la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male …… anche nello sport!
Come gestire il gap generazionale coi nostri giovani ed aiutarli a crescere al meglio?
Spesso i giovani d’oggi smarriscono la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male a causa della moltitudine di stimoli esterni.
A 14-15-16 anni arrivano già i primi segnali di indifferenza emotiva, per cui sembra che un ragazzo non riesca più a provare emozioni di fronte a gesti o a fatti che avvengono.
A quest’età, a molti interessa solo ciò che procura: …
…una gioia istantanea
l’adesso e non il futuro
l’essere bugiardi per ottenere qualcosa
i sentimenti positivi sembrano essere scomparsi e commettere azioni sbagliate appare per loro come una cosa normale e giusta.
Nell’adolescenza, età molto difficile, avviene un’importante crescita emotiva e gli “input” esterni sono più affascinanti dei moniti e degli insegnamenti degli adulti.
I giovani d’oggi si sentono i padroni del mondo e cominciano a chiudersi in sé stessi.
A scuola spesso si comportano male con gl’insegnanti;
Il loro mondo è troppo spesso occupato da “cose materiali”:
il telefonino
gli amici
il fare il contrario del normale
perché è giusto così, il loro “mondo virtuale”
che di certo non sono dimostrazione dell’amore genitoriale, dell’affetto e della stima degl’insegnanti e degli allenatori, che dovrebbe essere la base di ogni processo educativo e che possono sembrare la soluzione al problema.
Come dimenticare il cambiamento nel modo di vestire!
Si dà sempre più importanza all’aspetto esteriore e alle marche all’ultimo grido, mentre prima si badava soprattutto alla personalità dell’individuo.
Agli allenamenti spesso ci si presenta con:
le scarpe slacciate la bandana
la fascetta
i “fantasmini”
una volta si arrivava sempre in orario, ben vestiti e con i calzettoni lunghi fino quasi al ginocchio.
Foto di cottonbro
Oltre alle relazioni profondamente rivisitate, anche i luoghi hanno avuto un cambiamento radicale:
ad esempio prima i parchi e gli oratori erano i luoghi di ritrovo per i giovani
Un altro fattore fondamentale, non concesso ai giovani nel passato, è l’eccessiva libertà offerta da quei genitori, che non curanti dei rischi a cui i propri figli vanno incontro, rischiano di finire in vere e proprie tragedie.
Infine, negli ultimi anni si è diffusa a dismisura la moda dei “selfie”.
due ragazze sorridenti
Foto di Emre Kuzu
Bisogna,tuttavia, sottolineare che questo fenomeno non riguarda tutto il mondo adolescenziale:
troviamo infatti molti ragazzi ben educati che non sono interessati, e preferiscono seguire le orme dei propri genitori.
Il loro mondo virtuale
Il “loro mondo virtuale” si trasforma in reale ……… e gli scherzi, le scampagnate con gli amici, le “suonate di campanelli e poi via di corsa, i “cori” e gli sfottò, che hanno reso le adolescenze passate indimenticabili, sembrano ormai aver perso il confronto!
I giovani d’oggi (non tutti, meno male!) si chiudono in un mondo tutto loro, governando il loro stato mentale e cancellando le relazioni con il mondo esterno.
In passato le amicizie venivano instaurate e consolidate con il puro contatto e dialogo, ora il contatto avviene attraverso uno schermo e influenza notevolmente i rapporti tra coetanei, provocando spesso amicizie virtuali, che si rivelano rischiose.
Pur non dimenticando che il “gap generazionale” è sempre esistito, che l’adolescenza di tutti noi è sempre stato un problema per gli adulti di ogni tempo, pare che oggi si sia dilatato a dismisura.
Con il passare del tempo è diminuita la corretta comunicazione che i giovani dovrebbe avere con i genitori, con gl’insegnanti e con gli allenatori, molti giovani non si prendono più le loro responsabilità e non sanno valutare la differenza tra il dare e l’avere,
per loro conta solo l’avere!
Conclusioni
Penso che un buon contributo al miglioramento della situazione potrebbe fornirlo la Scuola e……..tra tutte le materie che si studiano a scuola non ci sono quelle che dovrebbe essere ritenute importanti e fondamentali:
Uniti per la crescita dei nostri ragazzi Foto di fauxels
Sono convinto che in un futuro non lontano, si possa riuscire a capire l’importanza di ciò, perché i giovani d’oggi non sono e non possono essere delle “macchine”, ma hanno forti stimoli che bisogna imparare ad alimentare in modo positivo.
Datevi da fare genitori, insegnanti, istruttori ed allenatori: è un compito vostro aiutarli nella crescita!
Capacità di prestazione del giocatore di pallacanestro
La prestazione di gara o la capacità di prestazione del giocatore di pallacanestro (o sport similiare) viene formata da molteplici abilità, capacità e qualità che si condizionano reciprocamente e che sono interdipendenti.
Un modello strutturale ridotto delle componenti della condizione fisica del giocatore di pallacanestro è delineato dalla seguente struttura:…
Modello strutturale ridotto delle componenti della condizione fisica del giocatore di pallacanestro
La reciproca dipendenza per una capacità ottimale di gioco, soprattutto dei presupposti condizionali, tecnici e tattici è messa in evidenza da questa citazione:
“Un comportamento ottimale in gara ha come presupposto un atteggiamento tattico ottimale dell’atleta, però un piano tattico è realizzabile solo se si posseggono basi tecniche adeguate ad esso, i corrispondenti presupposti condizionali ed adeguate capacità intellettuali e volitive….”. (Cfr. Weineck)
L’allenamento fisico – atletico del giocatore di pallacanestro si deve orientare, per prima cosa, sulle esigenze determinate della partita.
Gli studenti hanno il diritto di avere gli Insegnanti migliori!
Non si può avere il meglio se non si preparano gl’insegnanti al meglio.
Anche nello sport i bambini e i giovani hanno diritto di avere Istruttori e Allenatori migliori.
La tessera non qualifica!
Insegnare è…
…un’arte e come ogni forma d’arte è sinonimo di:
passione
creatività
dedizione
condivisione
Un Insegnante, un Istruttore, un Allenatore, esattamente come un artista, mette se stesso, il suo sapere e il suo ingegno a disposizione degli altri (studenti, bambini, giovani), affinché la società esca migliorata dal percorso fatto insieme.
Tutti possono insegnare?
Se un laureato al concorso per entrare di ruolo come Insegnante ha risposto bene ad una prova con domande a crocette, se ha superato la prova scritta ed è stato “un fine dicitore” alla prova orale, può fare l’Insegnante?
Non credo!
Eppure in moltissimi casi è così!
Se un partecipante a un corso di formazione di una Federazione Sportiva è simpatico al Capo Istruttore, se fa quello che vuole lui, se giura che adotterà il metodo di insegnamento che vuole lui (ma poi farà in molti casi il contrario!) può insegnare ai bambini o ai giovani?
Foto di Mikhail Nilov
Non credo!
Eppure in molti casi è così!
Perché nel mondo della scuola non esiste un Corso di laurea o una specializzazione per diventare Insegnanti?
All’interno di questo corso ci dovrebbero essere molte ore di pratica su come si gestisce un aula, come si gestiscono a livello psicologico gli studenti, come si struttura una lezione efficace, come si utilizzano tutti gli strumenti tecnologici a disposizione, come si comunica, come si entra in empatia con gli studenti.
Perchè nel mondo dello sport non esiste un Corso di tirocinio “vero” anche nei Corsi di Formazione delle Federazioni Sportive che qualifica chi andrà a insegnare?
Si imparerebbe a comunicare con i giovani e i bambini, si imparerebbe veramente a “gestire” il gruppo, si imparerebbe a correggere l’errore, … e chi non è in grado (anche se ha la tessera) non deve più insegnare.
Non tutti possono fare gli Insegnanti!
Se uno studente si è laureato con 110 e lode ho solo dimostrato di essere un bravo studente, non significa assolutamente che ha le carte per fare l’Insegnante!!
