”.

Un’idea, invece, è quella di riproporre, attraverso i canali social a giorni alterni, gli articoli che la piattaforma archivia, per farli rivivere, rileggere o semplicemente per permettere a nuovi utenti di usufruirne.

Il mio augurio, ed invito, rimane sempre quello di continuare ad invadere la nostra email con suggerimenti, nuovi argomenti nonché complimenti ma soprattutto:

inviate articoli da pubblicare e condividere con chi segue assiduamente il nostro blog.

Grazie, grazie ancora alla nostra comunità che oggi si arricchisce di 200000 utenti!

di Tiziano Megaro

fitness

Fitness di base per il basket

BUONA FORMA CARDIORESPIRATORIA

Nello sport il livello della prestazione distingue un campione dal resto dei praticanti.

Nel basket quanto meglio un giocatore riesce a palleggiare, tirare e passare, tanto migliori saranno le sue possibilità di successo ma queste abilità specifiche caleranno se il giocatore avrà una scadente forma fisica.

Molti operatori della comunità sportiva (dirigenti, allenatori, giocatori) equiparano il condizionamento atletico con la buona forma fisica.

Componenti fisiche necessarie

Essere in forma fisicamente non è soltanto essenziale da un punto di vista medico.

fitness

Le seguenti componenti di fitness sono comunque importanti per un serio giocatore e nello specifico di basket:

Per un’atleta, però, mantenere una capacità fisica oltre gli standard abituali di salute e benessere è essenziale per assicurare una prestazione ad altro livello per un prolungato periodo di tempo.

Sfortunatamente molti  giocatori professionisti che sembrano essere in buona forma prestano pochissima attenzione alla propria salute fisica, mentale, sociale ed emozionale e poi si chiedono perche le loro carriere si sono abbreviate.

Mentre la buona forma fisica è un indicatore della salute complessiva, è il condizionamento atletico che determina il livello al quale le capacità specifiche di uno sport possono essere eseguite ed elevare tale livello.

Buona forma cardiorespiratoria

Una buona forma cardiorespiratoria si estrinseca nell’efficacia con la quale il cuore e i polmoni distribuiscono il sangue, l’ossigeno e le sostanze nutritive ai tessuti corporei attivi durante il lavoro fisico.

L’esercizio aerobico (con presenza di ossigeno) migliora la funzione cardiorespiratoria ed aiuta a prevenire le malattie cardiache.

L’allenamento aerobico può essere svolto attraverso una qualunque attività che richieda l’utilizzo continuo di grandi gruppi muscolari

  • camminare;
  • fare jogging;
  • nuotare;
  • andare in bicicletta;
  • sciare;
  • praticare il canottaggio

da 20 a 60 minuti, da 3 a 5 giorni alla settimana ad intensità moderata.

nuotare
bici
Sciare

Un tale programma di allenamento migliorerà o manterrà la propria buona forma cardiorespiratoria.

Un sistema cardiorespiratorio allenato efficacemente è capace di sostenere uno sforzo di bassa intensità per lungo tempo poiché è in grado di:

  • consumare una grande quantità di ossigeno;
  • di far circolare l’ossigeno;
  • di utilizzare in modo aerobico l’ossigeno come fonte di energia per un periodo prolungato.

Il basket, d’altra parte, richiede brevi ma intensi periodi di attività, così che i giocatori spendono moltissima energia ad un ritmo veloce.

Le corse anaerobiche (con assenza di ossigeno) sono un altro aspetto della buona forma cardiorespiratoria e forniscono energia per attività ad alta intensità, cosi i sistemi di energia anaerobica devono essere parimenti sviluppati.

Eppure perfino atleti con una eccellente forma anaerobica possono lavorare a pieno ritmo soltanto per un breve tempo prima di dover interrompere.

Qui subentra in gioco la condizione aerobica.

di Tiziano Megaro

La conidzione fisica

L’importanza della condizione fisica

Capacità di prestazione del giocatore di pallacanestro

La prestazione di gara o la capacità di prestazione del giocatore di pallacanestro (o sport similiare) viene formata da molteplici abilità, capacità e qualità che si condizionano reciprocamente e che sono interdipendenti.

Un modello strutturale ridotto delle componenti della condizione fisica del giocatore di pallacanestro è delineato dalla seguente struttura:…

Schema condizione fisica
Modello strutturale ridotto delle componenti della condizione fisica del giocatore di pallacanestro

La reciproca dipendenza per una capacità ottimale di gioco, soprattutto dei presupposti condizionali, tecnici e tattici è messa in evidenza da questa citazione:

“Un comportamento ottimale in gara ha come presupposto un atteggiamento tattico ottimale dell’atleta, però un piano tattico è realizzabile solo se si posseggono basi tecniche adeguate ad esso, i corrispondenti presupposti condizionali ed adeguate capacità intellettuali e volitive….”. (Cfr. Weineck)

giocatore pallacanestro


L’allenamento fisico – atletico del giocatore di pallacanestro si deve orientare, per prima cosa, sulle esigenze determinate della partita.

Con lo schema seguente si tenta di rappresentare, in forma semplificata, il profilo condizionale delle richieste del giocatore di pallacanestro (secondo prestazione, allenamenti , Gerisch, DickEditore Calzetti – Mariucci)


Basi fisiche della prestazione
  • FORZA
    • Forza di salto, forza di lancio, forza specifica arti inferiori (arresti, cambi di direzione), forza di scatto, forza generale del tronco
  • RAPIDITA’
    • Rapidità di scatto,Rapidità d’azione specifica di gara (ciclica – aciclica), Rapidità di movimento (ciclica – aciclica)
  • RESISTENZA
    • Resistenza di base (gen. Aerobica), Resistenza generale di gioco (anaerobico alattacida, aerobico lattacida)
  • FORME MISTE
    • Forza rapida, resistenza alla forza di scatto, resistenza generale della forza, resistenza ai tiri/passaggi,resistenza alla forza di salto
  • MOBILITA’ ARTICOLARE
    • Espressioni specifiche della mobilità delle articolazioni (cingolo scapolo – omerale, arti inferiori/piedi, arti superiori/mani)
E’ importante che:

Tutti gli atleti (qualsiasi ruolo, statura, peso e caratteristiche fisiche) hanno bisogno di allenare questi elementi senza esclusioni di ognuno.

Rif. Ad appunti di Jurgen e Weineck

di Tiziano Megaro

Test sportivo

Test organico e baropodometrico

Come servizio innovativo della corsa per prevenire infortuni e migliorare le performance

Per una corretta programmazione degli allenamenti di tipo organico è di fondamentale importanza effettuare test incrementali che permettano di identificare il punto ZERO (livello di partenza), ricercando:…

Il test

Il test organico combinato, con esame dinamico baropodometrico al tapis roulant, permette di ottenere una valutazione simultanea dei parametri fisiologici:

Dopo un’attenta anamnesi personale, un analisi degli sport praticati, dei traumi subiti e le operazioni alle articolazioni a cui si è stati sottoposti, si prosegue con la valutazione:

  • posturale attraverso test specifici di allineamento;
  • flessibilità e forza muscolare degli arti inferiori e del bacino
    • in piedi, da fermi o in movimento.

Successivamente viene effettuata una ripresa video su un tapis roulant dotato di sensori sensibili alla pressione.

test 1 corsa

È importante combinare il test organico all’esame baropodometrico  sia con sportivi che con amatori e con chiunque effettua attività organica, compreso i bambini.

test 2
Il tapis roulant baropodometrico

Il tapis roulant baropodometrico rivestito di sensori sotto il tappeto di camminamento, consente una accurata analisi delle pressioni plantari.

Rileva la distribuzione del carico a terra durante le fasi della camminata e della corsa in condizione di comfort e di incremento di intensità, esaminando come l’apparato locomotore compie ogni singolo movimento nella sua dinamicità.

L’utilizzo di telecamere sincronizzate consente anche una dettagliata valutazione dell’atteggiamento posturale durante il movimento mettendo in evidenza come si sposa il peso, l’appoggio e i tempi di carico durante la camminata.

Davide a lavoro
Il prof. Davide Antoniella presso il suo studio

Si evidenzia la percentuale di appoggio sull’avampiede e sul retropiede ed eventuali casi di pronazione e supinazione.

Finalità del test

Questo test permette di fare delle valutazioni anatomiche e funzionali del piede e di altri distretti corporei ad esso connessi.

Permette, inoltre, di:

L’esame pertanto è utile nel descrivere la morfologia, la funzione e disfunzione del piede e dei segmenti corporei ad esso interconnessi (caviglia, ginocchio, anca)

L’esame si rivela utile prima, dopo e durante la fase riabilitativa.