Per non parlare del sostegno, con un corso di 400 ore “tutti” sono in grado di gestire delle persone “speciali”.
Foto di cottonbro
Incredibile!
Se gli studenti sono valutati a fine anno, lo devono essere anche gli Insegnanti e se un Insegnante non è stato giudicato all’altezza per insegnare, non può essere riconfermato.
Non basta un corso di formazione di 20 ore (anche se biennale) per avere la “licenza d’insegnare”.
Rinnovare la tessera ogni anno per continuare a insegnare non è abbastanza!
Ci vuole ben altro!
Chi non è capace non deve più insegnare!
La scuola italiana
Purtroppo la scuola italiana e l’Università è basata solo sui voti e gli studenti la vivono solo come obbligo, non si ricordano quasi niente di quello che studiano perché l’obiettivo è prendere un voto!
Seguire un corso di formazione per avere la tessera non basta, dobbiamo avere Istruttori e Allenatori preparati, competenti!
VOLTIAMO PAGINA!
Studenti migliori con Insegnanti migliori!
Bambini e giovani migliori con Istruttori e Allenatori competenti!
“Le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento; sono crisi di vita. Una società che non insegna è una società che non si ama, che non si stima; e questo è precisamente il caso della società moderna”. (Charles Peguy)
La collaborazione è la base di qualsiasi gruppo, partendo da valori riconosciuti da tutti i componenti
Come si può definire una “vera” squadra?
La squadra è un gruppo di persone preposte allo stesso compito e coordinate per una funzione comune.
Per essere una “vera” squadra non basta…
…vivere tutti sotto lo stesso tetto, nello stesso spogliatoio o in campo durante una partita, tutti i componenti della squadra, sia essa la famiglia o un “team” devono essere allineati, in equilibrio, uniti e con la mente rivolta a costruire un “vero” Team Building.
Foto di Ron Lach
Quando si può definire una famiglia come una “vera” squadra?
Il successo di una “vera” squadra-famiglia è dettato dalla sinergia e dal funzionamento di tutti i componenti: non può gravare tutto su una persona, ci sarebbe uno squilibrio, a lungo andare si perderebbe di efficacia e si creerebbero dei malcontenti.
Divisione dei compiti
Dividersi i compiti in una squadra e in famiglia significa:
riuscire a fare più cose assieme con dei compiti ben delineati;
stancarsi di meno;
essere più sereni;
riuscire a godersi anche del tempo per fare altre cose insieme.
Il fare una cosa, l’ubbidire, il rispettare le regole in casa può diventare più leggero se si cambia il punto di vista.
Nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa che non possiamo delegare a nessun altro, possiamo cercare delle modalità più leggere o comunque evitare di partire già “con il piede sbagliato” ed essere insofferenti quando si esegue un dovere.
Il dover ritornare in difesa per un attaccante in una squadra, può essere meno faticoso se contribuisce alle idee dell’allenatore che predilige il gioco a tutto campo.
In una famiglia e in una squadra non ci può essere competizione interna o lo scarica barile:
“Io faccio”, “Tu non fai”, “ Se io faccio …. tu devi fare…”
tutti devono collaborare ed essere a disposizione per il bene comune!
Foto di Andrea Piacquadio
Assolutamente in famiglia e in squadra non ci devono essere rancori e insofferenze nei confronti dei componenti o voglia di rivincita sugli altri.
Fare squadra! Una squadra serve per mettere dei buoni pilastri educativi.
La complicità e la collaborazione
In una famiglia è molto importante la complicità, soprattutto tra i due “capisquadra” il padre e la madre.
Per i figli non c’è niente di più bello che vedere il papà e la mamma che sono:
complici
alleati
collaborativi
e non due realtà individuali che vivono due vite parallele o secondo gli stereotipi classici del maschio che ha delle mansioni e la femmina delle altre.
In una “vera” squadra di calcio, di basket o di volley ci deve essere complicità e collaborazione tra il capitano e gli altri compagni e questa complicità (che non deve essere a danno dell’allenatore) i giocatori la devono creare durante l’allenamento, nello spogliatoio e nel tempo libero.
La casa, lo spogliatoio
In famiglia e in squadra è molto importante il concetto di “insieme” e di fare “con”.
È molto importante che i figli siano educati fin dalla prima infanzia alla collaborazione e non al fatto che devono essere serviti e riveriti.
Non si può preferire un figlio o una figlia rispetto all’altra o all’altro, i figli sono “tutti uguali” e se si pretende che i propri figli comprendano il rispetto, il valore di ciò che si fa per loro e i ruoli, deve passare il messaggio che i genitori sono disponibili, non a disposizione.
lo spogliatoio è sacro, nulla deve uscire dalla spogliatoio, nulla deve uscire dalla casa.
Se i figli non lo capiscono da piccoli, non lo capiranno neanche durante il periodo adolescenziale e cercare di inquadrarli quando sono grandi, diventa un’impresa veramente faticosa che rischia di trasformarsi in una lotta quasi quotidiana.
In uno spogliatoio ci si può dire di tutto ma non deve trapelare all’esterno.
Conclusioni Per evitare di finire a fare un continuo braccio di ferro ed essere sempre in rincorsa, è importante mettere delle buone basi sia in famiglia che in una squadra.
La famiglia e la squadra devono avere dei valori riconosciuti da tutti i componenti e permettono di differenziare ciò che è giusto da ciò che non lo è.
E’ opportuno a questo punto creare un “Team building” oliato alla perfezione e che produca risultati:
Come servizio innovativo della corsa per prevenire infortuni e migliorare le performance
Per una corretta programmazione degli allenamenti di tipo organico è di fondamentale importanza effettuare test incrementali che permettano di identificare il punto ZERO (livello di partenza), ricercando:…
Il test organico combinato, con esame dinamico baropodometrico al tapis roulant, permette di ottenere una valutazione simultanea dei parametri fisiologici:
e valutare i possibili problemi che potrebbero sorgere quando si cammina e/o corre .
Dopo un’attenta anamnesi personale, un analisi degli sport praticati, dei traumi subiti e le operazioni alle articolazioni a cui si è stati sottoposti, si prosegue con la valutazione:
Successivamente viene effettuata una ripresa video su un tapis roulant dotato di sensori sensibili alla pressione.
È importante combinare il test organico all’esame baropodometrico sia con sportivi che con amatori e con chiunque effettua attività organica, compreso i bambini.
Il tapis roulant baropodometrico
Il tapis roulant baropodometrico rivestito di sensori sotto il tappeto di camminamento, consente una accurata analisi delle pressioni plantari.
Rileva la distribuzione del carico a terra durante le fasi della camminata e della corsa in condizione di comfort e di incremento di intensità, esaminando come l’apparato locomotore compie ogni singolo movimento nella sua dinamicità.
L’utilizzo di telecamere sincronizzate consente anche una dettagliata valutazione dell’atteggiamento posturale durante il movimento mettendo in evidenza come si sposa il peso, l’appoggio e i tempi di carico durante la camminata.
una postura errata, ma anche disturbi correlati a patologie organiche e di tipo vascolare.
L’esame pertanto è utile nel descrivere la morfologia, la funzione e disfunzione del piede e dei segmenti corporei ad esso interconnessi (caviglia, ginocchio, anca)
L’esame si rivela utile prima, dopo e durante la fase riabilitativa.
Il piano di lavoro programmato per l’attività organica, qualsiasi obiettivo si abbia, sottopone le strutture osteomuscolari e articolari a continui sovraccarichi per la ripetitività del gesto atletico;
soprattutto se quest’ultimo non viene eseguito nella maniera corretta o se vengono utilizzate calzature non specifiche.
Se il soggetto non distribuisce in modo corretto il proprio baricentro, le pressioni all’interno del piede e tra un piede e l’altro o se non ha una buona mobilità può provocare danni alle articolazioni.
Il programma seppur basato su test organici precisi sarà del tutto inefficace se non supportato da una corretta analisi baropodometrica, perché può attivare le disfunzioni più comuni di un podista:
L’esame combinato con le altre valutazioni , potrà pertanto fornire elementi importanti riguardo sovraccarichi anatomici e funzionali, idoneità della calzature sportive ed eventualmente delle ortesi plantari testandone l’idoneità.
L’esame baropodometrico eseguito in questa maniera diventa una gait analysis ovvero la valutazione della biomeccanica dell’apparato locomotore.
Conclusioni
Correre con la consapevolezza di farlo nel modo corretto, dal punto di vista della postura e della dinamica, indossando la tipologia di calzatura più idonea, è fondamentale per prevenire gli infortuni e correggere le cause dei propri disturbi.
Tale valutazione ha quindi e soprattutto una funzione preventiva permettendo di poter personalizzare il programma di allenamento, gli esercizi propriocettivi e di stretching dei diversi distretti muscolari in modo funzionale.
In oltre si affina la tecnica, migliorando il passo, evitando lesioni muscolari e osteoarticolari e
permettendo di migliorare la performance sportiva per raggiungere gli obiettivi nel modo più corretto, protettivo, tutelativo, cautelativo possibile.
Gli insegnanti hanno il compito fondamentale di dare di più a chi ha momentaneamente di meno.
Maestro deriva da magister che a sua volta discende da magis che significa:
gli studenti hanno bisogno di qualcuno che gli dia di più.
Un facilitatore che in modo positivo li…
…accompagni nella costruzione dei loro saperi non dando niente per scontato.
Spesso nelle scuole si adottano metodi di apprendimento dove si mettono gli studenti in competizione, vale chi ha successo, chi è protagonista, chi è capace di performance eccellenti.
E’ una gara a chi sa di più, un confronto spietato dove se non ti classifichi nelle prime posizioni, quella dei migliori, ti senti inadeguato, incapace, minore rispetto all’altro, ed è proprio questo da evitare.
L’insegnante deve fare in modo che chi ha un talento lo coltivi per poi donarlo a chi ha maggiori difficoltà, solo in questo modo diventa veramente fertile.
Una corretta educazione
Offrire qualcosa all’altro non determina un rallentamento degli eccellenti anzi facilita il rafforzamento delle loro conoscenze perché possono ripetere con parole diverse quello che hanno appreso.
Gli ebrei utilizzano il metodo di ripetere ad alta voce ad un compagno la lezione da imparare, in questo modo memorizzano e solidificano i saperi.
Una corretta educazione non mira a far:
correre il più velocemente possibile,
leggere o scrivere in fretta
parlare speditamente
a dire le tabelline senza respirare,
perché ognuno ha i suoi tempi che vanno rispettati.
L’apprendimento
Ogni studente è un universo a parte, ricco di curiosità, di idee, di interessi, che va ascoltato singolarmente per fargli scoprire le sue infinite possibilità di adattarsi al mondo.
Gli insegnanti sanno che l’apprendimento non è un percorso isolato ma una strada da percorrere insieme, un correre passo dopo passo da singolo si arriva a moltiplicarsi con gli altri.
L’apprendimento è un processo fondamentalmente sociale, una pratica costruita insieme, una co-costruzione.
L’apprendimento è costruttivo quando quello che si apprende viene messo in contatto con l’informazione già conosciuta in modo da poterla riorganizzare in un procedimento migliorativo, questo è più agevole quando si ha la possibilità di condividere le informazioni.
Un compagno che ha capito già qualcosa e sta più avanti nel percorso diventa il tutor di chi sta un po’ più indietro, l’obiettivo è colmare il vuoto tra i due in modo che i ruoli nel tempo possano invertirsi.
Questo è molto importante nell’attività motoria, dove spesso dietro un rifiuto a praticarla c’è un’ansia, una frustrazione, una difficoltà a mostrarsi che quando viene superata libera anche la mente.
E’ questo il vero significato dell’imparare ad imparare.
Io imparo ad imparare quando imparo a colmare le distanze tra me e:
il compagno più bravo,
la disciplina,
la conoscenza,
l’insegnante,
il mio disagio.
Non è mai una lotta contro qualcuno ma è un processo di riempimento.
Sono vuoto di qualcosa, e questa mancanza non mi permette di arrivare alla pienezza, al compimento per cui sento il bisogno di apprendere.
Dal compagno che ha la mia stessa età, è alla pari con me, imparo più in fretta perché lui mi fa capire il senso di quello che sto apprendendo perché lui ha scoperto un significato nel trovare la soluzione ad un problema.
Quel significato, quella risposta di senso, mi facilita il cammino aiutandomi a trovare la risposta senza nessuna pretesa di fare il mio insegnante ma con l’atteggiamento dell’esploratore che ha la gioia di condividere la sua scoperta.
La positività
Non serve scoraggiarsi alle prime difficoltà, far rotolare il morale raso terra, è normale non capire subito qualcosa, o non riuscire a svolgere un gesto motorio, e soprattutto “nidda nasciu imparatu” come recita un simpatico proverbio sardo, “nessuno è nato conoscendo le cose”.
Tutto dipende da come la mente percepisce il mondo, non è utile sentirlo ostile.
Chi pensa che un problema, un compito, un esercizio siano insormontabili, che ormai è tutto inutile, non vale la pena impegnarsi, meglio copiare.
Diventa un complice della:
negatività
critica
lamentela
falsità
passività
e finisce con il dipendere sempre da qualcuno:
non è mai completamente libero.
L’atteggiamento vincente è quello di riuscire ad essere positivi, di mantenersi calmi e sereni, di affrontare la difficoltà nello studio riponendo la propria fiducia nell’altro.
L’educazione tra pari è una metodologia che pone gli studenti al centro del sistema educativo.
In particolare l’attenzione è posta sul gruppo dei pari, che costituisce una sorta di laboratorio sociale in cui sviluppare dinamiche, sperimentare attività, progettare, condividere, migliorando l’autostima e le abilità relazionali e comunicative.
Nello specifico
Si fonda su un approccio cooperativo dell’apprendimento in quanto si propone agli studenti di utilizzare le competenze acquisite per insegnarle ai propri compagni.
E’ basato sul lavoro in coppie o piccoli gruppi di pari dove uno è più esperto e assume il ruolo di tutor, di tutore: l’altro, meno esperto, è colui che deve apprendere, il tutee, il tutelato.
Il tutoring pone l’obiettivo educativo primario di imparare a studiare con gli altri.
Il ruolo dell’insegnante è di regia, in quanto attiva, organizza ed orienta verso il compito le potenziali risorse di apprendimento dei singoli alunni.
L’adulto o il coetaneo più esperto “offre” il suo modello di problem solving, non il contenuto, quindi, non il piatto servito e direttamente da imboccare ma le posate per poterlo mangiare.
Così c’è sempre una stampella a cui appoggiarsi per chi ne ha bisogno, un cucchiaio che ti viene offerto per la minestra riscaldata (scaffolding).
Imparare ad imparare è la competenza che preferisco.
Imparare dal latino significa acquistare.
E’ una parola composta da un in illativo e da parare (procurare) e quindi rimanda al catturare, acquistare una conoscenza.
Imparando prendo con me, un qualcosa che diventerà una risorsa che può consistere in un sapere, un’abilità o un comportamento, un qualcosa che è concreta e che farò mia, e allora diventerà veramente una mia preda, presa unicamente per me, ap-presa.
Questa preda ha però una particolarità, una volta catturata non vuole restare immobile nel mio carniere ma ha le ali della condivisione.
Ogni conoscenza acquisita spinge al volo, all’apertura, imparare diventa in questo modo un esercizio di mettere le proprie cose alla pari con l’altro che condivide con me compiti e finalità.
C’è sempre il pari nell’imparare, solo così il sapere sarà veramente fecondo.
L’uno diventa risorsa per l’altro.