Il piano di lavoro programmato per l’attività organica, qualsiasi obiettivo si abbia, sottopone le  strutture osteomuscolari e articolari a continui sovraccarichi per la ripetitività del gesto atletico;

soprattutto se quest’ultimo non viene eseguito nella maniera corretta o se vengono utilizzate calzature non specifiche.

Se il soggetto non distribuisce in modo corretto il proprio baricentro, le pressioni all’interno del piede e tra un piede e l’altro o se non ha una buona mobilità può provocare danni alle articolazioni.

Il programma seppur basato su test organici precisi    sarà del tutto inefficace se non supportato da una corretta analisi baropodometrica, perché può attivare le disfunzioni più comuni di un podista:

test 3

L’esame  combinato con le altre valutazioni ,  potrà pertanto fornire elementi importanti riguardo  sovraccarichi anatomici e funzionali, idoneità della calzature sportive ed eventualmente delle ortesi plantari testandone l’idoneità.

L’esame baropodometrico eseguito in questa maniera diventa una gait analysis ovvero la valutazione della biomeccanica dell’apparato locomotore.

Conclusioni

Correre con la consapevolezza di farlo nel modo corretto, dal punto di vista della postura e della dinamica, indossando la tipologia di calzatura più idonea, è fondamentale per prevenire gli infortuni e correggere le cause dei propri disturbi.

Tale valutazione ha quindi e soprattutto una funzione preventiva permettendo di  poter personalizzare il programma di allenamento, gli esercizi propriocettivi  e di stretching dei diversi distretti muscolari in modo funzionale.

In oltre si affina la tecnica, migliorando  il  passo,   evitando lesioni muscolari e osteoarticolari e

permettendo di migliorare la performance sportiva per raggiungere gli obiettivi nel modo più corretto, protettivo, tutelativo, cautelativo possibile.

di Tiziano Megaro

Davide a lavoro

Ciao Davide

Riprendiamo la nostra attività di divulgazione dopo la pausa esitva ricordando…

…con tutto il nostro affetto un amico prima di tutto ed un professionista di alto livello poi.

Purtroppo uno dei nostri autori non è più con noi.

Davide Antoniella ci ha lasciati a giugno.

Davide era molto conosciuto nel mondo sportivo per i suoi trascorsi.

Nel mondo della pallavolo aveva collaborato con diversi club.

Docente di scuola superiore, laureato in scienze motorie, preparatore atletico e prima ancora giocatore di pallavolo.

Davide Antoniella aveva talmente amato lo sport da farlo diventare il suo lavoro.

Differenza preparazione donne
prof. Davide Antoniella con un’atleta

Aveva esportato le sue grandi conoscenze e capacità anche nel calcio con le sue esperienze nel Venezia di Spalletti, con il quale era ancora in contatto ed il Padova.

Era il responsabile del centro di valutazione motorio “ACCADEMIA DEL FITNESS” sita a Parma del Dr. Massimo Spattini

Sarà sempre con chi l’ha conosciuto.

di Tiziano Megaro

Stretching yes or not

Stretching: yes or not?

Con la fine della stagione agonistica, ma soprattutto con l’inizio delle preparazioni precampionato per moltissimi preparatori e sportivi, torna in gran voga l’ormai vecchio dibattito sulla valenza dello stretching.

Fa bene? fa male? Non fa niente?

Una risposta assoluta come “si” o “no” a questa domanda, non solo è sbagliata a priori, ma anche del tutto assurda.

Innanzitutto è bene ricordare che con la parola stretching, spesso si intendono esercitazioni molto diverse tra loro, che inducono adattamenti differenti.

Credo si possa ormai affermare, senza molti dubbi, che in sport che non richiedono una particolare mobilità articolare, lo stretching statico (il più diffuso e conosciuto) eseguito in maniera maniacale, sia, se non negativo, per lo meno inutile.

E’ evidente, però, che per atleti giovanissimi che si avvicinano a qualsiasi tipo di disciplina non deve essere vietato.

Giovani stretching
Foto di Ketut Subiyanto
GLi abitudinari e i vari esercizi di stretching

Non bisogna però dimenticare che “molti atleti” sono “affezionati” ai loro riti preventivi e preparatori.

Spesso i possibili effetti negativi indotti dal divieto brusco, può superare quelli indotti dal fare, appunto, lo stretching statico.