Conclusione
Imparare è quindi anche un imparare a riconoscere se stesso e chi è diverso da se, accogliere i diversi stili di apprendimento.
Conoscenza e riconoscimento sono strettamente collegati e permettono alle persone finalmente di esistere, quel compagno che hai aiutato o dal quale sei stato aiutato ora c’è per te e ci sarà per sempre.
Questa naturale propensione al sapere condiviso, diviso con l’altro, è la prima tra tutte le pratiche didattiche che deve essere messa in opera e rafforzata nella nostra scuola.
Il grado di riconoscimento di ogni componente del gruppo, con le sue:
caratteristiche peculiari e speciali,
l’accettazione e la valorizzazione delle uguaglianze e delle differenze tra i compagni di classe,
il rispetto di ciascuno come persona,
permette di tenere uniti i diversi punti di vista e contribuisce all’apprendimento di tutti.
In tutti i gruppi, sportivi o non, lavorativi o semplicemente con una finalita’ comune, anche “ solo” ricreativa, si manifestano delle dinamiche che portano alla comparsa e alla strutturazione di ruoli all’interno di essi.
Nel corso di questo articolo ci concentreremo su cio’ che avviene in un…
…gruppo squadra di pallacanestro, gruppo di professionisti con formazione, eta’, cultura ed esperienza diverse tra loro, in alcuni casi molto lontane.
Questi individui hanno la possibilita’ di realizzarsi in un gruppo solo se hanno un unico obiettivo comune:
il raggiungimento del miglior risultato sportivo di squadra possibile.
Il gruppo
Piu’ il gruppo e’ in grado di avere delle proprie qualita’, una propria “anima”, piu’ i risultati potranno essere superiori alla mera somma delle caratteristiche tecniche ed umane dei singoli membri.
Nella costruzione della squadra, in quello che probabilmente e’ il periodo dell’anno in cui devono essere fatti meno errori possibili (clicca qui) e’ necessario, direi imprescindibile, non sbagliare la scelta degli uomini in base alle loro capacita’ di fare gruppo.
E’ importante scegliere persone, ancora prima che giocatori, in grado di convivere in un gruppo con precise regole, porre il bene comune davanti al proprio, ma anche individuare quelli che possono ricoprire determinati ruoli all’interno di esso.
a determinarli e definirli, ma la mia esperienza mi porta ad affermare senza ombra di dubbio che non si puo’ prescindere dalla presenza di un leader.
Il gruppo ne ha bisogno, ne sente la presenza e l’importanza!
Come individuare un leader
A questo punto credo sia opportuno sottolineare come non sempre il leader è il giocatore piu’ bravo tecnicamente o il piu’ performante o quello che eccelle in qualche categoria statistica.
Non dobbiamo infatti confondere il leader tecnico da quello “morale”.
Il leader tecnico
Lo s’identifica con:
il tempo,
attraverso le situazioni di gioco,
quello a cui dare la palla nei momenti decisivi
a cui affidare l’ultimo tiro,
quello da mandare in lunetta per i tiri liberi piu’ importanti
il giocatore a cui assegnare l’avversario piu’ pericoloso.
E possono essere anche piu’ di uno.
Spesso si prova ad immaginarli nella costruzione della squadra, ma e’ soprattutto l’esperienza delle partite che ci permette di identificarli.
Ma questi sono presenti in tutte le squadre, a tutti i livelli, infatti, c’e’ qualche giocatore che emerge per caratteristiche rispetto agli altri, quelli a cui affidare il ruolo piu’ importante e decisivo.
Il leader morale
E’ il secondo tipo di leader, quello che ho definito “morale”.
Quello che:
trascina il gruppo nel lavoro quotidiano,
che e’ un esempio per il raggiungimento degli obiettivi di squadra,
è in grado di tenere tutti “sulla stessa pagina del libro” nei momenti difficili
che non sempre lo si trova nelle squadre.
Non necessariamente emerge nelle statistiche personali, spesso lo fa, ma in alcuni casi non e’ nemmeno tra quelli che giocano di piu’:
Aiuta i compagni piu’ in difficolta’,
magari riportando le proprie esperienze personali,
aiuta i giocatori ad inserirsi in un ambiente nuovo,
è colui che all’interno dello spogliatoio favorisce aggregazione
sa far rispettare le regole che devono valere per tutti!
Lo si capisce e lo si avverte anche sul campo, grazie al suo linguaggio del corpo, una pacca sulla spalla, un cinque, un incoraggiamento, ma anche alzando la voce quando è necessario.
Durante la settimana la sua presenza ha un peso specifico ancora maggiore.
Quando l’obiettivo è lontano (la partita) e’ fondamentale avere chi ci “ricorda” con:
l’esempio,
la concentrazione,
l’abnegazione
che solo il lavorare al 100% ti permette di arrivare pronto all’evento.
Alcune di queste caratteristiche le ritroviamo nella figura dell’allenatore.
In diversi casi si sente dire che il leader del gruppo e’ proprio il coach, che con la sua personalita’, le sue idee e la sua mentalita’ riesce a guidare il gruppo verso gli obiettivi prefissati.
Quanto c’e’ di vero in queste affermazioni?
Proviamo a dare una risposta.
Non c’e’ nessun dubbio che un gruppo di giocatori che non segue il proprio allenatore e’ destinato a fallire.
Un allenatore che non riesce a trasmettere le proprie idee tecniche e tattiche avra’ una capacita’ di intervenire sui propri giocatori pressoche’ nulla e sarà veramente difficile costruire un gruppo.
Molto probabilmente assisteremo in questo caso ad un insieme di singoli giocatori piuttosto che ad una vera e propria squadra.
Ancor di piu’ ritengo importante la capacita’ del coach di inculcare la propria mentalita’ alla squadra.
Il buon allenatore lo si vede esattamente in questa circostanza.
Indipendentemente dalla qualita’ del gioco, dalle scelte tattiche o se siamo in presenza di un allenatore da palestra o piu’ gestore del gruppo.
Quindi puo’ essere l’allenatore il leader del gruppo?
La mia personale risposta e’ no!
Ritengo che la nostra categoria debba essere in grado di indicare gli obiettivi da raggiungere e stabilire la strada per farlo, di decidere le regole a cui il gruppo deve attenersi e magari prevedere delle eccezioni e spiegarne i motivi.
Deve operare delle scelte, anche impopolari, tenendo sempre a mente l’obiettivo finale, salvaguardare l’esigenze comuni rispetto a quelle dei singoli, ma in posizione piu’ di capo che di leader del gruppo.
Deve, infatti, in tante occasioni uscire da esso ed operare come se non ne facesse parte.
Non ha gli stessi diritti dei giocatori, ed ha responsabilita’ diverse da essi, deve prendere decisioni (vi rimando all’articolo riguardo il lavoro di staff – clicca qui) e deve avere l’ultima parola in caso di divergenze di idee.
Conclusione
Non puo’ esserne il leader, ma deve essere capace di rappresentare una guida, in poche parole deve esserne il capo.
La combinazione perfetta e’ la presenza di un capo autorevole e di almeno un leader positivo dalla spiccata personalita’.
Se pensiamo alle grandi squadre e al raggiungimento di grandi obiettivi,
non possiamo prescindere dall’individuazione di queste due figure!!
Non stiamo parlando di un numero qualsiasi, né di una cifra priva di significato, né di una sequenza di numeri scelta a caso.
Questo numero rappresenta tutte le persone che, nell’arco di due anni, hanno seguito attentamente il nostro blog, riempiendoci di complimenti e offrendoci prospettive diverse dalle nostre su vari temi affrontati.
Ma ciò che è ancora più significativo è che questo numero rappresenta tutti quegli utenti che ci hanno incoraggiato a non chiudere la nostra piattaforma, dimostrando quanto fosse importante per loro.
La sospensione effettiva si è rivelata una scelta inevitabile, in quanto, a seguito della dolorosa…
…scomparsa di uno dei fondatori del nostro blog, Davide Antoniella, abbiamo perso la capacità di riscoprire l’ispirazione necessaria per continuare il nostro lavoro con lo stesso impegno.