Diverse sono le tecniche di stretching, come:

Lo stretching balistico

Molto in voga negli anni passati, consisteva nell’arrivare in posizione di allungamento molleggiando sui muscoli tesi.

Si forzano le parti del corpo in posizioni che oltrepassano il normale range di movimento (ROM), utilizzando lo slancio di un movimento oscillante.

Si arriva cioè in posizione di massimo allungamento, e poi si tenta di andare oltre questa posizione con un movimento brusco e violento.

Oggi questa metodologia è fortemente sconsigliata, perché si mettono a repentaglio l’integrità delle strutture muscolo-tendinee delle articolazioni interessate.

Lo stretching statico

E’ il più conosciuto.

Consiste nell’assumere lentamente una determinata posizione, diversa per ciascun muscolo o gruppo di muscoli, che va mantenuta per un periodo di tempo più o meno lungo.

Può essere attivo o passivo.

Quello Passivo differenzia dall’attivo, per l’intervento di altre persone o attrezzi che aiutano a raggiungere la posizione.

Lo stretching dinamico

Consiste nell’allungare un certo gruppo muscolare con oscillazioni e movimenti controllati.

L’escursione aumenta progressivamente fino a raggiungere il grado desiderato, per poi aumentare anche la rapidità del gesto.

Stretching dinamico
Stretching dinamico – da running studio
PNF “facilitazione propriocettiva neuromuscolare” o Isometrico

Esistono varie tipologie di stretching PNF, ma il più utilizzato consiste nell’allungare e contrarre la muscolatura durante la fase di stretching e approfittare della stanchezza della muscolatura che è stata contratta pochi secondi prima, per allungarsi sempre di più.

Quindi

Dire che lo stretching fa bene a priori, è sbagliato. Dire che lo stretching va evitato come la peste, è sbagliato.

Siamo dei professionisti con un bagaglio culturale che spazia dall’anatomia umana, alla fisiologia, biochimica, biomeccanico.

Pertanto siamo tenuti a conoscere nello specifico gli adattamenti indotti da tutte le diverse metodiche di stretching, e solo attraverso questa conoscenza saremo in grado di utilizzarle al meglio in base alla programmazione specifica per obiettivi.

Esempio

Molte tecniche di stretching statico, di cui oggi si parla tanto male, trovano un largo e positivo utilizzo in discipline che richiedono una grande mobilità articolare come la ginnastica artistica o il nuoto sincronizzato e la prevenzione ai traumi in quasi tutti gli sport.

Quindi, come già detto in tante riunioni tecniche e dibattiti in forum specializzati, avere conoscenze non vuol dire applicarle in modo indiscriminato senza rielaborarle alla luce delle proprie esperienze, degli anni di lavoro, di osservazione e di valutazione.

Un monito ai colleghi educatori – istruttori – preparatori fisici

Cerchiamo e continuiamo ad avere un approccio personale alle cose e di rielaborare le proprie conoscenze in modo elastico e funzionale: i libri e i testi non sono bibbie ma strumenti di notevole aiuto per permetterci di approfondire e studiare.

Vi invito infine a leggere alcune interessanti pubblicazioni sull’argomento del Prof. Gilles Cometti, un cardine nel nostro ambito.

Gilles Cometti
Gilles Cometti al lavoro con un atleta – da performancelab
Conclusione

Per quanto mi riguarda dedicare qualche minuto alla pratica dell’allungamento, in base alla mia esperienza pratica, ai miei approfondimenti ed alle mie continue partecipazioni a clinic specialistici,

va a completare quella che viene chiamata “programmazione ordinaria”.

di Tiziano Megaro


Anno 1

26 giugno 2020 – 26 giugno 2021

Un anno fa training concept.it è approdato nella rete per la prima volta.

Potrebbe sembrare strano ma tante sono state le emozioni che si sono susseguite prima – durante e dopo il lancio del blog.

Una su tutte l’incertezza sull’essere in grado di…

…avere la costanza necessaria per tenere alte le aspettative, nonostante tutto il progetto rimanga basato su un’idea senza scopo di lucro bensì di semplice divulgazione e scambio d’idee.