Questa perdita ha profondamente influenzato il nostro team
Dopo quel tragico evento, è stato difficile ritrovare la motivazione e l’entusiasmo per mantenere il blog attivo con lo stesso impegno di prima.
Dopo più di due anni trascorsi dall’ultima pubblicazione degli articoli, pronti a riprendere il viaggio proprio da dove ci eravamo interrotti.
Abbiamo accumulato nuove idee e prospettive interessanti da condividere con voi, e siamo entusiasti di iniziare questa nuova fase insieme.
ECCO IL NOSTRO RITORNO
Riprenderemo a pubblicare ogni giovedì.
Proseguendo la nostra collaborazione con molti dei professionisti esperti che ci hanno supportato e seguito in questi due anni di attività.
Oltre a questo, abbiamo in programma di introdurre una serie di nuove e affascinanti novità, che avremo il piacere di presentare dettagliatamente in un secondo momento.
Scusateci per l’assenza ma siamo di nuovo qui.
Vogliamo esprimere il nostro sincero ringraziamento ai 118789 utenti che ci hanno donato:
la spinta
la motivazione
l’energia necessaria
per portare avanti il progetto che è stato avviato diversi anni fa e che ha visto un notevole sviluppo nel tempo
con l’intento di raggiungere gli obiettivi prefissati e consolidare i risultati ottenuti fino ad ora
Aveva esportato le sue grandi conoscenze e capacità anche nel calcio con le sue esperienze nel Venezia di Spalletti, con il quale era ancora in contatto ed il Padova.
Non ci sembrava vero quando Jacobs passò per primo al traguardo dei 100 metri, dovemmo rivedere il replay più volte per convincerci che, dopo i grandi mostri sacri del passato da Carl Lewis a Usain Bolt, toccasse proprio a un italiano!
L’Italia che a quella gara non era mai neppure arrivata in finale da…
…tempi immemorabili (Mennea nel 1980 nella specialità era arrivato in semifinale).
Inaspettato
Poi arriva questo ragazzotto di colore ed origini texane ma cresciuto in Italia fin da bambino, che addirittura ha anche più di qualche difficoltà a parlare inglese, a regalarci non solo la finale, ma addirittura la medaglia più ambita!
Lo abbiamo dovuto vedere più volte senza nemmeno respirare quello sprint pazzesco che ha regalato un successo insperato e, per questo, ancora più bello.
tralasciando le attribuzioni di paternità geografica dell’atleta che provengono nientedimeno che dal presidente della regione Lombardia della Lega, ovvero di quel partito che più degli altri è assolutamente contrario all’immigrazione!
mentre tutti i “sani di mente” ponevano l’accento sul fatto che ormai le società sono multietniche e multirazziali, altrimenti non vedremmo, ad esempio, in Francia una quantità inimmaginabile di uomini e donne di colore, tanto nella società civile che sui vari campi sportivi.
Ma si sa, ormai tutto si butta in caciara (cioè in politica) ed ogni pretesto è buono per affermare i propri convincimenti o contrastare gli avversari.
Ragion per cui cercheremo di non cadere nella trappola e considerare questi atleti per ciò che sono, ovvero dei semplici figli della multirazziale società contemporanea.
Ma la cosa mica finisce qui
Con la vittoria di Jacobs ci sentivamo già sufficientemente appagati, mentre pochi minuti prima di quella gara un altro atleta (stavolta nato e cresciuto in Italia) ci regalava l’oro nel salto in alto:
In pochi minuti eravamo diventati la nazione che correva più veloce e saltava più in alto del mondo.
Ora non so se ti capaciti di quello che questa cosa vuol dire, ma di suo ha un’importanza enorme.
La avrebbe ovviamente per qualunque paese, ma per l’Italia di questo 2021 ne ha ancor di più.
Un paese che:
pare uscire come un gigante dal periodo più buio che l’umanità abbia passato
poche settimane prima era uscita vincitrice da una competizione sportiva europea nello sport più amato battendo l’Inghilterra
si qualifica alle Olimpiadi anche nel basket dopo non so più quanti secoli e fa pure una eccellente figura prendendosi il lusso di giocarsela punto a punto persino con i vice campioni del mondo (Francia)
complessivamente rafforzando un po’ dappertutto la propria presenza in ambito sportivo in discipline che per decenni non ci vedevano più ai vertici.
Nel frattempo arrivano anche altre medaglie, qualcuna pure particolarmente preziosa:
Poi, insperatamente, ancora una volta come molte altre gare, arriva un’altra affermazione di quelle che nessuno ci credeva:
l’oro nella staffetta 4×100
In questa staffetta (manco a dirlo) corrono due atleti di colore, tra cui Eseosa Desalu (ma abbiamo detto di non buttarla in casciara, e allora niente).
C’è ovviamente ancora Jacobs che corre la seconda frazione e nei suoi 100 metri ne guadagna tanti, ma non basta ancora e Lorenzo Patta.
Finchè un sardo milanese, Tortu (quello della pubblicità della fibra ottica) fa capire che hanno scelto il testimonial giusto e si va a prendere (ancora una volta contro gli inglesi) l’ennesimo oro per i nostri colori.
Con la fine della stagione agonistica, ma soprattutto con l’inizio delle preparazioni precampionato per moltissimi preparatori e sportivi, torna in gran voga l’ormai vecchio dibattito sulla valenza dello stretching.
Fa bene? fa male? Non fa niente?
Una risposta assoluta come “si” o “no” a questa domanda, non solo è sbagliata a priori, ma anche del tutto assurda.
Innanzitutto è bene ricordare che con la parola stretching, spesso si intendono esercitazioni molto diverse tra loro, che inducono adattamenti differenti.
Credo si possa ormai affermare, senza molti dubbi, che in sport che non richiedono una particolare mobilità articolare, lo stretching statico (il più diffuso e conosciuto) eseguito in maniera maniacale, sia, se non negativo, per lo meno inutile.
E’ evidente, però, che per atleti giovanissimi che si avvicinano a qualsiasi tipo di disciplina non deve essere vietato.
Foto di Ketut Subiyanto
GLi abitudinari e i vari esercizi di stretching
Non bisogna però dimenticare che “molti atleti” sono “affezionati” ai loro riti preventivi e preparatori.
Spesso i possibili effetti negativi indotti dal divieto brusco, può superare quelli indotti dal fare, appunto, lo stretching statico.
Molto in voga negli anni passati, consisteva nell’arrivare in posizione di allungamento molleggiando sui muscoli tesi.
Si forzano le parti del corpo in posizioni che oltrepassano il normale range di movimento (ROM), utilizzando lo slancio di un movimento oscillante.
Si arriva cioè in posizione di massimo allungamento, e poi si tenta di andare oltre questa posizione con un movimento brusco e violento.
Oggi questa metodologia è fortemente sconsigliata, perché si mettono a repentaglio l’integrità delle strutture muscolo-tendinee delle articolazioni interessate.
Lo stretching statico
E’ il più conosciuto.
Consiste nell’assumere lentamente una determinata posizione, diversa per ciascun muscolo o gruppo di muscoli, che va mantenuta per un periodo di tempo più o meno lungo.
Può essere attivo o passivo.
Quello Passivo differenzia dall’attivo, per l’intervento di altre persone o attrezzi che aiutano a raggiungere la posizione.
Lo stretching dinamico
Consiste nell’allungare un certo gruppo muscolare con oscillazioni e movimenti controllati.
L’escursione aumenta progressivamente fino a raggiungere il grado desiderato, per poi aumentare anche la rapidità del gesto.
Esistono varie tipologie di stretching PNF, ma il più utilizzato consiste nell’allungare e contrarre la muscolatura durante la fase di stretching e approfittare della stanchezza della muscolatura che è stata contratta pochi secondi prima, per allungarsi sempre di più.