Non era scontato riuscire ad arrivare alle persone in modo spontaneo e collaborativo, seppur con l’aiuto di autorevoli ideatori d’interessanti articoli

training concept

Di sicuro la voglia di mettere in pratica questo progetto era tanta quindi ho messo da parte tutti i timori che oggettivamente avevo e sono andato dritto all’obiettivo

I punti di forza

Non è facile affermare se sono stati raggiunti i traguardi prefissati anche perché possono cambiare da persona a persona ed essere misurati su basi diverse:

  • numero di utenti raggiunti (90000 circa)
  • tempo trascorso sul proprio blog (12 minuti ad utente):
  • numero di lettori che hanno letto fino in fondo gli articoli (52000 circa)
  • la quantità di articoli prodotti (130 circa)
  • il monitoraggio delle newsletter

Tutto è corretto ed ha un senso

Ma come in matematica anche in questo caso i numeri devono essere verificati (la prova del 9) ed io l’ho fatto soprattutto tramite le miriadi di email e messaggi che ho ricevuto e ricevo in privato

Le difficoltà

È stato un duro lavoro:

  • impegnarsi a formulare,
  • impaginare
    • anche gli articoli dei tanti amici che hanno collaborato
  • rendere quando più leggibile possibile ciò che si voleva trasmettere
  • investire in tempo ed energia
  • trovare il giusto equilibrio tra
    • la qualità degli argomenti
    • la puntualità nella pubblicazione
    • la quantità mensile degli articoli
Grazie ai “cosiddetti” esperti

Senza di loro sarebbe stato impossibile raggiungere questi grandi obiettivi.

La particolarità, l’originalità, il valore degli articoli e degli argomenti trattati hanno fatto in modo da dare pregio e finalizzare quanto avevo da tanto tempo nella mia testa.

Li rinomino singolarmente perché ci hanno donato, gratuitamente, delle loro riflessioni ed osservazioni nello spirito della formazione comune.

L’anno che verrà

Visto che il grafico delle visualizzazioni è in continua crescita viene da sé che il primo obiettivo non è continuare a salire (me lo auguro comunque) ma rimanere costanti nelle aspettative.

Cercheremo di continuare a pubblicare articoli di buona qualità trovando un modo per stimolare e coinvolgere i tanti lettori nelle pubblicazioni inerenti alle tematiche del blog.

Si punterà a raggruppare i tanti articoli pubblicati in categorie visibili per facilitare la consultazione ed in previsione creare una newsletter

Grazie

Grazie davvero a tutti voi

di Tiziano Megaro

Agilità

L’AGILITA’

NELLA PALLACANESTRO


Dopo la velocità, continuiamo il nostro viaggio trattando un’altra dote atletica necessaria per diventare un giocatore di basket quantomeno completo.

Un sistema per muoversi più liberamente con maggiore agilità e velocità è quello di sviluppare una buona elasticità.

Inoltre, la capacità di fornire…

…prestazioni senza timori di infortunio si risolve in azioni più poderose.

Cosa origina la potenza?

Il livello di estensione di una banda elastica stabilisce la quantità di energia immagazzinata e la possibilità di emissione di forza.

Per il muscolo non è l’estensione, ma piuttosto la velocità dell’allungamento che determina l’originarsi della potenza.

Quando però un muscolo è allungato fino ai suoi limiti estremi, l’essere in grado di resistere ai rigori di questo allungamento massimale ed eseguire un movimento di grande potenza senza infortunarsi è molto importante per una resistenza e produttività a lungo termine.

L’ampliamento della gamma di movimenti è un fattore molto importante per diventare un atleta completo.

L’importanza dell’agilità

Strettamente collegata con l’equilibrio, l’agilità è necessaria agli atleti per regolare gli spostamenti del centro di gravità mentre in velocità variano le posizioni del corpo.

L'agilità
Foto di Tima Miroshnichenko

L’agilità è la capacità di cambiare direzione senza diminuire la velocità.

Un esempio

Immaginiamo un uomo alto circa 2 metri, di 115 Kg, che può sollevare 180 Kg da seduto e 500 Kg in piedi, che ci sprinta in piena velocità davanti a noi e che improvvisamente devia a razzo verso destra o verso sinistra apparentemente senza diminuire il passo.

La maggior parte dei giocatori deve decelerare considerevolmente per assumere un po’ di controllo prima di un rapido cambio di direzione.

Ridurre la decelerazione è un fattore chiave per migliorare l’agilità.

La capacità di cambiare direzione rapidamente spiega in larga misura perché in atletica i saltatori possono balzare così in alto.

Il saltatore, in questo caso, stabilisce la sua velocità durante l’approccio al salto e poi trasferisce questa velocità orizzontale in sollevamento verticale nei due rapidi passi prima del punto di battuta.