Quindi
Dire che lo stretching fa bene a priori, è sbagliato. Dire che lo stretching va evitato come la peste, è sbagliato.
Pertanto siamo tenuti a conoscere nello specifico gli adattamenti indotti da tutte le diverse metodiche di stretching, e solo attraverso questa conoscenza saremo in grado di utilizzarle al meglio in base alla programmazione specifica per obiettivi.
Esempio
Molte tecniche di stretching statico, di cui oggi si parla tanto male, trovano un largo e positivo utilizzo in discipline che richiedono una grande mobilità articolare come la ginnastica artistica o il nuoto sincronizzato e la prevenzione ai traumi in quasi tutti gli sport.
Quindi, come già detto in tante riunioni tecniche e dibattiti in forum specializzati, avere conoscenze non vuol dire applicarle in modo indiscriminato senza rielaborarle alla luce delle proprie esperienze, degli anni di lavoro, di osservazione e di valutazione.
Un monito ai colleghi educatori – istruttori – preparatori fisici
Cerchiamo e continuiamo ad avere un approccio personale alle cose e di rielaborare le proprie conoscenze in modo elastico e funzionale: i libri e i testi non sono bibbie ma strumenti di notevole aiuto per permetterci di approfondire e studiare.
Vi invito infine a leggere alcune interessanti pubblicazioni sull’argomento del Prof. Gilles Cometti, un cardine nel nostro ambito.
Gilles Cometti al lavoro con un atleta – da performancelab
Conclusione
Per quanto mi riguarda dedicare qualche minuto alla pratica dell’allungamento, in base alla mia esperienza pratica, ai miei approfondimenti ed alle mie continue partecipazioni a clinic specialistici,
va a completare quella che viene chiamata “programmazione ordinaria”.
“Ogni bambino possiede delle capacità (DNA, esperienze,…..) e in base alle sue capacità è in grado di sviluppare delle competenze e se tu, Istruttore, vuoi migliorare le sue competenze, devi metterlo in condizione di aumentare le sue conoscenze”.
Un bambino pensa e esegue in base alle proprie conoscenze e alle proprie capacità, altrimenti non diventerà mai compente e abile nell’eseguire un gesto o un movimento.
Ora si parla di apprendimento cognitivo, ma prima che apprendimento era?
Il cognitivismo esisteva già dal 1981 e ancora prima! Mi ricordo che dal 1981 parlavo di tassonomia, di conoscenze, di capacità e di competenze.
Insegno in Università Cattolica (Scienze della Formazione) da oltre 35 anni e ricordo agli addetti ai lavori che i progetti devono essere scientificamente codificati (con un gruppo di controllo) e non astratti!
Oggi si parla di neuroscienze, ma prima non si lavorava sulla lateralità, sulle funzioni dei due emisferi, sullo spazio, sul tempo?
Mi sembra il gioco delle “tre carte”!
Molti bambini non:
conoscono che cosa possono fare con il proprio corpo
quindi è importante aumentare la conoscenza degli schemi motori di base e posturali;
conoscono lo spazio
quindi è importante educare lo “spazio topologico”, migliorando le conoscenze spaziali;
prendono delle decisioni
quindi è importante fornire loro delle conoscenze relative al “making”;
sono in grado di modificare una iniziativa presa inizialmente
quindi dobbiamo migliorare le conoscenze alternative;
padroneggiano determinati movimenti con la palla
quindi “manualità” e aumento dei gesti di manipolazione
più conoscenze un bambino possiede più è in grado di “gestire” il movimento;
conoscono “i fondamentali individuali”
quindi sarebbe opportuno aumentare le conoscenze sui fondamentali.
Potrebbe sembrare strano ma tante sono state le emozioni che si sono susseguite prima – durante e dopo il lancio del blog.
Una su tutte l’incertezza sull’essere in grado di…
…avere la costanza necessaria per tenere alte le aspettative, nonostante tutto il progetto rimanga basato su un’idea senza scopo di lucro bensì di semplice divulgazione e scambio d’idee.
Non era scontato riuscire ad arrivare alle persone in modo spontaneo e collaborativo, seppur con l’aiuto di autorevoli ideatori d’interessanti articoli
Di sicuro la voglia di mettere in pratica questo progetto era tanta quindi ho messo da parte tutti i timori che oggettivamente avevo e sono andato dritto all’obiettivo
I punti di forza
Non è facile affermare se sono stati raggiunti i traguardi prefissati anche perché possono cambiare da persona a persona ed essere misurati su basi diverse:
numero di utenti raggiunti (90000 circa)
tempo trascorso sul proprio blog (12 minuti ad utente):
numero di lettori che hanno letto fino in fondo gli articoli (52000 circa)
la quantità di articoli prodotti (130 circa)
il monitoraggio delle newsletter
Tutto è corretto ed ha un senso
Ma come in matematica anche in questo caso i numeri devono essere verificati (la prova del 9) ed io l’ho fatto soprattutto tramite le miriadi di email e messaggi che ho ricevuto e ricevo in privato
anche gli articoli dei tanti amici che hanno collaborato
rendere quando più leggibile possibile ciò che si voleva trasmettere
investire in tempo ed energia
trovare il giusto equilibrio tra
la qualità degli argomenti
la puntualità nella pubblicazione
la quantità mensile degli articoli
Grazie ai “cosiddetti” esperti
Senza di loro sarebbe stato impossibile raggiungere questi grandi obiettivi.
La particolarità, l’originalità, il valore degli articoli e degli argomenti trattati hanno fatto in modo da dare pregio e finalizzare quanto avevo da tanto tempo nella mia testa.
Li rinomino singolarmente perché ci hanno donato, gratuitamente, delle loro riflessioni ed osservazioni nello spirito della formazione comune.
Visto che il grafico delle visualizzazioni è in continua crescita viene da sé che il primo obiettivo non è continuare a salire (me lo auguro comunque) ma rimanere costanti nelle aspettative.
Cercheremo di continuare a pubblicare articoli di buona qualità trovando un modo per stimolare e coinvolgere i tanti lettori nelle pubblicazioni inerenti alle tematiche del blog.
Si punterà a raggruppare i tanti articoli pubblicati in categorie visibili per facilitare la consultazione ed in previsione creare una newsletter
In media, la donna è più bassa e più leggera, con una maggior percentuale di tessuto adiposo e una minor massa muscolare, rispetto all’uomo.
Mediamente un uomo possiede dal 10 al 20% di massa grassa mentre una donna…
…dal 15 al 25%.
Rapporto tra massa magra e grassa
Questo si rispecchia anche nell’utilizzo del glucosio e ne deriva un’importante ruolo dell’allenamento nell’indirizzare questo substrato energetico verso il tessuto adiposo o i muscoli.
Pertanto, entrambi, possiedono dei recettori per il glucosio di tipo GLUT-4, dipendenti dall’insulina, quando questa viene stimolata il glucosio viene indirizzato in questi tessuti.
Nelle donne, in cui la massa grassa è maggiore, tenderà ad andare verso il tessuto adiposo.
Per questo, un allenamento della forza innanzitutto aumenta la densità dei recettori GLUT-4 nel tessuto muscolare richiamando glucosio ed inoltre migliora a lungo andare la composizione corporea andando a variare il rapporto tra massa magra e grassa in favore alla magra.