Saltatore

Queste stesse caratteristiche possono essere inserite nei movimenti sul campo di basket.

Conclusione

Bisogna includere degli esercizi che richiedono veloci cambi di direzione nello schema quotidiano di allenamento:

con l’allenamento frequente a cambiare direzione con movimenti in avanti, indietro, laterali e verticali, si migliorerà l’agilità dell’atleta.

Prossimamaente tenteremo d’illustrare – presentare esercizi dediti al miglioramento di questa dote atletica con la speranza di avere uno scambio con i tanti lettori del nostro blog.

di Tiziano Megaro


Trentesimo anno

30 – Trenta

È giunto anche per me l’anno n. 30.

Ho speso questi anni in palestre, campi di calcio, di tennis, di pallacanestro, piscine e piste di atletica leggera con bimbi, ragazzi e adulti, prestando il mio umile servizio di educatore – istruttore e preparatore fisico.

È stato, è e sarà sempre bello poterlo fare fin quando sarò in condizione. 

Quest’anno, più che mai, sento l’esigenza di condividere con tutti i miei amici e chi segue il mio blog, l’inizio del nuovo anno sportivo.

Dopo tanti campionati vissuti con lo Scafati basket, sarò il preparatore fisico della Virtus Arechi Salerno società che con la sua professionalità, organizzazione, serietà e voglia di crescere è riuscita a darmi i giusti stimoli e la giusta adrenalina.

Allenare i miei atleti  mi rende sempre più voglioso di programmare, sperimentare e rendere i loro allenamenti quanto più efficienti e funzionali possibili.

Ancora una volta  è ora di scendere in campo . 

Il gradino

Il gradino vuoto: 3^ puntata

Musica e contestazione.

I leader della battaglia in favore dei diritti umani sapevano usare parole forti e incisive.

Alcune di quelle parole finirono poi dentro le canzoni a loro dedicate.

come si evince dall’immagine di copertina tutta la storia porterà a spiegare i collegamenti tra i diritti umani e una finale olimpica di atletica leggera

Tiziano Megaro

di Dino De Angelis

Il movimento

Che cos’è il movimento?

Il prof. Pasquale Iezza regala, a tutti i nostri lettori, alcuni argomenti tratti dal suo libro “il movimento divergente” con il contributo del prof. Pino Palumbo, la dott.ssa Rosa Cipriano e del prof. Tiziano Megaro.

Saranno proposti, a puntate, alternandosi con i vari esperti della nostra piattaforma che hanno sposato, con grande generosità, la filosofia del nostro blog.

Il movimento è il modo più naturale che abbiamo per entrare in relazione con le cose che ci circondano.

Se si trovano in alto cerchiamo di…

arrivarci allungandoci o spiccando un salto, se sono in basso chinandoci con un piegamento, se sono vicine e davanti a noi camminando, se sono lontane e dobbiamo raggiungerle in fretta correndo.

Con il movimento instauriamo un dialogo con l’ambiente, ogni oggetto diventa accessibile, alla nostra portata.

Mettiamo un piede davanti all’altro ed usiamo una mano insieme all’altra per scoprire il mondo.

Il movimento ha la dinamicità dell’acqua che può essere solo contenuta in una forma, ma ha in più la forza di modificare con la sua energia creativa il contenitore.

Il movimento nello sport
Foto di Lukas

La nuova pedagogia del movimento divergente ha lo scopo di avviare un viaggio alla scoperta dell’intelligenza cinestetica, delle sue straordinarie potenzialità e dei suoi inesplorati sentieri.

Permette un collegamento tra il corpo, il mondo intorno a noi e le nostre emozioni.

Il movimento non ha confini e non deve avere frontiere, la sua ripartizione in punti ha solo lo scopo di condividere un’ipotesi di studio:

1) Il movimento automatico

Percorre le vie extrapiramidali e ci porta a dare una risposta meccanica, istintiva, agli stimoli ambientali.

  • Il midollo spinale è responsabile dei comportamenti automatici e stereotipati.
  • I riflessi spinali ci permettono una risposta quanto più rapida possibile in seguito a stimoli che segnalano situazioni potenzialmente pericolose per noi
    • se ad esempio la nostra mano è in contatto con una superficie bollente è fondamentale la reazione immediata dei muscoli senza aspettare l’elaborazione della corteccia cerebrale per evitare un’ustione;

2) Il movimento posturale 
  • Elabora le impercettibili informazioni provenienti dai propriocettori sensoriali e dal midollo spinale;
  • permette la conoscenza del nostro corpo nello spazio per arrivare a mantenere, attraverso i riflessi posturali, la nostra posizione eretta mentre siamo in piedi o camminiamo;
  • I propriocettori sono i sensori delle articolazioni, dei muscoli e dei tendini e rilevano la tensione muscolare e la posizione delle articolazioni;

Il segnale che parte dai propriocettori viene trasmesso fino al midollo spinale dal quale si origina un altro impulso nervoso che permette la contrazione involontaria della muscolatura.

Il movimento decisionale
3) il movimento convergente

Responsabile del movimento volontario, è più complesso perché integra le informazioni provenienti dai livelli inferiori e da quelli superiori del cervello.

Tutti i movimenti volontari del corpo sono guidati dal cervello, una delle parti più coinvolte nel controllo è la corteccia motoria.

Per realizzare i movimenti diretti verso una meta, la porzione anteriore del lobo frontale del cervello deve prima ricevere le informazioni dagli altri lobi, da quello parietale sulla posizione del corpo nello spazio e da quello temporale sulla memorizzazione delle azioni passate.

Il movimento convergente richiede una elaborazione percettiva, percorre le vie piramidali e ci permette di svolgere azioni volontarie che ripetute con l’allenamento, con l’imitazione di un modello, con l’addestramento, ci specializzano in una disciplina sportiva spesso unilaterale che sviluppa competenze specifiche a discapito di altre abilità motorie.

4) il movimento divergente
  • E’ la manifestazione espressiva, originale, articolata e consapevole delle nostre energie interiori.
  • E’ il movimento attento al nostro mondo interno in armonia con quello esterno.
  • Risana, in questo modo, le vecchie scissioni corpo-mente, ragione – sentimento, pensieri-affetto.

I nostri movimenti volontari non si dissociano dai nostri impulsi profondi.

Il pensiero, il movimento, l’emozione si uniscono in un unico flusso coinvolgendo ogni parte del cervello, si mettono in collegamento il sistema extrapiramidale e quello piramidale che in realtà non sono mai separati.

Il movimento divergente crea connessioni ripristinando il senso di unità. Le connessioni stabiliscono i nessi tra le sensazioni, le emozioni, le immagini e il pensiero, compreso quello laterale.

I gesti non sono frammentati, staccati, robotizzati, divisi perché vivono l’esperienza corporea nella sua pienezza migliorando il nostro modo di comunicare.

Il movimento divergente ci fa esplorare tutte le possibili combinazioni delle azioni motorie attraverso il gioco, una delle attività più serie che esistano, ricordandoci che non abbiamo un corpo, come se fosse un’automobile acquistata da poco, ma che siamo un corpo. 

Il sistema motorio

si divide, partendo dal basso in:

Le aree motorie oltre a quella motoria vera e propria sono quelle delle regioni corticali premotorie e quelle dell’area motoria supplementare.

I movimenti di tipo riflesso si fermano ai livelli inferiori, al midollo spinale, senza arrivare alla corteccia.

A completare il controllo del movimento ci sono poi il cervelletto e i nuclei della base, tra i quali c’è Putamen, una sorta di supereroe tuttofare a forma di guscio di noce.

La corteccia motoria è quella parte del cervello che pianifica, controlla ed esegue i movimenti volontari del corpo dall’alto del centro operativo del lobo frontale.

I movimenti involontari e volontari sono sempre integrati e il movimento divergente permette il loro naturale collegamento. 

Il  movimento divergente fa così il suo ingresso nelle scienze pedagogiche (Il Movimento divergente, Pasquale Iezza, Aranblu editore, 2001), un ingresso fondamentale perché fecondo di prospettive didattiche e formative nel mondo della scuola e dello sport. 

E’ il movimento, apprendista meccanico, specializzato nelle giunzioni neuro-muscolari, nei cambi, nei circuiti e nei gangli di collegamento, ed ha un’officina con tutte le chiavi di accensione dei motoneuroni di qualsiasi cilindrata.

Ha facilitato nuove risposte a discipline sportive che sembravano codificate in modo permanente, basti solo pensare:

Diego Maradona
Diego Maradona con la maglia dell’Argentina

che a rivederla “scioglie il sangue nelle vene”.

video tratto dal film ” cosi parlo’ bellavista” (1984)

di Pasquale Iezza