Classificazioni
Body fat percentages for males and females and their classification
(Percentuali di grasso corporeo per maschi e femmine e loro classificazione)
Males
Females
Rating
5-10
8-15
Athletic
11-14
16-23
Good
15-20
24-30
Acceptable
21-24
31-36
Overweight
>24
>37
Obese
(Tieni presente che queste sono solo stime grezze. Il termine atletico in questo contesto si riferisce agli sport dove il basso contenuto di grasso corporeo è un vantaggio)
Body fat percentage for the athletic population (Percentuale di grasso corporeo per la popolazione atletica)
Age
Up to 30
30-50
50+
Females
14-21%
15-23%
16-25%
Males
9-15%
11-17%
12-19%
Body fat percentage for the athletic population (Percentuale di grasso corporeo per la popolazione atletica)
Sport
Male
Female
Sport
Male
Female
Baseball
12-15%
12-18%
Rowing
6-14%
12-18%
Basketball
6-12%
20-27%
Shot Putters
16-20%
20-28%
Body building
5-8%
10-15%
Skiing (X country)
7-12%
16-22%
Cycling
5-15%
15-20%
Sprinters
8-10%
12-20%
Football (Backs)
9-12%
No data
Soccer
10-18%
13-18%
Football (Linemen)
15-19%
No data
Swimming
9-12%
14-24%
Gymnastics
5-12%
10-16%
Tennis
12-16%
16-24%
High/long Jumpers
7-12%
10-18%
Triathlon
5-12%
10-15%
Ice/field Hockey
8-15%
12-18%
Volleyball
11-14%
16-25%
Marathon running
5-11%
10-15%
Weightlifters
9-16%
No data
Racquetball
8-13%
15-22%
Wrestlers
5-16%
No data
Alcune delle differenze di prestazione tra uomini e donne si spiegano proprio in ragione di queste differenze di composizione e di dimensioni corporee.
Tale convinzione trova conferma nel fatto che nei ragazzi e nelle ragazze prepuberi le differenze di prestazione e quelle di dimensione corporea sono minime.
Concentrazione muscolare
Le donne hanno una concentrazione muscolare di ATP (Adenosina trifosfato) + PC uguale a quella degli uomini, ma a causa della loro minor massa muscolare, i loro depositi complessivi di questi fosfageni sono più esigui.
Tuttavia, le prestazioni femminili sulle distanze più brevi (esempio 100 metri), nelle quali il sistema ATP + PC costituisce la più importante fonte di energia, si avvicinano a quelle maschili.
La capacità di resistenza alla fatica di un muscolo è un indicatore della capacità di recupero e può differire.
In generale, i muscoli maschili sono soggetti maggiormente a fatica, rispetto alle donne.
Le differenze
Studi condotti sui muscoli flessori del gomito ed estensori del ginocchio, mostrano una significativa perdita di attivazione dell’unità motorie nei maschi rispetto le femmine in seguito a un affaticamento protratto nel tempo.
Negli studi, la forza scende al 93% del massimo nelle donne, contro l 80% negli uomini dopo 1 minuto di esercizio.
Le donne hanno una resistenza alla fatica di circa 15 minuti, mentre gli uomini circa 8 minuti e dopo aver raggiunto l’esaurimento, il recupero avviene più velocemente nelle donne.
La fatica sembra anche essere muscolo-specifica, come evidenziato da analisi sia sul bicipite femorale che sui muscoli estensori della zona lombare.
Nelle donne la stanchezza è simile in entrambi i gruppi muscolari, mentre gli uomini subiscono un affaticamento maggiore nella zona lombare rispetto al bicipite femorale.
Le donne tendono ad avere più bassi livelli di acido lattico nel sangue, in seguito ad un esercizio massimale, rispetto agli uomini.
Quindi, anche in questo caso, uno dei motivi di questo fenomeno risiede nella minor massa muscolare femminile.
La massima potenza aerobica (VO2 MAX) della donna è inferiore a quella dell’uomo.
La differenza sembra essere dovuta soprattutto a fattori inerenti alle dimensioni corporee, ivi compresi una minor dotazione di emoglobina, un volume di sangue circolante inferiore e un più piccolo volume cardiaco.
Ciò è confermato dal fatto che le differenze di VO2 MAX sono irrilevanti tra ragazzi e ragazze, cioè nell’età in cui anche le differenze di dimensione corporee sono minime.
Il sesso è anch’esso un fattore che può influenzare l’EPOC, Excess Postexercise Oxygen Consumption, (volgarmente detto “afterburn”), traducibile in italiano come Consumo di Ossigeno in Eccesso Post-allenamento.
E’ l’indice di misurazione dell’aumento del consumo di ossigeno a seguito della intensa attività, destinato a soddisfare il “debito di ossigeno” del corpo).
La ricerca dimostra che il dispendio energetico delle donne, a riposo e durante l’esercizio, varia con la fase mestruale.
In genere, il dispendio energetico a riposo è più basso una settimana prima dell’ovulazione e il più alto durante i 14 giorni di fase luteale dopo l’ovulazione, quindi di conseguenza influendo sull’EPOC. (Fox,Bowers,Foss)
Conclusione
Per quanto riguarda le prestazioni della donna si avvicinano di più a quelle dell’uomo nel nuoto piuttosto che nella corsa e nei salti.
Nella corsa sono più vicine a quelle degli uomini negli sprint, mentre nel nuoto nelle attività di resistenza.
Nelle prestazioni di corsa di resistenza, essendo costretta ad usare l’intero suo peso corporeo, la donna si trova in evidente svantaggio nei riguardi del VO2 MAX.
Le specialità nelle quali i risultati femminili sono i peggiori in confronto ai maschi, sono quelle che prevedono tempi di prestazione tra 1 e 4 minuti, quindi in quelle specialità che richiedono un forte impegno del sistema dell’acido lattico.
Al di là della cifra tecnica, per me va rispettata una regola che riguarda tutte le dinamiche di gruppo, in particolar modo per quei gruppi che sono formati per il raggiungimento di obiettivi (orchestre, militari, squadre) e questa regola, piaccia o meno, ha a che fare con il concetto di gerarchia.
Milano è un’orchestra di splendidi esecutori ma con un unico difetto:
non si capisce chi dirige l’orchestra e chi accompagna.
Un piccolo difetto che sul campo diventa macroscopico specie quando deve compattarsi nelle fasi decisive della battaglia quando ogni piccola decisione può portare a vincere o perdere.
E questo non lo puoi cambiare o modificare in due giorni.
O lo hai individuato ex ante oppure continuerai ad affidarti alla vena dei singoli.
Se a questo aggiungi il fatto di giocare la prima partita in casa, la bilancia avrebbe dovuto pesare tantissimo per la Virtus ed essere molto più leggera dall’altra parte.
Ma gli occhi vitrei di Messina e Datome hanno reso chiaro il fatto che Milano abbia una certa difficoltà a gestire il clima psicologico.
Non di poco conto è il fatto che, tranne rarissimi istanti, in tutte e tre le partite, i bolognesi sono per larghi tratti (circa 38 minuti su 40), davanti nel punteggio.
Non voglio parlare di supremazia, ma siamo vicini.
E se questa cosa non è sorprendente, allora dimmi tu cosa lo sia.
Milano 0 – Bologna 3
Gara 4
La riconoscenza
Il primo pensiero va alla dirigenza di Bologna.
Come si sentiranno dopo aver esonerato e poi aver dovuto ingoiare il richiamo dell’allenatore che poi li ha portati allo scudetto? Un minimo di vergogna sarebbe il minimo, oltre alle scuse.
Miopi.
Il secondo va a un ragazzo di 21 anni che accanto a giganti che hanno vinto titoli europei e mondiali non solo non sfigura ma è quello che dà la carica, difende per tre, non perde una palla e fa canestri decisivi.
Talento.
Il terzo è per un veterano che in NBA ha fatto i numeri, torna in Italia, accetta la sfida di una società che non vinceva lo scudetto da 16 anni, e nonostante cerchino di asfissiarlo, continua a segnare in ogni modo: da fuori, da sotto, su due piedi e pure palleggiando su un piede solo.
Stoico.
No, sul direttore d’orchestra non dico nulla. Tranne il fatto che continuare a incantare e fare assist come manna dal cielo e punti decisivi non è affatto scontato.
Vincente.
Infine la difesa. Qui basta vedere i parziali dei quarti per capire anche la gara 4 che tipo di trend abbia avuto: 19-24, 22-19, 14-8, 18-11, e capire che Virtus ha progressivamente spento gli avversari come una candela.
E allora se sei un giovane allenatore, chiudi i libri, smetti di andare ai corsi, tagliati la partita e guarda una decina di volte al giorno soltanto le azioni difensive della Virtus. Ne uscirai un allenatore migliore.
Dopo la velocità, continuiamo il nostro viaggio trattando un’altra dote atletica necessaria per diventare un giocatore di basket quantomeno completo.
Un sistema per muoversi più liberamente con maggiore agilità e velocità è quello di sviluppare una buona elasticità.
Inoltre, la capacità di fornire…
…prestazioni senza timori di infortunio si risolve in azioni più poderose.
Cosa origina la potenza?
Il livello di estensione di una banda elastica stabilisce la quantità di energia immagazzinata e la possibilità di emissione di forza.
Per il muscolo non è l’estensione, ma piuttosto la velocità dell’allungamento che determina l’originarsi della potenza.
Quando però un muscolo è allungato fino ai suoi limiti estremi, l’essere in grado di resistere ai rigori di questo allungamento massimale ed eseguire un movimento di grande potenza senza infortunarsi è molto importante per una resistenza e produttività a lungo termine.
L’ampliamento della gamma di movimenti è un fattore molto importante per diventare un atleta completo.
L’importanza dell’agilità
Strettamente collegata con l’equilibrio, l’agilità è necessaria agli atleti per regolare gli spostamenti del centro di gravità mentre in velocità variano le posizioni del corpo.
Foto di Tima Miroshnichenko
L’agilità è la capacità di cambiare direzione senza diminuire la velocità.
Un esempio
Immaginiamo un uomo alto circa 2 metri, di 115 Kg, che può sollevare 180 Kg da seduto e 500 Kg in piedi, che ci sprinta in piena velocità davanti a noi e che improvvisamente devia a razzo verso destra o verso sinistra apparentemente senza diminuire il passo.
La maggior parte dei giocatori deve decelerare considerevolmente per assumere un po’ di controllo prima di un rapido cambio di direzione.
Ridurre la decelerazione è un fattore chiave per migliorare l’agilità.
La capacità di cambiare direzione rapidamente spiega in larga misura perché in atletica i saltatori possono balzare così in alto.
Il saltatore, in questo caso, stabilisce la sua velocità durante l’approccio al salto e poi trasferisce questa velocità orizzontale in sollevamento verticale nei due rapidi passi prima del punto di battuta.
Queste stesse caratteristiche possono essere inserite nei movimenti sul campo di basket.
Conclusione
Bisogna includere degli esercizi che richiedono veloci cambi di direzione nello schema quotidiano di allenamento:
con l’allenamento frequente a cambiare direzione con movimenti in avanti, indietro, laterali e verticali, si migliorerà l’agilità dell’atleta.
Prossimamaente tenteremo d’illustrare – presentare esercizi dediti al miglioramento di questa dote atletica con la speranza di avere uno scambio con i tanti lettori del nostro blog.
“Non la verità di cui ci si crede in possesso, ma il sincero sforzo per giungervi determina il valore dell’individuo…L’illusione del possesso rende pigri e presuntuosi; solo la ricerca tiene desti e insonni”.
La ricerca scientifica attribuisce una stretta relazione tra il corpo e la psiche, l’uno non esiste senza l’altra.
E’ una crudeltà separare ciò che è unito per natura ma, nonostante questo, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti nella scuola italiana si muovono pochissimo. Ed è così che…
…si creano dei corti circuiti nell’apprendimento, a volte irreparabili.
L’animazione alla divergenza restituisce il corpo al movimento e il movimento alla psiche.
Il sistema scolastico, se vuole veramente formare la persona nella sua interezza, non può più rinunciare all’educazione motoria delegandola alle società sportive.
La socializzazione dei bambini nella scuola dell’infanzia si facilita con la corretta comunicazione non verbale dell’insegnante fatta di sorrisi e gesti accoglienti e si misura dall’ampiezza dell’apertura delle braccia che vogliono dire con chiarezza:
sei il benvenuto in questa scuola!
da informa giovani Ancona
Tutto parte da un dialogo centrato sul movimento.
L’insegnante è il digitus pueri, indica ai bambini la strada giusta da seguire cercando di fargli evitare buche, scivoloni e sbandamenti.
Nella scuola primaria, allo stesso modo, l’educazione motoria deve essere promossa per insegnare comportamenti organizzati, finalizzati e regolati, capaci di indirizzare l’istintiva esuberanza dei bambini.
Gli studenti imparano a stare meglio insieme vivendo negli spazi laboratoriali, allontanandosi ogni tanto dalla staticità dei banchi.
Le stesse attività considerate “di testa” come la lettura e la scrittura sono apprendimenti complessi che necessitano “del corpo”, dell’integrità delle aree motorie.
Per saper leggere è necessaria una buona organizzazione spazio-temporale e per saper scrivere una corretta postura e una coordinazione oculo-manuale, sono poi indispensabili una equilibrata lateralizzazione, un controllo neuromuscolare, un senso del ritmo, in sintesi:
Quando il laboratorio linguistico si incontra con quello motorio i risultati sono straordinari:
una corretta educazione motoria di base,
una buona percezione del proprio corpo
permettono al bambino di controllare, coordinare ed equilibrare i gesti motori per avviarsi ad un sereno apprendimento della lettura e della scrittura.
Legge e poi scrive, prima e meglio, il bambino che pratica un’attività motoria.
Le fasi del progetto di ricerca-azione prevedono:
un’analisi dei bisogni e delle esigenze di formazione in relazione al contesto scolastico;
l’individuazione dei traguardi, degli obiettivi e dei risultati di apprendimento;
la pianificazione delle attività, dell’ambiente di apprendimento, della gestione del gruppo, delle scelte didattiche;
la realizzazione dell’attività progettata e suddivisa in fasi di sviluppo;
il monitoraggio e la verifica del processo di apprendimento;
la documentazione e la valutazione dei risultati.
Il processo di insegnamento-apprendimento sarà basato su un approccio ludico che dia voce all’energia vitale positiva degli allievi capace di attivare e sostenere la loro maturazione e la loro socializzazione.
I docenti devono costantemente vivificare questa energia con la proposta di attività piacevoli, divertenti e, nello stesso tempo, formative.
Imparare giocando
Diventa sempre più necessario realizzare una “scuola ludica” nella quale il tradizionale schema di “imparare con fatica” si trasformi in “fare con piacere” e “apprendere con gioia”.
In tal modo la scuola può porre davvero l’alunno al centro del suo processo di formazione perché crea le condizioni ideali affinché ciascuno diventi attore della propria crescita, evidenziando le sue caratteristiche, le sue preferenze o, per dirla con Gardner, le sue intelligenze dominanti.
Una scuola così intesa apre percorsi educativi di grande interesse perché gli strumenti:
della conoscenza,
le abilità tecniche,
le competenze
vengono conquistate attraverso azioni di ricerca, di libera espressione creativa, di personale valutazione critica e non mediante l’azione ripetitiva e l’atteggiamento passivo di chi deve solo ascoltare per ripetere ciò che ha appreso.
La stessa dinamica educativa che, da sempre, ha caratterizzato un particolare modello di scuola caratterizzato da:
spiegazione,
approfondimento,
interrogazione,
valutazione
trova, così, le sue spinte di azione in:
identificazione di un problema,
ricerca degli elementi necessari per risolverlo,
valutazione dei risultati raggiunti
per l’assunzione concorde di un nuovo problema da affrontare.
Conclusioni
La società a tecnologia avanzata e a rapido sviluppo delle conoscenze nella quale viviamo pone alla scuola sfide continue che non possono essere ignorate trincerandosi nel valore della tradizione e nella visione quasi mistica dell’educazione.
La scuola dove configurarsi sempre più come un laboratorio ludico, dove ogni alunno possa fare le proprie esperienze nel confronto e, perché no, anche nello scontro con i compagni, ma sempre
in un clima di rispetto reciproco e di collaborazione.